contagi stabili «Vaccinazioni calate del 30% in una settimana»- Corriere.it

I nuovi casi non accennano a diminuire. Anzi, i dati delle regioni segnalano un incremento dei contagi, «favoriti dalla circolazione delle nuove varianti». Il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe nella settimana 10-16 febbraio conferma un numero stabile di contagi (84.272 contro 84.711 dei sette giorni precedenti). «Al governo Draghi chiediamo un cambio di passo» dice Nino Cartabellotta, presidente di Gimbe: una nuova «strategia Zero Covid» sul modello tedesco che punti «sul potenziamento di forniture e somministrazioni del vaccino» ma anche sul superamento «dell’attuale sistema delle Regioni a colori che, oltre ad esasperare i cittadini, danneggia le attività economiche e non è riuscito a piegare la curva dell’epidemia ».

I dati

Dal 10 al 16 febbraio scendono i casi attualmente positivi (393.686 contro 413.967 della settimana precedente ), le persone in isolamento domiciliare (373.149 contro 392.312). Calano del circa 5% i ricoveri con sintomi (18.463 contro 19.512) e del 3% le terapie intensive (2.074 contro 2.143). Anche la curva dei decessi (l’ultima a salire e scendere) comincia a inclinarsi nettamente verso il basso con il numero delle vittime che diminuisce del 18,4% (2.169 contro 2.658). Ma di fronte a questi numeri non c’è molto da gioire: «In 12 Regioni aumentano i casi attualmente positivi per 100mila abitanti rispetto alla settimana precedente e l’incremento percentuale dei casi negli ultimi 7 giorni, in apparenza stabile a livello regionale, supera il 5% in 17 Province. Sul fronte ospedaliero, l’occupazione da parte di pazienti Covid supera in 3 Regioni la soglia del 40% in area medica e in 5 Regioni quella del 30% delle terapie intensive».

Le varianti: potenziare restrizione e sequenziamento

La prima indagine condotta dall’Istituto Superiore di Sanità ha rilevato la presenza della variante inglese in 14 su 16 Regioni, con una prevalenza media del 17,8% (range 0-59%). «In attesa dei risultati della nuova indagine che sarà condotta anche sulle varianti brasiliana e sudafricana – dichiara Cartabellotta – invitiamo le Istituzioni a rendere pubblici i dati di prevalenza per le singole Regioni». In un momento in cui la campagna vaccinale progredisce a rilento, la maggiore trasmissibilità delle varianti richiede infatti sia di attuare restrizioni tempestive ove necessario, sia di potenziare l’attività di sequenziamento, ancora molto lontana dagli standard fissati dalla Commissione Europea: almeno il 5%, idealmente il 10% dei tamponi molecolari positivi al SARS-CoV-2.

La strategia

Nonostante gli effetti del sistema delle Regioni “a colori”, introdotto più di 3 mesi fa, tutte le curve si trovano in un plateau d’alta quota (figura 2): quasi 390 mila positivi, oltre 18.200 persone in ospedale e più di 2.000 in terapia intensiva. Di conseguenza, spiega Cartabellotta «se il nuovo esecutivo manterrà la strategia di mitigazione con il solo obiettivo di contenere il sovraccarico degli ospedali, bisogna accettare lo sfiancante stop&go degli ultimi mesi almeno per tutto il 2021. Se invece intende perseguire l’obiettivo europeo zero-Covid, sulla scia della strategia tedesca ‘No Covid’, questo è il momento per abbattere la curva dei contagi con un lockdown rigoroso di 2-3 settimane al fine di riprendere il tracciamento, allentare la pressione sul sistema sanitario, accelerare le vaccinazioni e contenere l’emergenza varianti».

Le forniture di vaccini

Il monitoraggio Gimbe riguarda anche le forniture di vaccini. Al 17 febbraio (aggiornamento ore 15:00) sono state consegnate alle Regioni 4,07 milioni dosi di vaccino, il 31,8% dei 12,8 milioni attesi per il primo trimestre 2021:
– Pfizer/BioNTech: 3.288.870 dosi pari al 44,7% di quelle previste (7,3 milioni), escluse le 6,6 milioni di dosi aggiuntive la cui consegna è prevista entro giugno, ma senza dettagli sulla ripartizione trimestrale;
Moderna: 244.600 dosi pari all’18,4% di quelle previste (1,3 milioni);
AstraZeneca: 542.400 dosi pari al 13% di quelle previste (4,2 milioni)
«Per rispettare la tabella di marcia– afferma Renata Gili di Gimbe– entro fine marzo dovrebbero essere consegnate in media 1,45 milioni di dosi/settimana, a fronte delle quasi 600 mila attuali» e la macchina deve essere pronta per questa accelerazione visto che ora le vaccinazioni viaggiano a una media di circa 480 mila per settimana. «Le Regioni stanno correttamente accantonando le dosi per il richiamo – puntualizza Cartabellotta –ma nell’ultima settimana si rileva un rallentamento delle somministrazioni di quasi il 30%, possibile spia di difficoltà organizzative fuori da ospedali e Rsa» .

Quasi 1,3 milioni già immuni

Al 17 febbraio (aggiornamento ore 15:00) hanno completato il ciclo vaccinale con la seconda dose 1.298.844 persone (2,18% della popolazione), con marcate differenze regionali: dal 1,46% della Calabria al 4,15% della Provincia Autonoma di Bolzano. Il 66% delle dosi è stato somministrato a «operatori sanitari e sociosanitari», il 19% a “personale non sanitario”, l’11% a “personale ed ospiti delle RSA” e il 4% a over 80, con notevoli differenze regionali. «La vera criticità di questa fase 1 – precisa Gili – è che solo il 5,9% (261.008) degli over 80 ha ricevuto almeno una dose di vaccino, e solo il 2,7% (in totale 117.537) degli over 80 ha completato il ciclo vaccinale, molto lontano dal target dell’80% entro il 31 marzo raccomandato dalla Commissione Europea. Per raggiungere questo obiettivo bisognerebbe vaccinare entro quella data circa 3,5 milioni di over 80, di cui quasi 3,3 milioni non hanno ancora ricevuto la prima dose»».

18 febbraio 2021 (modifica il 18 febbraio 2021 | 11:01)

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