“Covid mi ha cambiato la vita ma festeggio i miei 18 anni”


Milano, 19 feb. (Adnkronos)

Radici e ali. In quella stanza in cui è rimasta ‘prigioniera’ 12 mesi, Giulia è diventata grande senza rinunciare ai suoi sogni. Una ‘gabbia’ per quanto confortevole rimane una gabbia e ora, alla vigilia dei suoi 18 anni, lei – studentessa modello, molto attiva sui dei social e anche ospite in tv – spera che il Covid non le porti via altro futuro e che il suo sorriso non sia più coperto da una mascherina. A Codogno, prima cittadina in Italia a conoscere la zona rossa, è rimasta ‘immobile’ un anno, sospesa in un tempo che le ha tolto vita.


“Durante questo anno sono cambiata tanto, questi ultimi mesi in particolare mi hanno segnata più degli altri – racconta all’Adnkronos l’adolescente che sta diventando una giovane donna -. Ho imparato a non dare niente per scontato, che anche una noiosa mattinata a scuola può diventare oggetto di mancanza, che i sorrisi, le parole e il contatto con gli amici sono fondamentali. Ho imparato a vivere a casa, io che solitamente sono sempre fuori”. Lezioni che vanno oltre i banchi. “Ho imparato a conoscermi meglio. Ho iniziato a scrivere tanto, a far uscire i miei pensieri e le mie emozioni. Ho imparato il dono della condivisione, il fatto di poter parlare con migliaia di persone e scambiarci idee e opinioni” usando i social. Una finestra sul mondo per chi poteva aprire solo quella di casa.

Il 21 febbraio 2020 “ero molto confusa e non capivo quello che stesse succedendo. Sono andata a scuola come tutte le mattine, ma inconsapevole che sarebbe stata l’ultima volta prima del rientro a settembre. Nel giro di qualche ora mi sono trovata a vivere chiusa in casa per un tempo che credevo limitato: qualche giorno, al massimo una decina di giorni di didattica a distanza”. Della zona rossa “ricordo ancora il senso di solitudine e di confusione: al risveglio dovevo realizzare di vivere nella città d’Italia più colpita dal coronavirus. In quelle prime due settimane dovevo convincermi che la vita nel resto del Paese continuava a scorrere senza grandi cambiamenti, mentre io ero ferma”.

‘Mai perso le speranze, sempre sognato giorno in cui tutto questo finirà’

Neanche la possibilità di festeggiare il compleanno con gli amici il 22 febbraio. “Quest’anno per i miei 18 anni ho iniziato a organizzare tutto un mese prima – dice con entusiasmo -: ho prenotato i palloncini e la torta, ho comprato il vestito, le scarpe e le altre decorazioni. Festeggerò in famiglia a casa, senza i miei amici e senza la festa in grande che si sogna da bambini, ma non voglio che questo rovini la giornata. È una data importante nonostante tutto”.

Una saggezza figlia del Covid. “A volte provo a immaginare come sarei ora se non ci fosse stata la pandemia. Penso ai viaggi che avrei potuto fare, ai concerti che avrei potuto vedere, alle amicizie che sarebbero potute nascere, a tutte le esperienze che non ho potuto vivere. Sarei stata sicuramente una persona diversa, sia in modo positivo che in negativo”.

A Codogno, città simbolo della prima ondata di Covid, il dolore non è solo un affare privato ma è un rito collettivo: a un anno dalla zona rossa verrà inaugurato un memoriale in ricordo delle vittime dell’emergenza sanitaria. Un omaggio per non dimenticare. “Nonostante quello che abbiamo vissuto e che, purtroppo, stiamo ancora vivendo, non ho mai perso le speranze. Ho sempre sognato il giorno in cui tutto questo finirà, quando finalmente non esisteranno più i colori delle regioni, l’obbligo delle mascherine e nemmeno anni di lezioni passati nelle proprie stanze”, conclude Giulia.




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