Juve, in ogni sconfitta un gol preso in avvio: la statistica

Già con Fiorentina, Barcellona e Inter una rete subìta nei primi 15 minuti di partita. Ma altre volte in stagione la Juve, colpita, aveva saputo riaprire la partita rimettendola subito in pari. Quando non c’è riuscita, sono state le peggiori prestazioni stagionali

Contro il Porto la Juve si è superata, ma un tratto comune delle sconfitte stagionali bianconere sono i gol subiti nei primi 15 minuti. Come in Portogallo, anche nell’andata col Barcellona, con la Fiorentina e con l’Inter in campionato la partita si è messa subito sui peggiori binari e la squadra di Pirlo non ha saputo girarla, non solo in termini di risultato e capacità di creare episodi e occasioni, ma la reazione è mancata soprattutto sul piano del gioco e della personalità, nella difficoltà di adattarsi in volo a partite diventate un piano inclinato sempre ripido.

Lo spunto

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Se il brutto inizio è un tratto comune delle sconfitte, e nel discorso rientra a pieno titolo anche il k.o. di sabato col Napoli anche se il gol subìto è arrivato un po’ più avanti, al 31’, non per questo sono sinonimi anzi. E’ finita male nella metà delle otto partite fin qui in stagione in cui la Juventus ha preso gol nei primi venti minuti: ragionare sull’altra metà aiuta a capire cosa è mancato col Porto, e non solo.

La reazione

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Il pareggio col Crotone all’andata, col senno di poi ma anche sul momento, classifica alla mano continua a pesare quasi come una sconfitta. Ma non toglie che quella partita la Juve aveva saputo riaprirla da subito: avanti Simy su rigore al 12’, dopo neanche 10 minuti Morata aveva pareggiato, poi è mancato il seguito, complice l’ultima mezzora in dieci per l’espulsione di Chiesa. La risposta rapida è stata la chiave anche in casa col Ferencvaros (sotto al 19’, pari al 35’ ma vincendola poi solo nel recupero) e soprattutto il coppa Italia con l’Inter: preso il primo cazzotto da Lautaro dopo 9’, decisiva era stata non solo la capacità di pareggiare al 26’ ma anche di trarne linfa per l’uno-due completato col ribaltone al 35’ firmato Ronaldo.

Il tratto comune

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Solo col Torino il successo è arrivato anche con tempi di reazione diversi: sotto al 9’, solo al 77’ è arrivato il pari di McKennie e poi il gol vittoria di Bonucci. Che è un po’, in un palcoscenico diverso, quello che è successo col Porto, con la rete speranza di Chiesa all’82’ e il rigore nel recupero che avrebbe potuto completare l’opera, con la differenza che in Portogallo la Juve si era ritrovata sotto non di uno ma due gol. E soprattutto il tratto comune con ogni altra partita, derby escluso: quando la Juve ha reagito subito ha saputo rimettersi in partita e magari anche vincerla, altrimenti è finita non solo con la sconfitta ma anche con le peggiori prestazioni stagionali.


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