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Governo al via, Draghi alla prova del budino

Governo al via Draghi alla prova del budino
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Dopo il giuramento al Quirinale e dopo il prossimo voto di fiducia alle camere, che a questo punto diventa una formalità, la nave Draghi con dentro il suo governo multicolore salperà in un mare che dire procelloso è poco. Si vedrà presto se la ressa a bordo si trasformerà in rissa nel solito gioco dei partiti teso allo scaricabarile per racimolare consensi. Si vedrà presto se la Grosse Koalition all’italiana diventerà la solita ammucchiata in un infinito gioco dell’oca con il Paese sempre più in fondo al tunnel. Mai in passato, il coro degli entusiasti per la formazione di un governo, è stato così vasto e assordante, praticamente “tutti dentro”, meno FdI della Meloni.

Come folgorata sulla via di Damasco, una classe politica raffazzonata e sbandata e per anni l’un contro l’altra armata, si ritrova in un batter d’occhi unita al governo scoprendo il superiore ”interesse della nazione” affidandosi – dopo i precedenti di Dini, Ciampi, Monti – alla premiership di un non politico e fingendo di non vedere in ciò il fallimento della cosiddetta seconda repubblica e di chi l’ha ispirata e gestita fin qui. Non manca la ciliegina sulla torta con il passaggio del voto sulla piattaforma Rousseau che – al di là dei bizantinismi lessicali sul quesito – è una aberrazione democratica in cui 70 mila persone intendono decidere per 60 milioni di italiani e dimostra solo la ennesima giravolta dei 5Stelle per tentare di salvare il salvabile considerando che anche senza il loro apporto il governo sarebbe nato lo stesso con i pentastellati fuori gioco. Insomma, questo festival dell’ipocrisia grillina (ciò vale anche per il PD di Zingaretti che pochi giorni addietro tuonava: “O Conte ter o al voto!” e vale per la Lega di Salvini sui “paletti” e per le manfrine di Liberi e Uguali sull’inclusione del centrodestra) è il segnale di quel che potrà accadere nel nuovo esecutivo sui nodi dell’Italia. Presto, molto presto, con un Paese nella morsa della crisi sanitaria ed economica più profonda dal dopoguerra, si vedrà quanta corda i partiti (tutti) concedono al pur navigato e autorevole Mario Draghi (supportato dal Colle) e come lo stesso neo premier riuscirà a tenere insieme chi oggi è salito sul carro del potere con l’evidente speranza di assicurarsi il merito in caso di successo o, in caso di debacle, scaricando le colpe sul capo dell’esecutivo e sugli altri partiti.

Con l’aria che tira, al governo non è concessa neppure la rituale pausa del viaggio di nozze. Come recita un proverbio inglese, la prova del budino è mangiarlo. Calza perfettamente anche per l’esperienza che gli italiani si apprestano a fare del nuovo governo di “unità nazionale”, o meglio, un arco presidenzialeper la “salvezza nazionale”: dal Pd alla Lega, dai 5 Stelle a Berlusconi&C. Insomma, non è tutto oro quel che luccica e per Draghi la prova del budino è già qui. Se è giusto guardare avanti e dare il benvenuto al nuovo premier e al suo esecutivo arlecchino, è politicamente corretto valutare cosa ha lasciato in eredità l’esecutivo precedente, il Conte bis fatto saltare da Matteo Renzi. Il governo Conte, pur fra limiti ed errori (anche sulla comunicazione) dovuti soprattutto alla mancanza di strategia e di identità politica e alla litigiosità dei due maggior partiti di maggioranza M5S e Pd, ha consentito al Paese di non sprofondare sotto i colpi di una devastante pandemia, ha tenuto fermo il legame con l’Europa grazie al quale si potranno utilizzare i miliardi del Recovery Plan consentendo al nuovo governo Draghi di andare oltre, impostando e gestendo la stagione della ripartenza dell’Italia.

Adesso, nel solco della migliore tradizione italica che prima incensa e poi denigra, su Conte c’è l’opera di rimozione addossando all’ex premier i 90 mila morti della pandemia e lo tsunami sull’economia come se questa tragedia fosse solo italiana con tutte le altri nazioni nel limbo. Se il nuovo governo Draghi può disporre di risorse europee senza eguali lo deve soprattutto a Conte. Quale prospettiva, dunque, per Draghi e il suo governo? Guai illudersi che questo possa essere l’esecutivo della “nuova Italia”. Serve realismo e concretezza accentuando il carattere di scopodel governo Draghi concentrandosi sulle priorità: il piano dei vaccini, le risorse senza precedenti dell’Europa (i fondi vanno impegnati entro il 2023 e spesi entro il 2026), il sostegno alle imprese, alle famiglie, ai più deboli fronteggiando l’emergenza sanitaria, economica e sociale. Draghi sa destreggiarsi nei labirinti dove dietro ai tanti entusiasti di oggi si celano i non pochi seminatori di trappole.





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