«Prezzi in linea con l’Ue, dosi in meno di un mese»- Corriere.it

«Il mio sogno è il Veneto Covid-free». E per realizzarlo, il presidente Luca Zaia è disposto a (quasi) tutto. Frustrato dai continui ritardi nelle forniture del vaccino (dopo Pfizer e AstraZeneca ieri è stato il turno di Moderna), Zaia ha deciso di provare a far da sé: «Sul mio tavolo ci sono due offerte per un totale di 27 milioni di dosi. Attendo l’autorizzazione del commissario Domenico Arcuri per firmare. Ci siamo sentiti e sono in corso verifiche sulla provenienza, la sicurezza e l’affidabilità dei lotti che ci sono stati proposti». L’annuncio è sorprendente, vista la situazione in cui versa la campagna vaccinale in Italia. Eppure, giura Zaia, lui si è limitato ad assecondare il mercato, «non abbiamo cercato nessuno».

La proposta via mail

Tutto è nato da una serie di banalissime email che la sua segreteria ha ricevuto a fine gennaio, quando esplosero le polemiche sulle sforbiciate imposte dalla case farmaceutiche alle forniture concordate con l’Europa. Si trattava di sei offerte, passate al setaccio dai tecnici della Regione: «In alcuni casi i prezzi erano superiori di 5-6 volte rispetto a quelli concordati dall’Ue, in altri perfino più bassi, di circa il 10 per cento — spiega il direttore della Sanità, Luciano Flor — e abbiamo svolto accertamenti sui soggetti proponenti, per evitare di cadere in truffe o in situazioni poco chiare». Alla fine, delle sei offerte, ne sono rimaste due: una per 12 milioni di dosi, l’altra per 15 milioni. I dettagli sono coperti da un patto di riservatezza, ma Zaia assicura che i prezzi «sono in linea con quelli stabiliti dall’Ue», mentre Flor sgombra il campo dall’accusa, lanciata tra gli altri dal professore Andrea Crisanti, di essersi rivolto a un «mercato opaco». «La trattativa — afferma — è stata resa pubblica e gli intermediari (le case produttrici hanno respinto contatti diretti, ndr) li conosciamo, ci hanno già fornito mascherine e ventilatori polmonari durante la prima ondata». Pare si tratti in entrambi i casi del vaccino prodotto da Pfizer, mentre Flor ha fatto sapere che «una volta ottenuta l’autorizzazione i contratti si possono chiudere in 3-4 giorni e le dosi possono arrivare in meno di un mese».


Ma chi deve dare il fatidico via libera, a cui guardano con interesse anche Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Friuli Venezia Giulia? Il Veneto ha scritto ad Aifa il 4 febbraio, ma l’agenzia ha rinviato ad Arcuri. Il Veneto ha quindi spedito analoga lettera lunedì al commissario e Arcuri ha chiamato Zaia chiedendo alcuni chiarimenti. «Procederemo nell’ottica della massima collaborazione — dice il presidente —. Siamo pronti a mettere a disposizione dello Stato e delle altre Regioni il canale che abbiamo aperto». Pare, comunque, che sia necessaria anche l’autorizzazione del ministero della Salute, trattandosi di un’operazione che impatta su accordi comunitari. L’ipotesi è che le dosi acquistate «in parallelo» possano essere scalate dalle forniture nazionali, generando un surplus che verrebbe ridistribuito tra le altre Regioni. Questo a patto che lo Stato garantisca la copertura finanziaria, pagando le dosi «extra» come avrebbe pagato quelle inserite nell’accordo Ue. Quanto all’obiezione «etica» sull’opportunità di rivolgersi al libero mercato, il presidente del Veneto taglia corto: «Israele ha già vaccinato 5 milioni di persone, la Gran Bretagna procede al doppio della nostra velocità, si rincorrono indiscrezioni sugli acquisti extra della Germania. I vaccini ci sono: se non li compriamo noi, li comprerà qualcun altro».

16 febbraio 2021 (modifica il 16 febbraio 2021 | 22:49)

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