«Inorriditi dalla sentenza, accuse infondate. Risponderemo per via legale»- Corriere.it

Con un comunicato stampa diffuso nella notte di giovedì 18 febbraio, l’Agenzia Mondiale Antidoping (Wada) si è detta «inorridita» per i contenuti dell’atto di archiviazione del caso di Alex Schwazer firmato da Walter Pelino, giudice per le indagini preliminari di Bolzano. La Wada «ha preso atto con grave preoccupazione dei commenti fatti da un magistrato del tribunale di Bolzano nella decisione sul caso penale nei confronti del marciatore Schwazer. Il dispositivo della sentenza è lungo e articolato, e necessiterà di essere valutato nella sua completezza. La Wada è inorridita dalle numerose accuse spericolate e prive di fondamento e valuterà ogni opzione, azione giudiziaria compresa».

Accuse durissime

Nelle 87 pagine dell’ordinanza, Pelino non risparmia affermazioni durissime contro l’Agenzia, i cui consulenti (pagina 3) sono accusati di «produzione di atti falsi e decettivi a contraddittorio già chiuso nel tentativo di inficiare la perizia». La Wada, scrive il magistrato, avrebbe poi «prodotto spiegazioni inverosimili e probabilmente false sui volumi di urina conservati a Colonia» e si chiede se «questa giustificazione ideologicamente falsa costuisca una mera opacità» o sia «finalizzata a coprire il reato in precedenza commesso e dunque, integra a propria volta un reato». Sulle concentrazioni di Dna nelle urine, Pelino sostiene che «è comprensibile che la Wada e la Iaaf (la Federazione internazionale di atletica leggera, ndr) nel tentativo di salvare la faccia neghino anche l’evidenza scientifica».

Inedito assoluto

Citate decine di volte nell’atto, la Wada e la Iaaf — scrive a conclusione del suo documento Pelino — «operano in maniera totalmente autoreferenziale e il presente documento ha dimostrato come esse non tollerino affatto controlli dall’esterno e anzi siano pronte a tutto per impedirlo al punto da produrre dichiarazioni false e porre in essere frodi processuali». Pelino chiude la richiesta di archiviazione citando una lettera di Cicerone al figlio Marco: «Fra tutte le specie di ingiustizia, la più detestabile è quella di coloro che, quando più ingannano, più cercano di apparire galantuomini». Archiviando la posizione di Schwazer, il Gip di Bolzano chiede al pubblico ministero di indagare su Wada, Iaaf e loro consulenti per verificare la sussistenza dei reati di falso ideologico, frode processuale, diffamazione. Un inedito assoluto nella storia dell’agenzia.

19 febbraio 2021 (modifica il 19 febbraio 2021 | 11:11)

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