I cento anni di Alfredo Martini con i suoi campioni: «Applaudiva i gregari»



Francesco Moser, Giuseppe Saronni, Moreno Argentin, Gianni Bugno, Maurizio Fondriest, Mario Cipollini, Paolo Bettini, Alessandro Ballan. L’elenco degli azzurri vincitori di un Mondiale con lui c.t. o supervisore della Nazionale mette i brividi, e oggi tutti i «suoi» ragazzi saranno a Sesto Fiorentino per celebrare i cento anni dalla nascita di Alfredo Martini. Un evento voluto dal comitato «Per sempre Alfredo» e che coinvolgerà anche Calenzano, dove il mitico commissario tecnico del pedale ha vissuto i suoi primi anni. E che è un anticipo dell’omaggio che il Giro d’Italia e il mondo del ciclismo gli tributerà a metà maggio, quando un tappa della corsa rosa passerà da Sesto dove abitava e dove si è spento il 25 agosto 2014.

Alfredo Martini — che da professionista ha corso con Bartali e Coppi e che da c.t. ha vinto tra il 1975 e il 1997 sette titoli mondiali, sette argenti e sette bronzi, aggiungendo le perle dei toscani Cipollini e Bettini e di Ballan (ultimo italiano ad aver vinto l’iride, nell’ormai lontano 2008) da supervisore — era così amato e rispettato che è riuscito a portare il Mondiale di ciclismo in Toscana nel 2013 e fino all’ultimo al suo fianco c’era Marco Mordini, amico-autista-factotum, «l’uomo di Martini» come lui stesso si definisce. «Per me è stato un onore e un onere stare accanto a lui, al suo fianco via via sempre di più, anche per colpa dei suoi acciacchi — racconta Mordini — Io sono sestese e appassionato di ciclismo fin da bambino e lo conoscevo da sempre; quando nel 1998 non era più c.t. ma supervisore delle Nazionali azzurre presi il posto del suo storico autista, Franco Vita. E alla fine, dopo che è rimasto vedovo della sua amatissima Elda, praticamente mi sono trasferito a casa sua, in via Giusti, dove venivano spesso le sue figlie Milvia e Silvia e tanti ciclisti, campioni e non, e direttori sportivi. La casa di Alfredo era un punto di riferimento per il mondo delle due ruote, sia quando le cose andavano bene, sia quando andavano male: tutti lo chiamavano e lo cercavano». E lui dialogava sempre, ascoltava tutti, i giovani in primis e chi era in difficoltà.

Uno dei suoi rimpianti era di non aver potuto salvare Marco Pantani — «lo chiamò l’autunno prima che Marco morisse, gli disse “vengo a pranzo da te”, lui rispose “non posso, ti richiamo uno di questi giorni”, ma poi non rispose mai più alle telefonate di Alfredo e per San Valentino del 2004 morì, in quel modo…» — mentre tra le sue gioie c’era il Mondiale di Firenze. «Era molto soddisfatto per questo, gli fece tanto piacere la visita degli azzurri e dell’allora c.t. Paolo Bettini a casa sua poco prima della gara — continua Mordini — e fu felice anche se Nibali non vinse. Del resto lui non si arrabbiava mai quando era c.t., non dava la colpa ai corridori, anche se sbagliavano: si assumeva tutte le responsabilità». Martini non ha mai prediletto qualcuno — «ha sostenuto più le seconde linee che i campioni» — riconosciuto il merito degli atleti di qualsiasi nazionalità: «Uno bravo va applaudito, chiunque sia», diceva. E oggi sarebbe felice di vedere riuniti tutti i suoi ragazzi. «È bastato chiamarli e hanno detto immediatamente sì, anche chi ha vinto quando lui non era più alla guida dell’ammiraglia — sorride Marco Mordini — solo lui poteva farli ritrovare insieme».

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18 febbraio 2021 | 11:00

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