Raffaele Cutolo, boss senza segreti potente solo in cella- Corriere.it

Cutolo non porta nella sua tomba segreti, porta nella tomba prove. Di quello che ha fatto si sviscerato, intuito, saputo quasi tutto, e certamente le dinamiche pi importanti sono state illuminate; le prove per quelle le ha portate con s. Non volle mai pentirsi perch l’ultimo capitale della disperazione che gli era rimasto era la sua storia, quella di capo, senza regno, senza fedeli, senza pi nessuno, ma il suo passato di re non volle scambiarlo con qualche anno di libert. Sono convinto non fosse pi capace nemmeno di immaginare la sua vita fuori dal carcere, s perch Cutolo tutto il suo potere lo ebbe e organizz in carcere. Pi il carcere punitivo, pi diventa potere nelle mani delle organizzazioni criminali, e la storia del Professore ’e vesuviano la conferma.

Muore un boss che fece strage di innocenti, massacr Mimmo Beneventano (medico e consigliere comunale) nel 1980 perch si oppose alle infiltrazioni camorriste proprio nel feudo di Cutolo, Ottaviano; nello stesso anno massacr Marcello Torre, sindaco di Pagani che voleva bloccare la camorra negli affari legati agli appalti. Uccise nel 1981 Giuseppe Salvia, vicedirettore del carcere di Poggioreale colpevole di averlo fatto perquisire. Furono uccisi da sicari agli ordini di Cutolo perch il boss uccise solo una persona (che aveva osato fare apprezzamenti alla sorella) e con le mani. I boss dell’epoca usavano per uccidere l’arma bianca o le mani, la distanza dal nemico che impone l’arma li avrebbe fatti sentire codardi. Diede ordine di non toccare giudici e giornalisti ma nel 1981 spararono nelle gambe a Luigi Necco, cronista sportivo, perch riport la notizia di un calciatore dell’Avellino, Juary, che al processo aveva portato una medaglia a Cutolo da parte del presidente della squadra.

Il suo fu un impero violentissimo, violenza che ha cercato sempre di coprire con la retorica dell’uomo di testa, di raziocinio, quasi di intelletto. Cutolo un la galassia pulviscolare della camorra in un’unica organizzazione. Questa divisione frammentaria degli anni ’50, ’60 e ’70 rendeva la Campania terra di tutti; bastava che i marsigliesi si alleassero con due famiglie per egemonizzare, o che i siciliani si alleassero ai rivali dei marsigliesi per ottenere territorio. Cutolo cap che bisognava unirsi in una sola struttura forte con gerarchie, una struttura piramidale con un solo re: lui. La scelta dell’acronimo fu fatta per moda, tutto ci che contava e metteva paura aveva un acronimo negli anni ’70: le Br, Prima Linea, i Nap, Raf, l’Eta, l’Ira, l’Mrta in Per, l’Fsln in Nicaragua. Cutolo si disse: come possibile che l’organizzazione tra le pi antiche e feroci del mondo, precedente anche allo stato unitario italiano, non abbia un suo acronimo? E allora cre la Nuova Camorra Organizzata.

L’elemento sorprendente di questo nome non sta nell’aggettivo “nuova” ma la parola “camorra” perch un termine utilizzato solo dagli esterni all’organizzazione; nessun affiliato era solito chiamare “camorra” il proprio clan. Prima di Cutolo veniva chiamata Onorata Societ, dopo sar chiamata Sistema. Cutolo cap invece che quell’acronimo aveva un potenziale pubblicitario – s, proprio cos – e politico enorme: chiamiamoci come ci chiamano le persone che non ci appartengono, questo pens. E “nuova” per serviva a segnare il cambio di rotta con le famiglie del passato da cui lui non discendeva, ma che faceva entrare nella sua rete, e “organizzata” per ribadire che non si trattava pi di clan che cambiano di continuo passo e obiettivo.

Cutolo discendeva da una famiglia di contadini sfruttati come bestie e maltrattati nei latifondi vesuviani, era per stato cresciuto e protetto da Vittorio Nappi, un guappo, ossia un proto camorrista che gli consegn soprattutto una regola: il capo deve vivere le regole che chiede di professare; ad esempio il capo, per essere rispettato, non doveva avere un pasto buono spedito in carcere dai ristoranti, mentre i suoi uomini la sbobba che passava la mensa, un capo non doveva essere difeso da bravi avvocati, mentre lasciava avvocati d’ufficio agli associati; doveva non insidiare le donne dei suoi uomini se voleva che i suoi uomini non insidiassero le donne dei loro fratelli di sangue dell’organizzazione.

