Caro Draghi, la svolta sta nell’aumentare la produttività del lavoro

Di Nicolò Boggian
www.digitalworkcity.com

La pandemia ha riportato al centro delle politiche pubbliche la necessità di sostenere l’economia tramite un maggiore indebitamento.

Questo debito non è di per se un problema se ci sono le condizioni per generare una crescita sufficiente nel medio/lungo periodo.

Perché questo succeda è necessario identificare le misure, gli investimenti e gli strumenti per favorire un aumento della produttività dei fattori produttivi e in particolare del lavoro.

Questo elemento è ancora più rilevante nell’economia dei servizi e della conoscenza, particolarmente “labour intensive”.

Come favorire un sistema che consenta di produrre più servizi e prodotti di buona qualità, in tempi rapidi, per consumatori e cittadini dovrebbe essere una priorità assoluta e il focus del dibattito pubblico.

Ancora di più questo elemento va considerato perché tanto maggiore è la produttività del lavoro e tanto più sono sostenibili stipendi elevati e diritti e tutele universali ( non parziali ed esclusive ) per chi lavora.

Va chiarito che la produttività del lavoro va intesa come la capacità di produrre una maggiore utilità effettiva , senza aumentare artificialmente i costi del lavoro o senza imporre dei prezzi fuori mercato (per esempio come succede nei monopoli) perché semplicemente sposteremmo il problema sul fronte dei consumatori.

Allo stesso modo non sarebbe corretto abbassare artificialmente il costo del lavoro eludendo le normative o mettendo gli individui in condizione di non avere una retribuzione dignitosa.

Queste considerazioni vanno ben tenute presenti perché nel dibattito pubblico ( e nell’attività quotidiana) in Italia e in Europa ci si focalizza molto sulla difesa dei diritti dei lavoratori ma non a sufficienza su quali sono gli strumenti, le pratiche e le politiche necessarie ad aumentare il valore aggiunto prodotto.

A questo punto va aggiunto un ulteriore elemento al ragionamento generale, ovvero l’utilizzo della tecnologia nel mondo del lavoro.

Su questo fronte spesso se ne discutono ( e si impiega molto tempo per definire ) i rischi e le problematiche legate alla sicurezza dei dati ma anche qui poco si discutono le opportunità e le direttrici di sviluppo evolutive.

Utilizzare la tecnologia, oggi disponibile, per aumentare la produttività del lavoro e il valore aggiunto in modo che ne beneficino le fasce più’ ampie di lavoratori e lavoratrici è quindi elemento essenziale su cui bisogna impiegare più tempo e sforzi.

Come la tecnologia possa favorire la diffusione di strumenti migliori per fornire conoscenza , competenze, strumenti e diritti a chi lavora è quindi la discussione che bisognerebbe fare con accademici, sindacati, imprenditori , politici, manager, media, politici ed istituzioni, trovando tempi e spazi adeguati.

Non è con interventi che contrappongono, o non considerano congiuntamente, produttività del lavoro e diritti dei lavoratori che si fa un buon servizio al futuro del lavoro , ma riconoscendo come la produttività del lavoro consenta la sostenibilità dei diritti.

Conoscere come funziona la tecnologia per il lavoro , discutere di come utilizzarla , favorire sperimentazioni concrete , proponendo soluzioni alternative e misurandone il risultato è una responsabilità da cui nessuno degli attori si deve sottrarre. Oggi la tecnologia è potenzialmente in grado di portare il lavoro ovunque , raccogliendo e disseminando conoscenza e saper fare, abilitando gli individui a lavorare meglio e con più soddisfazione.

Il tempo impiegato in questa attività è il migliore investimento per tutelare diritti e futuro dei lavoratori, donne e giovani in particolare.

La qualità con cui un ecosistema indirizza e applica questo sforzo collettivo è e sarà sempre più decisivo nel determinare la ricchezza e qualità della vita delle persone.

 




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