Juventus: mesi di alti e bassi tra poca grinta e punte in crisi

Porto conferma: la continuità non esiste. Le chiavi: Ronaldo e Morata sono in calo, Arthur manca a tutti. Chiellini out 15 giorni

L.Bianchin-V.Clari

Forse cercavi: continuità. Se Google fosse davvero avanti, darebbe questa risposta alle domande sui problemi della Juve.

La continuità è una pietra filosofale di ogni allenatore, specie in questa stagione. Quella vera, completa, forse non la trova nessuno (ok Pep, tu sì… per ora), ma andarci vicino aiuta. Ecco, non è il caso della Juve. Pirlo e i suoi sono in altalena, sballottati su e giù come in certe giostre che flirtano col masochismo. Altare, polvere, altare, polvere. Un po’ è colpa di chi commenta, molto è realtà. La novità è che per la prima volta le cadute sono state due consecutive. Abbastanza per far scattare nuove analisi. Gli alti hanno portato un trofeo e una finale. Le partite migliori? Barcellona-Juve, Parma-Juve, l’andata di Coppa con l’Inter. I bassi invece sono stati di due tipi. Momenti di preoccupante inferiorità: le prime gare contro Barça e Inter. E serate di inefficacia, in cui la Juve non si è imposta: i pareggi con le piccole, i k.o. con Fiorentina e Napoli in A, la partita di Porto. In tutto questo, un’attenuante: una stagione con partite ogni tre giorni e giocatori sempre stanchi. Nella seconda metà di febbraio però è tempo di capire su quali perni ruota l’altalena. Le chiavi della seconda parte di stagione.

gli attaccanti

—  

Poco racconta l’umoralità bianconera come il rendimento dell’attacco. Morata e Ronaldo sono passati da momenti di onnipotenza (ognuno a suo modo), a digiuni e cali che li hanno portati dal monumento equestre in piazza San Carlo al disarcionamento nel fango. Oggi nessuno nasconde la fase di down dell’altro: Alvaro è debilitato in modo preoccupante dalla febbre (quasi svenuto dopo 30’) e intristito, Cristiano non sembra conoscere mezze misure, fra supereroe e lusso di difficile gestione per le alchimie della squadra. Un paio di doppiette potranno presto far sembrare queste righe blasfeme, ma a Oporto è stato fra i peggiori. Kulusevski, ormai punta aggiunta, a settembre aveva bruciato le tappe, qualche mese dopo ha ricominciato l’apprendistato. Faticosamente. Poi c’è Dybala: gli infortuni hanno rinviato i suoi alti. Se arriveranno, potranno essere decisivi. Arriveranno?

Mentalità

—  

Se il rinnovamento è in fase di costruzione, le tradizioni sono preservate a giorni alterni. La Vecchia Juve, quella che vinceva con cattiveria o cinismo, è comparsa in fugaci apparizioni. L’ultima, contro l’Inter in coppa. Però, così come arriva, questa Juve sparisce. Porto così è preoccupante, come fu preoccupante Lione 2020: due gol subiti all’inizio dei tempi, sguardi bassi, la sensazione di una squadra che subisce la pressione della Champions. L’opposto della tradizione.

infortuni

—  

Si discute di calcio, ma la Sorte poi prende le sue decisioni (e la preparazione atletica con lei). La vera occasione di vincere la Champions con CR7 per la Juve è stata il 2019, quando Allegri arrivò al ritorno con l’Ajax con tantissimi infortunati e titolari senza benzina: avere o non avere i leader fa la differenza. Pirlo ha vissuto un’andata positiva – infortuni limitati – ma ora sta pagando il conto. Fuori Cuadrado, Arthur, Bonucci, Chiellini, più Dybala e Ramsey al 30%. Tutti i creativi sono indisponibili e anche questa è una chiave degli alti e bassi. Allora, aggiornamenti. Chiellini non ha lesioni al polpaccio, può tornare a inizio marzo. Arthur non si vedrà prima di 15 giorni: sta facendo terapie per la calcificazione tra tibia e perone, rientrare prima può essere pericoloso. Bonucci e Cuadrado puntano Lazio e Porto, le partite clou.

gli indispensabili

—  

Gli infortuni chiamano un’altra spiegazione degli alti e bassi: le assenze. Primo: Arthur. La palla due sere fa girava al rallentatore, non cambiava mai lato, si spostava a 3-4-5 tocchi. Sì, il brasiliano è mancato. Non è l’unico. I dati dicono che la Juve ha avuto i down soprattutto quando sono mancati Ronaldo e McKennie. Pirlo con Wes in campo fa 2,2 punti di media, senza di lui si ferma a 1. Per CR7, stessi numeri: 1,2 punti di differenza con la sua presenza. Altri singoli: importanti Bonucci (+0,8 con lui in campo), Demiral (+0,8), preoccupanti Morata (-1,2) e Frabotta (-0,8). Verso Crotone, allora un sospetto. E se Pirlo, senza Arthur, provasse Fagioli?


Source link

About Bourbiza Mohamed

Check Also

Con i fuorigioco di pochi centimetri nasce un altro calcio, quasi un nuovo gioco- Corriere.it

Ho sperato che la stagione dei rigorini per falli di mano involontari fosse finita, alla …

Rispondi