Sconti di pena e progetti di recupero, la svolta garantista di Papa Francesco- Corriere.it

CITTÀ DEL VATICANO Con un «Motu Proprio», una decisione autonoma ed immediatamente esecutiva, Papa Francesco ha disposto alcune modifiche della giustizia penale vaticana in senso garantista. Per Bergoglio – che alla fine del 2019 aveva nominato Giuseppe Pignatone come presidente del Tribunale vaticano – si trattava di «rimodulare la vigente normativa sostanziale e processuale che, per taluni aspetti, risente di criteri ispiratori e soluzioni funzionali ormai superati» e proseguire «nel processo di continuo aggiornamento dettato dalle mutate sensibilità dei tempi». La novità più significativa (articolo 2 del Motu Proprio) riguarda il codice di procedura penale e l’abolizione del «processo in contumacia» così com’era definito finora: nel caso un imputato non si fosse presentato in aula, il giudizio avveniva sulla base della documentazione raccolta e non erano ammessi testimoni della difesa. D’ora in poi, invece, se un imputato rifiuta di assistere all’udienza, senza che sia dimostrato un legittimo impedimento, si va avanti con il normale processo considerandolo rappresentato dal suo difensore. Se l’imputato non può comparire in aula «per legittimo e grave impedimento, ovvero se per infermità di mente sia nell’impossibilità di provvedere alla propria difesa», il tribunale o il giudice unico è tenuto a sospendere o rimandare il dibattimento.

Un altro aspetto importante della riforma (articolo 1 del Motu Proprio), attraverso una modifica al codice penale vaticano, riguarda la previsione di sconti di pena e programmi di recupero. Finora non c’era nulla di tutto questo. Adesso sono previste detrazioni «da quarantacinque a centoventi giorni per ogni anno di pena scontata» al condannato che «durante l’esecuzione della pena abbia tenuto una condotta tale da far presumere il suo ravvedimento ed abbia proficuamente partecipato al programma di trattamento e reinserimento». Quando la pena diventa esecutiva, il condannato «elabora, d’intesa col giudice ell’esecuzione, un programma di trattamento e reinserimento contenente l’indicazione degli impegni specifici che assume anche al fine di elidere o di attenuare le conseguenze del reato, considerando a tal fine il risarcimento del danno, le condotte riparatorie e le restituzioni». Il condannato può così proporre «lo svolgimento di lavori di pubblica utilità, di attività di volontariato di rilievo sociale nonché condotte volte a promuovere, ove possibile, la mediazione con la persona offesa».

Infine, una serie di modifiche alla legge CCCLI sull’ordinamento giudiziario dello Stato della Città del Vaticano (articolo 3 del Motu Proprio) stabiliscono tra l’altro che «l’ufficio del promotore di giustizia esercita in autonomia e indipendenza, nei tre gradi di giudizio, le funzioni di pubblico ministero e le altre assegnategli dalla legge», e quindi introduce una novità importante nel secondo e terzo grado di giudizio: per rendere più rapidi i processi, il pubblico ministero in Appello e Cassazione sarà lo stesso del processo di primo grado, senza dover nominare un altro magistrato, fermo restando che cambierà, ovviamente, il collegio giudicante.

16 febbraio 2021 (modifica il 16 febbraio 2021 | 16:09)

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