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Sputnik, fake news e russofobia Ue. Ma il vaccino di Mosca copre al 91,6%

Sputnik V il vaccino russo efficace per il mondo meno
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Il vaccino Sputnik V russo contro il Covid-19 ha un’efficacia del 91,6%, secondo la rivista scientifica The Lancet. Ma attorno al primo vaccino approvato nel mondo sono ruotate tante informazioni vere o false alcune delle quali, paiono essere state diffuse dalle stesse autorità russe o dal fondo che gestisce il farmaco. E’ pur vero che il vaccino sovietico è stato visto con sospetto sia nel mondo americano, pronto a sostenere i prodotti americani di Pfizer e Moderna, e dall’Europa che ha scommesso sul suo AstraZeneca. Secondo Mosca il processo autorizzativo da parte di Ema sarebbe già in corso mentre, secondo le autorità europee, non è nemmeno stato avviato.

A questo proposito la Commissione Europea ha dichiarato che “Possiamo confermare che l’EMA non ha ricevuto alcuna richiesta in merito a Sputnik, né per la revisione né per l’autorizzazione commerciale provvisoria, quindi tutte le informazioni che indicano il contrario sono chiaramente errate”. Il presunto arrivo del dossier del vaccino russo all’EMA circola almeno dal 29 gennaio, una storia errata diffusa dapprima dai media russi e poi ripresa in numerosi media europei, soprattutto da quando “The Lancet” ha approvato i risultati di Sputnik V.

La campagna pro Sputnik mira più a fare pressione sull’EMA per accelerare il possibile via libera, un passo che aprirebbe la possibilità alla Russia di produrre l’antidoto su larga scala per l’area europea che adesso si trova in grande carenza di vaccini. Il Russian Direct Investment Fund (RDIF), il fondo sovrano della Russia che ha finanziato il vaccino e si sta occupando dei registri e dei contratti con i paesi, ha contribuito al contagio delle informazioni ripetendo più volte di aver già presentato la richiesta e sollecita l’EMA ad accelerare la procedura. Un portavoce del fondo fa riferimento a uno screenshot di una presunta domanda presentata su un sito web dell’Unione europea.

Lo screenshot, diffuso dal fondo russo sul proprio account Twitter, include un avviso di ricevimento della presunta richiesta datata 29 gennaio. Ma la presunta procedura non appare sul sito web dell’EMA ma sulla pagina della Rete dei responsabili delle agenzie per il farmaco (HMA). Il Network è un forum composto dalle autorità nazionali, l’EMA e la Commissione Europea dedicato al coordinamento degli aspetti normativi di settore.

Mosca, forse a ragione, ha parlato di un atteggiamento di “russofobia”. A questo proposito, Kirill Dmitriev, direttore dell’RDIF, ha assicurato che i concorrenti e varie forze politiche stanno cercando di impedire l’approvazione del vaccino in ambito europeo.

Nel mondo già 27 i paesi hanno concesso l’autorizzazione di emergenza allo Sputnik V, l’ultimo Kazakistan, questo venerdì. Ma all’interno dell’UE, solo l’Ungheria ha dato il via libera al vaccino russo, consentendone l’uso solo in quel paese. Il vero problema dello Sputnik V non sembra essere l’efficacia, ritenuta alta, ma la catena di produzione. Pur avendo annunciato per prima al mondo l’ottenimento di un vaccino la Russia ha vaccinato solo il 2,7% della sua popolazione, al di sotto dell’UE (4,3%) e quasi la metà di quella della Spagna (5%), le cui campagne sono iniziate solo alla fine dell’anno.

I ritardi e le polemiche che circondano la presentazione dei documenti all’EMA sono legati soprattutto alla capacità di produrre su larga scala, ed è per questo che l’Istituto Gamalaieva sta cercando collaborazione con industrie europee per produrlo.

La Germania ha voluto collaborare e uno dei suoi laboratori, IDT Biologika, è vicino ad un possibile accordo per produrre Sputnik V. Ma senza l’approvazione dell’EMA , la produzione in Europa sembra complicata e la commercializzazione impossibile. Ma l’Europa ha più che mai bisogno di altri vaccini per raggiungere quell’immunizzazione di massa che farebbe ripartire il continente.

 





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