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dove vederla in tv. I giovani azzurri in un torneo mai visto- Corriere.it

dove vederla in tv I giovani azzurri in un torneo


Cos gli azzurri:
Italia-Francia, sabato 6 febbraio
Tv: ore 15.15 DMax

Per una volta non saremo solo noi italiani a pensare al Sei Nazioni con evidente preoccupazione. I nostri problemi sono i soliti: 12 vittorie dal 2000 (e un pareggio), l’ultima nel 2015, una serie aperta di sconfitte arrivata a 27 senza considerare l’ormai ricchissima collezione di cucchiai di legno. Quest’anno, per, anche gli altri faranno i conti: non delle sconfitte, ma dei quattrini che il Covid ha fatto sparire. Il Torneo (era) la miglior macchina da soldi dello sport mondiale: 72.000 spettatori di media a partita, pi della Nfl, pi di tutto, e un valore, tra ricavi e indotto legato alle 15 partite calcolato in circa 500 milioni. Ogni partita dell’Inghilterra a Twickenham, lo stadio dell’Impero, valeva, prima del virus, 11,5 milioni di euro per la federazione inglese e dalle partite della nazionale a Twickenham arrivava l’85% degli incassi della stessa federazione. Un fiume di denaro prosciugato, come il fiume di birra che scorreva prima, durante e dopo le partite: il Guardian informa che tra le voci negative del prossimo bilancio della Rugby Football Union ci sar un meno 30 (milioni di euro) causa chiusura dei bar dello stadio.

Insomma, i tempi sono quelli che sono e per fortuna delle sei nazioni stanno per arrivare 409 milioni di euro dal fondo Cvc, in cambio del 14,5% dei diritti commerciali del Torneo. Ma al di l della questione economica, sar comunque un Sei Nazioni senz’anima: le squadre chiuse nelle rispettive bio-bolle per sei settimane, niente cori, niente feste, niente terzi tempi e l’augurio di riuscire ad arrivare in fondo. Il Covid ha infatti spazzato via l’intera liturgia che accompagna da oltre un secolo un torneo con tradizioni che sembravano scolpite nel marmo.

Resta il campo (e la tv ovviamente). Due grandi favorite: Francia (prima avversaria dell’Italia domani a Roma) e Inghilterra, l’Irlanda appena dietro, Scozia e Galles da verificare. E in fondo l’Italia, per il secondo anno guidata da Franco Smith, il sudafricano che ha preso il posto dell’irlandese Conor O’Shea ribaltando concetti, convinzioni e abitudini.

O’Shea puntava sul gruppo, sull’intesa. Smith ha un altro approccio, tipico degli Springboks: competizione feroce, allenamenti durissimi e nessun riguardo per nomi e carriere. Ha iniziato dodici mesi fa a cambiare l’Italia convocando giovani su giovani e trasformando la Nazionale in una specie di laboratorio. L’et media scesa a 24 anni, qualcuno dei nuovi azzurri si subito fatto rispettare, gli altri ci stanno provando. Troppi giovani? No, chiedo ai miei giocatori di essere coraggiosi, giusto che lo sia anch’io ha spiegato a proposito delle sue scelte. Dovr fare a meno, il c.t., dei due talenti migliori: Polledri, infortunatosi in autunno, e Minozzi, che si chiamato fuori per stanchezza, ma la faccenda non lo angustia pi di tanto. Mi sento come un costruttore di cattedrali — ha raccontato —: ho iniziato un lavoro del quale non vedr la fine. la speranza di tutti, non solo di Smith, vedere una Nazionale capace di competere con le grandi potenze. Salvo sorprese, per, bisogner avere ancora pazienza: le cattedrali non si costruiscono in un paio di mesi.

Mancher, oltre al pubblico, anche Nigel Owens, l’arbitro gallese che raccoglieva applausi pari a quelli riservati ai campioni, il primo a fare coming out nel mondo del rugby. Triste? Ma va — ha dichiarato —: dopo 14 anni port finalmente sedermi sul divano, guardare la tv e gridare di tutto all’arbitro.

5 febbraio 2021 (modifica il 5 febbraio 2021 | 08:34)

© RIPRODUZIONE RISERVATA





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