«Incastrati tramite le tracce di Dna»- Corriere.it

La tecnica criminale, antica ma evidentemente sempre valida, era sempre la stessa. Una persona che con fare sospetto si guarda in giro e poi, all’improvviso, altre due persone arrivano davanti a un negozio chiuso: in pochi istanti uno spacca la vetrina e l’altro si introduce velocemente dentro per asportare l’incasso. Se l’operazione aveva imprevisti non esitavano a strappare i registratori di cassa per poi tagliare tutti e tre la corda grazie su auto rubate, con targhe contraffatte o intestate a prestanomi. In questo modo da ottobre agli inizi di febbraio avevano messo a segno 13 furti in Toscana, con epicentro nella provincia di Massa e Carrara, approfittando anche del fatto che, per via del coprifuoco, in giro non ci fosse anima viva. Per confondere gli inquirenti, a essere prese di mira erano esercizi diversi non solo negozi ma anche bar e ristoranti. Per questo motivo fra i commercianti della zona, già provati economicamente dalla pandemia da Covid-19, era scattata una vera e propria fobia.

Gli arresti

All’alba di oggi però sono finiti in carcere due massesi di 41 e 30 anni mentre per un 27enne sono stati disposti gli arresti domiciliari. Le indagini, coordinate dal pm Roberta Moramarco, sono state condotte dal commissariato di Carrara e dai carabinieri di Massa che si sono trovati davanti a Ai tre, gli inquirenti sono arrivati analizzando le immagini riprese dalle telecamere dei sistemi di videosorveglianza, sia pubblici che privati, installati nei dintorni dei negozi oltre alle tracce di Dna che i tre avevano lasciato ferendosi durante i colpi.

17 febbraio 2021 (modifica il 17 febbraio 2021 | 00:46)

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