Zona arancione e zona gialla, cosa cambia oggi


(Adnkronos)

Zona arancione, zona gialla. Mentre le varianti covid spaventano l’Italia e molti esperti invocano lockdown chirurgici, le regioni aspettano il consueto monitoraggio settimanale sui dati del Covid in Italia: la cabina di regia potrebbe ridisegnare la mappa delle zone più o meno a rischio, con l’adozione di misure e restrizioni abbinate al colore. La scorsa settimana, l’ordinanza del ministro Speranza ha sancito la zona arancione per Abruzzo, Liguria, Toscana e provincia autonoma di Trento. Ora, i nuovi dati in arrivo potrebbero modificare la cartina colorata dell’Italia.


Da Nord a Sud, varie regioni hanno rivendicato un posto in zona gialla. “Secondo le nostre previsioni, il Friuli Venezia Giulia continuerà a restare in zona gialla”, ha detto il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga. “Analizzando i dati in nostro possesso con gli esperti che fanno parte della task force sul monitoraggio della pandemia in Friuli Venezia Giulia, l’ipotesi che la nostra regione resti zona gialla al momento è confermata”, ha aggiunto. Giovedì, in Friuli Venezia Giulia, 501 nuovi contagi e un tasso di positività al 3,5%.

“Dai dati in nostro possesso del monitoraggio dell’Istituto superiore di sanità (Iss) il Lazio dovrebbe rimanere in zona gialla con un valore Rt a 0.95, una riduzione del numero dei nuovi focolai, una riduzione del tasso di occupazione dei posti letto totali di terapia intensiva e di quelli in area medica entrambi al di sotto delle soglie di allerta. Inoltre vi è una riduzione dell’incidenza per 100mila abitanti”, le parole dell’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato. Il Lazio, ieri, ha archiviato una giornata con 1025 casi e 41 morti.

Il Piemonte rischia la retrocessione? “Il pre report arrivato nella notte” tra mercoledì e giovedì “e frutto dei calcoli degli indicatori che vengono mandati a Roma dalla Regione Piemonte e riferiti alla settimana scorsa ci dice che il Piemonte ha ancora i numeri da zona gialla”, ha detto il governatore Alberto Cirio.

Non si sbilancia il presidente della Lombardia, Attilio Fontana. L’ultimo bollettino fa riferimento a 2540 casi e ad un tasso di positività del 5,4%. “A me sembra che la Lombardia possa rimanere in zona gialla. La risposta definitiva potrà essere data solo” venerdì con la riunione della cabina di regia. “Più andiamo avanti e più sarà difficile e complicato, bisognerà vedere l’andamento del virus. Temo che molti operatori non avranno più intenzione di rischiare”, dice poi Fontana a proposito della possibile riapertura dello sci, a marzo. Il sistema dei colori, ribadisce, non funziona. “Invece che continuamente passare da un momento di assoluta libertà che determina un peggioramento della situazione a una situazione di completa chiusura dove i contagi diminuiscono, credo che sia necessario trovare una via mediana. Si dovrebbe trovare – continua – un equilibrio tale per cui tra libertà e parziali limitazioni si possa continuare a vivere allo stesso modo”. Alle attività che possono riaprire “bisogna dare la garanzia che possano svolgerle non per due settimane ma almeno per 2 mesi, 3 mesi, in modo che si possa fare anche una programmazione. Al Governo chiedo un passo in più, va superato lo schema dei colori”.




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