Cutolo prov a darsi quest’aurea divenendo un capo politico-mafioso, la sua organizzazione si leg subito alla politica locale determinando assessori, consiglieri comunali, sindaci, e poi alla politica nazionale. Voleva che la Nco agisse dove le istituzioni erano completamente assenti. Aveva una visione politica della realt Cutolo, lo Stato una struttura teatrale costruita dai potenti (aveva osservato come era gestito il potere a sud in modo feudale della Democrazia cristiana) che si danno una regola che chiamano legge. Ed ecco che Cutolo inizia a dire che, per contrastare quel potere, bisogna costruirne un altro. Per farlo bisogna corrompere (svelando la vera natura della politica) i politici e i giudici e prendersi le ricchezze che si vogliono fottere o che ci hanno fottuto fino a questo momento. Con questa narrazione, Cutolo ha fatto della camorra un’ideologia, ed quello che lo contraddistingue da tutti gli altri capi camorristi mafiosi e ndranghetisti.

Ovviamente la sua era una grande menzogna, la camorra cutoliana era come tutte le organizzazioni criminali, e cio una struttura volta a far danaro, a spremere profitto da qualsiasi cosa e a mettere il territorio sotto controllo. Cutolo non vuole cambiare per nulla il sistema economico o politico, vuole semplicemente prendersi la sua fetta. Le regole della Nco erano semplici: avere una struttura militare efficiente, con uomini in grado di informare in ogni paese e in ogni citt sui movimenti economici e su quanto avvenisse, immediatezza delle decisioni, tribunali di camorra in grado di dirimere qualsiasi questione in poco tempo – dal decretare se lasciare un inquilino o sfrattarlo sino alla decisione se uccidere qualcuno perch accusato di pedofilia o assolverlo dall’accusa. Tutto avveniva sommariamente ma in pochi giorni, efficienza che i tempi infiniti dei tribunali istituzionali non davano. La Nco costruiva il suo consenso in questo modo, con la presenza e dando risposte. Fu responsabile di un numero innumerevole di morti perch il suo regime di monopolio venne rotto quando le altre famiglie di camorra campane si consorziarono in una struttura meno verticale e federale, la Nuova Famiglia.

La faida Nco e Nf gener una vera e propria guerra civile, dal 1980 al 1983 da cui Cutolo usc sconfitto. Sedusse, questa ideologia camorrista che Cutolo propagandava, anche l’ultima parte dell’estremismo brigatista. Giovanni Senzani, capo delle Br (partito della guerriglia), teorizz il Pel, il proletariato extralegale che aveva come obiettivo quello di coinvolgere, come forza della rivoluzione, gli strati popolari vicini alla malavita, finiti in carcere, renderli grimaldello sovversivo. Alla fine questo delirio si risolse in un omicidio, nel 1982, quello del vice questore Antonio Ammaturo, che le Br uccisero come dono da offrire ai clan di camorra. Fu proprio il momento in cui lo Stato negozi con lui per la liberazione di Cirillo, rapito dalle Br, che Cutolo credette di avere il potere dello Stato sotto ricatto: errore. Lo Stato, che era andato a negoziare con lui, si alle con i suoi nemici una volta ricevuto il favore, e la sua organizzazione collass come tutte le strutture rigide quando si scontrano con organizzazioni pi flessibili e fluide.

Cutolo non fu l’Antistato, ma esattamente ci che sono le mafie, ovvero parte dello Stato: questo il punto di partenza per ogni discussione. Per tutta la vita e in tutti i processi lasciava intendere che i camorristi non sono diversi da imprenditori, politici, giudici; tutti – secondo lui – seguono carriera e interessi, tutti cercano profitto e potere: i camorristi nati in miseria sono i pi sfortunati perch devono sparare ed esporsi al fuoco nemico. Retorica seduttiva che abbiamo un modo solo per smentire: dimostrare in ogni momento che no, non siamo affatto la stessa cosa, questa l’unica antimafia della prassi. Cutolo non riposer in pace chi uccide non ha pace nemmeno dopo morto, il vecchio boss lo sapeva bene, uomo disperato nato in un territorio disperato. Amen.

18 febbraio 2021 (modifica il 18 febbraio 2021 | 23:24)

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