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Governo, al Mise Giorgetti: il Richelieu leghista della prima ora

Governo al Mise Giorgetti il Richelieu leghista della prima ora
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Ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con delega allo Sport, nel primo governo di Giuseppe Conte, sopravvissuto a tutte le ‘stagioni’ della Lega, a Giancarlo Giorgetti da Cazzago Brabbia da anni è affidato il ruolo di ’eminenza grigia’ del partito di via Bellerio. Commercialista bocconiano, laureato con una tesi in Economia aziendale sugli stadi dei Mondiali di Italia ’90, il ministro designato allo Sviluppo economico ha iniziato la carriera parlamentare 25 anni fa, cinque legislature alle spalle, sempre rieletto alla Camera, l’ultima volta nel marzo del 2018. Al suo primo mandato, nel 1996 – XIII legislatura – era quasi ‘vicino di banco’ di Sergio Mattarella, raccontano i compagni di partito: l’attuale capo dello Stato era capogruppo dei ‘Popolari democratici -L’Ulivo’ e sedeva di fianco a Giorgetti, separato solo dal corridoio di passaggio tra uno ‘spicchio’ e l’altro dell’emiciclo.

Padre pescatore e madre operaia in un’azienda tessile, Giorgetti è stato a lungo sindaco di Cazzago Brabbia, 800 abitanti circa, sul lago di Varese. Capogruppo della Lega a Montecitorio a piu’ riprese, dal 2001 al 2006, durante il secondo governo di Silvio Berlusconi, è stato il presidente della Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione. Dal 2002 al 2012 segretario nazionale della Lega Lombarda. Il 30 marzo 2013, in seguito alle infruttuose consultazioni per la formazione di un governo, è stato chiamato da Giorgio Napolitano a far parte del gruppo ristretto – i cosiddetti ‘saggi’ – incaricato di avanzare proposte programmatiche in materia economico-sociale ed europea.

E’ stato definito piu’ volte il “Gianni Letta della Lega”, per la sua ritrosia alla ribalta politica e per l’abilità diplomatica dietro le quinte nella gestione dei rapporti con gli altri partiti e il mondo produttivo e delle nomine. Prima ancora è stato “il delfino” di Bossi, che, a suo modo, lo indico’ come successore (“Il futuro è dei giovani come Giorgetti, ma non diciamolo troppo forte perché sennò si monta la testa”, disse, prima del malore, il senatur). Cugino dell’ex banchiere Massimo Ponzellini, ai tempi dell’ultimo governo Berlusconi era ritenuto molto vicino all’allora ministro del Tesoro Giulio Tremonti, grazie al quale è entrato nell’Aspen insitute. Estimatore di Mario Draghi, coltiva frequentazioni negli ambienti più tradizionalisti del Vaticano e della diplomazia Usa.

“I suoi detrattori lo chiamano il tappo. E non perché sia basso, ma perché ogni volta che la Lega cambia corso (o leader) lui si trova al posto giusto per guidare il partito senza farlo sbandare troppo”, ha scritto Cristina Giudici sul ‘Foglio’. Dopo la caduta di Bossi e del ‘cerchio magico’, in seguito agli scandali sull’uso dei rimborsi elettorali del partito, Giorgetti sopravvive all’era di Roberto Maroni, e torna e diventare centrale il suo ruolo con l’elezione a segretario federale di Matteo Salvini, nel dicembre 2013. Come vice del ‘capitano’ leghista mantiene il ruolo di ‘regista politico’ e tessitore di rapporti, collabora all’attuazione della svolta ‘nazionale’ e ‘corregge’ la rotta anti-euro avviata nel 2014. Nella recente riorganizzazione del partito è nominato responsabile Esteri e tesse contatti con la Cdu tedesca e i Conservatori britannici, tentando di riposizionare il partito nell’area più moderata anche in vista di un avvicinamento – da lui auspiscato – al Partito dei Popolari europei. Per sua stessa testimonianza, nel 2016, fu, però, tra gli organizzatori dell’incontro tra Salvini e Donald Trump, poi ridimensionato a mera photo opportunity dall’allora candidato alla Casa Bianca. 

Come sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel 2018 avvia una riforma dello Sport contestata dal Coni e gestisce la candidatura di Milano-Cortina alle Olimpiadi invernali del 2026. Nella Lega è tra i dirigenti più critici dell’alleanza coi 5 stelle ai tempi del Conte I e, nel luglio 2019, il suo rifiuto alla candidatura come commissario italiano nel nuovo esecutivo Ue di Ursula von der Leyen è tra i primi segnali dello strappo che consumerà Salvini poco dopo, decidendo l’uscita della Lega dal governo.

Politico di poche parole, soprattutto coi giornalisti, come Draghi non ha profili social. Autore del decalogo ‘Il militante ignoto’ molto amato dalla storica ‘base’ della Lega Nord, quando sale sul palco Giorgetti smette i panni del Richelieu e ritrova la verve dell’oratore di stampo leghista, cresciuto alla scuola di Bossi.  Oltre alla politica (“La politica è sacrificio. È come una malattia, ma alla base c’è un atto di presunzione che ti fa credere che le cose che pensi e che fai tu facciano bene anche agli altri”, ha detto a Varesenews), la sua passione è per due squadre di calcio: il Varese e l’inglese Southampton, di cui è fondatore del fan club italiano. 





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