caso chiuso, non ci sarà procedimento penale- Corriere.it

Ora si pu dire. Non pi solo sospettare. stato un complotto. Alex Schwazer una vittima e non deve finire sotto processo per essersi dopato: perch non si dopato. Lo ha messo nero su bianco il Gip di Bolzano Walter Pelino, che ha depositato nella mattinata di gioved 18 febbraio l’atto con cui ha accolto la richiesta di archiviazione per il marciatore italiano, oro olimpico a Pechino 2008, avanzata due mesi e mezzo fa, il 3 dicembre, dal pubblico ministero Giancarlo Bramante.

Una sentenza attesa ma ugualmente esplosiva, che solo in minima parte rende giustizia e ripaga dopo poco pi di 5 anni di battaglie e dolori l’atleta altoatesino, fermato nel 2016 dopo un controllo a sorpresa a Racines dell’allora Iaaf l’1 gennaio e squalificato per 8 anni dal sistema sportivo con l’accusa di aver fatto uso di testosterone alla vigilia dei Giochi di Rio de Janeiro, a cui Schwazer dovette rinunciare. Assieme a lui, sempre in prima linea, il suo allenatore: il professor Sandro Donati, memoria storica dell’antidoping italiano, l’uomo che pi di ogni altro nel nostro Paese si battuto nel denunciare questa piaga a tutti i livelli. E che ha sempre gridato l’innocenza del suo assistito, convinto che qualcuno — lass dove si pu — per colpire entrambi, avesse manipolato le provette di urine, controllate nel laboratorio tedesco di Colonia, per incastrare il marciatore.

Il Gip Pelino ha accolto la tesi difensiva, corroborata dall’enorme mole di documenti che in due tranche il suo consulente di fiducia, il colonnello del Ris di Parma Giampietro Lago, incaricato della perizia nel corso dell’incidente probatorio, ha consegnato al tribunale di Bolzano tra il 2018 e il 2020. L’abnorme concentrazione di Dna nelle urine di Schwazer stata la chiave di volta e il cuore del lunghissimo lavoro compiuto da Lago: quella concentrazione disumana, da alieni”, non giustificabile fisiologicamente con il super allenamento (i valori, semmai, si riducono) o con qualche patologia (mai sofferta dall’atleta nell’arco del periodo preso in esame), poteva essere spiegata soltanto in un modo: con la manomissione delle provette ( nel contenitore B, che il laboratorio di Colonia non voleva consegnare al colonnello Lago, esattamente tre anni fa, che viene riscontrata l’anomalia principale, quella da marziani).

La decisione della giustizia ordinaria non avr per rilievo n ripercussioni per quanto riguarda quella sportiva. La squalifica di otto anni, decisa nell’estate 2016, rimane: non esiste la possibilit, infatti, di rifare il processo e annullare, eventualmente, lo stop. L’unica strada che pu praticare Schwazer per tornare all’attivit agonistica (il sogno dell’altoatesino sempre la partecipazione alle Olimpiadi di Tokyo, in programma l’estate prossima) quella di avanzare una richiesta di grazia al Cio, e sperare che il Comitato olimpico internazionale la accolga, in virt proprio del favorevole pronunciamento giudiziario. Intanto la procura di Bolzano continuer a lavorare al caso, avendo aperto nei mesi scorsi un fascicolo contro ignoti proprio sulla manipolazione delle provette.

18 febbraio 2021 (modifica il 18 febbraio 2021 | 14:01)

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