Perisic, non è mai troppo tardi: ora il croato è l’uomo in più dell’Inter

Reduce dal Triplete con il Bayern, Ivan è uno dei veterani dell’Inter con 193 presenze: oggi la bocciatura di Antonio sembra lontanissima…

Nella pre-season 2019 Conte lo bocciò subito, senza quasi neanche dargli il tempo di provarci: era inadatto per il suo 3-5-2, sarebbe stata una missione quasi impossibile catechizzarlo tatticamente, a maggior ragione senza avere il tempo necessario per lavorarci. Così il buon Ivan – senza neanche troppi rimpianti – salutò in prestito con diritto di riscatto fissato a 20 milioni di euro, denaro che il Bayern Monaco decise di non sborsare al termine di una stagione comunque positiva per il croato, con 22 presenze in Bundesliga (quattro gol), tre in Coppa di Germania (uno) e 10 in Champions League con tre reti segnate, due nella fase finale (contro Chelsea e Barcellona). Alla fine fu Triplete, conquistato non da titolare inamovibile, ma nemmeno da semplice comparsa: Perisic, il suo, l’ha fatto eccome. E neanche male. Vuol dire che scarso, non lo è mai stato.

Una stagione da record

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Chi è capace di fare un passo indietro dimostra la propria intelligenza, come ha fatto Conte. Vero, ultimamente Young non ha fornito prestazioni proprio esaltanti, ma questo non ridimensiona ciò che Perisic sta mostrando: “Il tempo ci ha dato ragione – l’applauso del mister dopo il 3-1 sulla Lazio –. Parliamo di un esterno offensivo, ma sta riuscendo a garantire la copertura. Ha delle potenzialità che nemmeno lui conosce. Tornando a Milano si è messo in discussione, se c’è la qualità si possono raccogliere i frutti”. Finora il croato ha totalizzato 30 presenze con tre centri (contro Parma, Fiorentina e Real Madrid), 16 da titolare, tre delle quali nelle ultime in Serie A. Insomma, la freccina è rivolta verso l’alto: Conte finalmente ci crede, il ragazzo forse mai come in questo momento si sta sentendo importante in un’Inter decisamente diversa rispetto a quella in cui arrivò nell’estate 2015.

Wolfsburg, che fatica…

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Fu una trattativa infinita, in pratica durò un’intera estate nella quale Tonci Martic (all’epoca il suo agente) fece gli straordinari per convincere il Wolfsburg ad accettare l’offerta di Thohir: Perisic voleva Milano a tutti i costi, Mancini lo considerava l’assoluta priorità in un mercato in cui arrivarono anche Miranda, Murillo, Kondogbia e Jovetic. E alla fine la stretta di mano ci fu per 16 milioni più 3 di bonus. Una cifra anche “normale” per chi, allora, veniva considerato come uno degli esterni più promettenti in circolazione. Poi il campo disse altro e con l’Inter gli alti e i bassi furono una costante.

Vita nuova, come Chris

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Il 2018-19, con Spalletti in panchina, coincise con 45 presenze e nove centri in tutte le competizioni: statistiche non proprio da buttare, ma che non bastarono a convincere Conte. Il punto, come detto, era tattico. Ma ci si può lavorare. E a distanza di tempo Ivan sembra un giocatore nuovo: Antonio non gli chiede tre gol a partita, nemmeno di essere il man of the match una volta sì e l’altra pure. Da lui pretende equilibrio, senso tattico. Ciò che oggi serve a un’Inter che sembra aver trovato la quadra definitiva, con Perisic ed Eriksen pronti a insidiare Young e Vidal per una maglia da titolare già per il super derby di domenica, di fronte a un Milan che il croato ha affrontato in undici occasioni (con la Lazio è la squadra che ha sfidato più volte in carriera). L’Inter che punta allo scudetto è anche questa: non è mai troppo tardi per essere protagonisti. Per nessuno.


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