Ambasciatore morto, niente scorta e mezzo non blindato. “Grave se così fosse”

Attacco a convoglio Onu in Congo: il convoglio non era scortato da caschi blu 

Il convoglio su cui viaggiava l’ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo, Luca Attanasio, non era scortato dai caschi blu della Missione Onu nel Paese (Monusco): lo hanno reso noto a InfoAfrica/AGI fonti delle stesse Nazioni Unite. Da parte sua, il World Food Programme fa sapere che la strada su cui viaggiava il mezzo era considerata “sicura”. Il convoglio era diretto a Rutshuru, a Nord di Goma, per visitare una scuola dello stesso Wfp, aggiungendo che un numero imprecisato di “altri passeggeri viaggiava con la delegazione ha riportato ferite durante l’attacco”. La delegazione stava viaggiando da Goma a Rutshuru dove era prevista una visita a un programma di alimentazione dedicato agli studenti di una scuola locale. “Il Wfp lavorera’ con le autorita’ nazionali per determinare i dettagli dietro l’attacco, che e’ avvenuto su una strada che era stata preventivamente dichiarata sicura per viaggi anche senza scorta”, si legge nella nota del Wfp. 

CONGO. ESPERTO: GRAVE SE AMBASCIATORE SU MEZZO NON BLINDATO

“Dalle informazioni che stiamo ricevendo dai nostri contatti a Beni, l’ambasciatore italiano Luca Attanasio viaggiava a bordo di un veicolo che non era blindato. Le fotografie mostrano vetri infranti, forse a causa dello scambio di colpi d’arma da fuoco seguito all’attacco dei miliziani dopo l’imboscata. Sarebbe molto grave: bisognera’ verificare le responsabilita’ di tutti gli attori coinvolti”. Cosi’ all’agenzia Dire Sam Kalambay, analista politico, tra i consiglieri della presidenza congolese. Il commento giunge in seguito all’agguato di stamane a un convoglio di delegati del Programma alimentare mondiale (World Food Programme, Pam-Wfp) e dell’ambasciata d’Italia, nel quale lungo la strada nazionale che conduce a Beni, sono stati uccisi il diplomatico, un carabiniere e un autista del Wfp. La strada attraversa il parco nazionale di Virunga, dove hanno basi gruppi armati, disertori e banditi comuni. Kalambay chiama in causa presunte “leggerezze” e sostiene che vadano verificate le responsabilita’ dell’amministrazione locale, ma anche dell’ambasciata e dell’organismo Onu nel provvedere alla sicurezza dei delegazione. “In quelle zone non si puo’ avere una sola guardia del corpo e con un veicolo che non sia blindato” dice l’analista. Critiche che si sommano a voci che circolano tra i giornalisti locali secondo cui il governatore Carly Nzanzu Kasivita non fosse stato informato del viaggio.

Una situazione che conferma l’insicurezza nel Nord Kivu e che, secondo Kalambay, non sarebbe sufficientemente raccontato dai media internazionali. “Oggi hanno perso la vita due europei e allora il mondo si e’ accorto di quanto pericolosa sia la crisi in Nord Kivu” dice l’analista. “Ogni giorno pero’ qui muoiono congolesi; i media non possono fare due pesi e due misure, perche’ le vite umane hanno lo stesso valore”. L’esperto continua. “A volte i media internazionali ci danno notizie a cui le nostre testate locali non arrivano- dice- ma devono fare di piu’ per premere sulle autorita’ affinche’ sia riportata la pace”. Sempre all’agenzia Dire il corrispondente di Voice Of America, Austere Malivika, ha riferito che a garantire la sicurezza nel Parco del Virunga pensano ranger, o “ecogards”, come vengono chiamate in francese. “L’esercito non c’e'” dice il cronista, riferendo che stamane i primi a prestare soccorso dopo l’assalto sono state proprio le guardie forestali. “Da almeno 20 anni la situazione securitaria nel Nord Kivu e’ precipitata” continua Malivika. “Da tante voci della societa’ civile giungono continui appelli affinche’ la regione sia liberata dai gruppi armati”. Secondo Kalambay, la strada dell’imboscata “e’ un tragitto obbligato per chi deve raggiungere grandi citta’ come Goma, Beni o Butembo e i veicoli civili devono sempre viaggiare scortati perche’ uccisioni, sequestri e ferimenti sono all’ordine del giorno”.

 

 




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