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Spezia, chi è Giulio Maggiore: al Milan il primo gol in Serie A

Spezia chi e Giulio Maggiore al Milan il primo gol
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Notato dai rossoneri quando aveva nove anni, nel 2012 decise di tornare a casa dopo due mesi di ritiro a Pinzolo: “Mi mancava la mia quotidianità. Avevo tutto ma non ero felice”

“Segnerai il tuo primo gol in Serie A al Milan”. Se glielo avessero detto, Giulio Maggiore probabilmente avrebbe sorriso. Invece ci è riuscito, battendo Donnarumma sotto la Curva Ferrovia, dove da bambino andava a tifare la squadra della sua città. Ha iniziato a giocare nello Spezia a 6 anni, seguendo un giorno alcuni compagni di classe mentre andavano al campetto di Montepertico. A 9 il primo grande torneo alle Pianazze, quattro chilometri più in là. Partecipano Empoli, Genoa e appunto il Milan. In tribuna c’è un osservatore dei rossoneri, Fontana, che non perde tempo proponendo un provino al padre di Giulio. Il bambino piace a tutti, tanto che qualche giorno dopo sul tavolo in terrazza a casa della nonna c’è un breve contratto da firmare. Di qui la scelta di spostare il ragazzo al DLF Le Giraffe, sempre in città, una scuola calcio affiliata al Milan. E poi, a 11 anni, al Canaletto Sepor. Nel 2012, infine, il primo ritiro estivo a Pinzolo con i Giovanissimi Nazionali. Maggiore avrebbe dovuto formare a centrocampo una grande coppia con un altro ’98, cioè Locatelli. L’esperimento, però, durò poco.

Infortunio e nostalgia

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Dopo due mesi, infatti, Giulio decide di tornare a casa sua, a Spezia. Non c’entra nulla la fede interista, mai nascosta. Ma un infortunio, oltre a una grande nostalgia di mamma, papà, degli amici. Una scelta rischiosa, ma non avventata. Ponderata, non istintiva. Anni di allenamenti, tornei in giro per il mondo, talent scout. La consapevolezza di vivere una grande possibilità, ma anche di non essere felice. Sentiva la mancanza della sua quotidianità, fatta di scuola e pranzi dai nonni la domenica. Lo Spezia lo riaccoglie a braccia aperte: lì diventa trascinatore con gli Allievi e la Primavera. Lì l’esordio in Serie B con Di Carlo, la fascia da capitano indossata per la prima volta contro il Pordenone un anno fa, la promozione storica con Italiano. Sempre a centrocampo, a combattere per i suoi compagni e la sua gente.

“No grazie, devo studiare”

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Nel mezzo, prima del gol al Milan capolista, anche un’altra scelta difficile. Nel maggio 2017 rinuncia alla partecipazione al Mondiale Under 20, poi concluso dall’Italia al terzo posto, per potersi dedicare all’esame di maturità: “Da grande voglio fare il calciatore, ma credo che nella vita vadano lasciate aperte diverse possibilità. Lo studio per me è una cosa fondamentale”, spiegherà. Il tempo gli ha dato ragione.



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