Paolo La Motta: Capodimonte incontra la Sanità con dipinti, sculture e Genny

La Sanità, il rione di straordinario interesse storico, artistico e culturale di Napoli simbolo dell’ideologia funeraria  dal IV secolo avanti Cristo fino ai giorni nostri, si mostra in tutta la sua forza e la sua bellezza negli occhi e nei volti dei suoi figli più giovani e fragili: bambini e ragazzi dipinti e scolpiti da Paolo La Motta, artista che vive e lavora nel quartiere. Grazie alla sua vasta cultura visuale e alla profonda conoscenza della tecnica scultorea e pittorica, La Motta riesce a far emergere l’anima di questi ragazzi, la loro angoscia, le loro speranze, i loro sogni, instantanee di un’infanzia spessa aspra e quasi sempre troppo breve. Questi volti scrutati, amati, rispettati e poi fermati nella terracotta o modellati attraverso una pittura corposa e plastica, saranno esposti nella sezione arte contemporanea del Museo e Real Bosco di Capodimonte nel corso della mostra Paolo La Motta. Capodimonte incontra la Sanità (da oggi fino al 19 settembre 2021), a cura di Sylvain Bellenger e Maria Tamajo Contarini, promossa e organizzata dal Museo e Real Bosco di Capodimonte in collaborazione con l’associazione Amici di Capodimonte Ets e realizzata grazie al sostegno della Regione Campania, con fondi europei Poc-Programma operativo complementare 2014-2020, su progetto di allestimento dell’architetto Lucio Turchetta e coordinamento di Maria Flavia Lo Regio.

Nell’esposizione sono riuniti ventitré dipinti, nove sculture e il polittico Genny. L’esposizione si pone in collegamento con l’altra mostra che l’artista ha tenuto al Museo su Paolo La Motta nell’ambito del ciclo di focus che ospitano artisti contemporanei in dialogo con la collezione storica di Capodimonte, in una sala dedicata al secondo piano. Paolo La Motta è un artista fuori dal sistema dell’arte contemporanea, e da tutti i sistemi. Non è rappresentato da nessuna galleria e non specula sui social network o sul mercato. Rappresenta un “movimento” molto personale, il suo, che unisce una profonda e vasta conoscenza dell’arte a cui rende costantemente omaggio con passione, con uno sguardo attento e penetrante sulla realtà. La realtà per un pittore è prima di tutto la pittura, come per uno scrittore è prima di tutto la letteratura. Proust dialoga con Balzac come Joyce dialoga con Flaubert, o Edward Hopper con Marquet, Felix Vallotton e Picasso. La Motta è un pittore che testimonia una storia dell’arte che non è solo quella della rottura, appartiene a questa storia discreta che, parallelamente alle avanguardie, si è sempre mantenuta, più sotterranea, distaccata dagli investimenti finanziari e dal pensiero dominante.

Questa storia che nel XX secolo è illustrata da Zoran Mušič, Avigdor Arikha, Raymond Mason, Balthus, Lucian Freud, Sam Szafran, e più recentemente Éric Desmazières, Jean-Baptiste Sècheret e tanti altri ancora, non ripete la pittura di ieri e ci invita ancora a vedere il mondo in modo diverso senza voltare le spalle al realismo o meglio senza opporsi all’astrazione e alla figurazione, un’opposizione che la contemporaneità ha da tempo reso abbastanza obsoleta.

Paolo La Motta raffigura nelle sue opere i ragazzi dei quartieri popolari Stella, Sanità e Vergini con cui organizza i laboratori di scultura all’Istituto Papa Giovanni XXIII. Le loro storie, spesso vicende di disagio e di un’infanzia troppo presto abbandonata, perdono la collocazione spazio temporale per diventare archetipi assoluti. E così scorrono davanti ai nostri occhi l’intensità, la curiosità, la malinconia, l’ansia, l’impegno e la serietà e nello stesso tempo i valori plastici della pittura italiana e le campiture uniformi dei fondi dell’arte giapponese, la materica pittura di Ribera e Mancini e le fluide pennellate di Lucian Freud; ma anche i giovinetti di Gemito e i modellati metamorfici di Augusto Perez, maestro di La Motta, e di Giovanni Tizzano, artista che è una continua fonte di ispirazione per Paolo.




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