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Spezia, Bastoni e il primo gol in A: la sua storia

Spezia Bastoni e il primo gol in A la sua
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Italiano l’ha trasformato difensore. Era sul punto di andare via, poi è diventato titolare grazie alle ottime prestazioni

Non c’è il Guggenheim ma sembra Bilbao: l’assonanza è nel pallone. Perché il Picco è un po’ come il San Mamés, cresce “spezzini” e li rende grandi, come fa l’Athletic coi niños baschi del Casco Viejo. Sul Golfo dei Poeti non c’è alcuna filosofia scritta, ma quest’anno vanta tre ragazzi di La Spezia in rosa.

Che gol

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Due di loro hanno segnato il primo gol in Serie A nella vittoria contro il Milan (2-0). Giulio Maggiore, ex vivaio rossonero, da ragazzino rinunciò a un futuro da “prodigio” perché aveva nostalgia di casa; l’altro, Simone Bastoni, faceva la mezzala e l’anno scorso non giocava mai. Favola nella favola a 24 anni, vivaio vincente come l’intuizione di Italiano, che in estate disse a “Simo” che avrebbe giocato da terzino sinistro. “Io mister? Sicuro?”. Sicurissimo: ieri ha punito il Milan con un mancino da fuori a mo’ di sassata, e in stagione ha già sfornato 4 assist. Gli stessi di Hernandez, Karsdorp, Biraghi, Ghiglione, Hakimi e Gosens. Solo Cuadrado ha fatto meglio (5), poi si fa largo lo spezzino. Anzi, gli spezzini. Perché il laterale destro è Luca Vignali: “Siamo cresciuti insieme, giochiamo allo Spezia da 13 anni. È un sogno per noi”. Spezia rivelazione a 24 punti con una filosofia precisa, stavolta scritta nero su bianco su una lavagnetta nello spogliatoio: “Non esistono limiti, solo orizzonti”. Il credo di Italiano portato avanti fin da Trapani e trasmesso in estate ai suoi ragazzi. Bastoni ne è il manifesto.

Metamorfosi

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“L’altro Bastoni”. A inizio anno lo chiamavano così per distinguerlo da Alessandro, centrale nerazzurro. Solo omonimia (a San Siro si sono scambiati la maglia). Di Simone si sapeva poco, soltanto che in C faceva la mezzala. Otto gare in B l’anno scorso, 14 in C due stagioni fa: troppo poche. Così Bastoni finisce sulla lista dei partenti: “Non avevo mercato in B”. Solo più giù, dove aveva già giocato con Siena, Carrarese, Novara e Trapani. Proprio lì, in Sicilia, le prime gare da esterno: “Giocai lì per 4 partite”. Corsa, bel piede, spinta continua. Qualità che hanno portato alla metamorfosi bastoniana. Italiano gli ha insegnato la fase difensiva, capitan Terzi i movimenti da fare: “Meno male che c’è lui”, dice. Prime tre gare in panca, poi non è più uscito (14 presenze). L’ha fermato solo il Covid.

Exploit

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All’andata contro il Milan era in panchina, tempo un girone ed è cambiato tutto: “Un gol così non l’avevo sognato neanche da bambino”. O da adolescente, quando Simone studiava ingegneria prima di lasciare tutto per il calcio. È andata bene, e con uno dei suoi assist ha rimediato anche una cena. Gliel’ha offerta Emmanuel Gyasi, in gol contro il Cagliari il 29 novembre scorso per la prima volta in Serie A. “È stato un uomo di parola”. Amicizia, feeling, identità: “Italiano ci dice di continuare a stupire”. Lo stanno facendo. Simone sognava Del Piero, poi ha virato su Marchisio per via del ruolo. Quattro anni fa stupì la Carrarese, 32 presenze e 3 gol in C, tant’è che l’ex Lazio Simone Del Nero ne parlava benissimo: “C’è uno forte da noi, si chiama Simone Bastoni”. Uno come tanti, “l’altro Bastoni” si diceva, semplice mezzala da terza divisione. Poi è tornato allo Spezia, dieci anni dopo il primo ritiro coi grandi, e Italiano gli ha cambiato la vita.



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