Porto-Juve, l’ex Alex Sandro senza Cuadrado è l’uomo chiave

Con Chiellini è il solo titolare in campo anche nell’incrocio del 2017, in Portogallo ha giocato quattro anni conquistandosi la Juve e dopo il Covid si è ripreso la fascia sinistra. Quella del colombiano è l’assenza più pesante, il doppio lavoro richiesto da Pirlo tocca al brasiliano

A volte ritornano. Stagione 2016-17, ottavi di Champions League, Porto-Juventus: all’andata vittoria bianconera 2-0 a Oporto con reti di Pjaca e Dani Alves negli ultimi venti minuti, al ritorno 1-0 con Dybala su rigore e bianconeri avanti, verso il Barcellona, poi il Monaco fino alla finale di Cardiff contro il Real di Cristiano Ronaldo e Alvaro Morata. Quattro anni dopo è cambiato (quasi) tutto: di chi giocò allora sono rimasti solo la Joya, Buffon e… Insieme a Giorgio Chiellini, l’unico che c’era allora e che anche stavolta è sicuro di partire dall’inizio è anche l’ex di turno. Ed è l’uomo chiave: Alex Sandro, tocca a te.

Lo strano percorso

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Al Porto il brasiliano ha giocato quattro stagioni: arrivato nel 2011 dal Santos, è rimasto fino al 2015 vincendo due titoli portoghesi e arrivando a una partita (il 6-1 a casa Bayern) dalla semifinale di Champions League, conquistandosi con quelle prestazioni la chiamata della Juventus. Dove, alla sesta stagione in bianconero, è ormai uno dei veterani. La sua è stata una stagione piena di stop&go, fermato tra settembre e novembre da un infortunio alla coscia e poi per tutto gennaio dal Covid. Rientrato in punta di piedi contro Spal e Samp, con un po’ di ruggine da togliersi, si è ripreso la fascia sinistra e non è più uscito, titolare con la Roma e nelle due partite di coppa con l’Inter, in campo tutto il secondo tempo già in svantaggio col Napoli dopo l’uscita di Cuadrado. E proprio ad Alex Sandro, più che a ogni altro, tocca il compito di non far rimpiangere l’assenza più pesante per Andrea Pirlo, quella del colombiano

Occhio al Porto

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Senza Cuadrado, è dal brasiliano che ci si aspetta quel lavoro di raccordo sulla sua fascia che rende possibile la trasformazione dell’assetto tra la fase di possesso e di non possesso richiesta dal tecnico. Alla sinistra di De Ligt e Bonucci e allo stesso tempo al servizio di Ronaldo e Morata coi suoi cross, sulle zolle conosciute dello Stadio do Dragao diventa lui l’uomo chiave. Ed è Alex Sandro a prendere per mano i compagni per capire i pericoli di questo incrocio: “È la mentalità del Porto a fare la differenza – ha detto a Uefa.com -. Quando eravamo lì, aspettavamo con ansia questi momenti, soprattutto in Champions League contro i grandi club. Il Porto in genere fa grandi prestazioni in casa contro i grandi club. Anche la Juventus però conosce bene il Porto. Sono sicuro che non sarà facile, ma siamo pronti ad andare lì e fare una grande partita”.

Gemello Danilo

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Insieme con lui al Porto dal 2012 al 2015, per andare al Real quando Alex Sandro arrivò alla Juve, c’era già Danilo, ritrovato l’anno scorso in bianconero e lui già da inizio stagione con lo status di uomo chiave, sia nell’impostazione che in fase di non possesso, per gli equilibri della nuova Juve di Pirlo. “Per cultura e tradizione il Porto è sempre una squadra difficile da affrontare in questo tipo di partite. Quando giocavo lì, ricordo che io e i miei colleghi aspettavamo questo tipo di partite con trepidazione. Ci preparavamo in modo speciale per queste partite, quindi mi aspetto una grande sfida perché sono sicuro che Sérgio (Conceicao, ndr) preparerà la squadra per vincere e per andare avanti nella competizione”.


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