ad estinguerli forse fu una cometa e non un asteroide- Corriere.it

Quando 66 milioni di anni fa un corpo celeste del diametro stimato intorno ai 14 chilometri cadeva sulla Terra, un immane disastro alterava l’ambiente provocando l’estinzione dei grandi abitanti del pianeta, i dinosauri. E le conseguenze segnarono lo sviluppo della vita nel nostro mondo. Ma come è arrivato e da dove, l’imponente bolide cosmico? La domanda sul devastante evento che ormai ha preso il sopravvento rispetto all’altra tesi che vedeva la fine dei giganti per un’atmosfera sconvolta da eruzioni vulcaniche, se la sono posta due ricercatori dell’illustre Center for Astrophysics Harvard-Smithsonian definendo i dettagli di una storia che attrae e fa discutere da decenni arrivando alla conclusione che il responsabile era una cometa e non un asteroide.

Il cratere Chicxulub

Com’è noto la prova del tremendo impatto è stata la scoperta dei resti del grande cratere Chicxulub scavato dalla cometa e scoperto sotto la penisola dello Yucatan del diametro di 150 chilometri e con una profondità di 19. Il devastante risultato fu un’improvvisa estinzione di massa che portò alla scomparsa non solo dei dinosauri, ma addirittura di tre quarti delle specie vegetali e animali che vivevano sulla Terra a causa di una profonda alterazione dell’atmosfera causata dalle tonnellate di materiale scagliato nell’aria e distribuito intorno al globo. Nello studio pubblicato sui Scientific Reports della rivista scientifica britannica Naturei due scienziati Amir Siraj e Avi Loeb elaborano una nuova teoria che ricostruisce il drammatico evento puntando il dito, innanzitutto, contro Giove, il più grande pianeta del sistema solare.


L’influsso di Giove

Valutando con gli strumenti dell’analisi matematica e una montagna di simulazioni numeriche i dati disponibili, hanno calcolato come molte comete disturbate dalla forte azione gravitazionale di Giove vengano strappate dalla Nube di Oort, cioè dal serbatoio di relitti della formazione del Sistema solare che avvolge il corteo planetario. «Il Sistema solare agisce come una sorta di flipper», spiega Siraj, che nella sua vita coltiva anche la passione per il pianoforte oltre a quella delle stelle, «e così gli astri con la coda arrivano in prossimità del Sole». Nel loro viaggio il destino è talvolta infelice come era accaduto nel luglio 1994, quando la cometa Shoemaker-Levy si sbriciolava per l’effetto di marea interna causato dall’azione della gravità proprio in prossimità di Giove, precipitando come una collana di perle brutalmente rotta nel gorgo dell’atmosfera gioviana mentre il telescopio spaziale Hubble riprendeva in diretta l’eccezionale evento.

Non fu un asteroide

Secondo Siraj e Loeb il 20% delle comete finiscono in questo modo e buona parte – dicono – ha un’alta probabilità di cadere anche sulla Terra. Le loro valutazioni portano inoltre a essere coincidenti con l’età dell’impatto di Chicxulub spiegando, quindi, ciò che accadde. Inoltre, le prove raccolte nel cratere confermerebbero il tutto. Qui infatti i reperti esaminati sono formati da condrite carboniosa e ciò contrasterebbe con la teoria che fosse stato un asteroide proveniente dalla fascia asteroidale tra Marte e Giove a colpire la penisola dello Yucatan. «Le condriti carboniose», precisano gli studiosi, «sono rare tra gli asteroidi della fascia principale, ma probabilmente diffuse tra le comete di lungo periodo provenienti dalla Nube di Oort e ciò fornisce ulteriore elemento a favore del tipo di impatto». Ora l’ipotesi di Siraj e Loeb è oggetto di ulteriori indagini soprattutto al Vera Rubin Observatory in Cile che entrerà in attività l’anno prossimo, dove ci si concentrerà in particolare sulla ricerca dei fenomeni di frantumazione cometari legati agli astri provenienti dalla Nube di Oort. «È un passo importante», dicono i due studiosi, «per impedire che altri eventi disastrosi si ripetano sul nostro globo azzurro».

16 febbraio 2021 (modifica il 16 febbraio 2021 | 17:06)

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