«Doppio timoniere, creatività italiana. A Auckland non hanno trovato posto a mio figlio in quarantena»- Corriere.it

Cena leggera. A letto alle 21, sveglia alle 4 di mattina per le regate in Nuova Zelanda, seguite da briefing telefonico con skipper Sirena. La routine di Patrizio Bertelli, l’armatore di Luna Rossa alla quinta campagna di Coppa America, è questa dall’inizio della Prada Cup. La pandemia l’ha tenuto in Toscana. Ma il cuore è a Auckland, luogo dell’anima.

Bertelli, cosa ha scavato la differenza con Ineos?
«Noi si è lavorato di più. Mi riferisco alle ore sull’acqua. Gli Ac75 sono barche con equilibri sottili: dalla forma delle vele ai foil, dalla conduzione alle manovre. Solo navigando molto si cresce».

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Una finale apertissima



Luna Rossa in finale sembrava un’altra barca.
«Il salto di qualità è stato enorme. Uno scafo e un equipaggio trasformati. Il problema è che si era tutti a digiuno: la pandemia aveva cancellato le World Series, gli Ac75 si sono affrontati per la prima volta a Auckland. Nessuno ne conosceva le potenzialità».

Ha pensato per un attimo, durante il round robin, che la Prada Cup potesse sfuggirvi?
«Quando American Magic sembrava la barca più veloce e Ineos invincibile, l’ho temuto. Ma sono sempre stato convinto del lavoro e delle scelte».

Inclusa quella del doppio timoniere, inizialmente oggetto di perplessità.
«Una scommessa. Un po’ di estro italiano: come il progetto dei grinder ciclisti, che avevamo passato ai neozelandesi nel 2017 a Bermuda».

Belle regate ma solo tre sfidanti a Auckland, però.
«La verità è che non c’erano le risorse umane per avere più scafi: tutti i velisti migliori sono a bordo dei challenger e del defender. Ma adesso si è creata una piattaforma per aprire un nuovo ciclo. Mantenendo gli Ac75, la prossima volta ci saranno più sfidanti».

Conferma, se Luna Rossa vincerà la coppa, di avere già un accordo con Ernesto Bertarelli, armatore di Alinghi?
«C’è un’idea con Ernesto che Alinghi sia challenger of records di Luna Rossa, sì».

Sarà ancora sponsor della Prada Cup, nel futuro?
«Ho molti dubbi. Abbiamo sponsorizzato questa coppa per necessità, perché non c’erano alternative. La prossima volta eviterei volentieri».

Teme la velocità dei defender di Team New Zealand?
«Ce la giocheremo sull’esperienza e sulla qualità del nostro match racing. Nel 2000, rispetto a Black Magic, eravamo troppo distanti, questa volta no».

Ma perché i rapporti con gli ex alleati neozelandesi si sono guastati?
«Me lo chiedo anch’io. Li abbiamo aiutati a Bermuda, abbiamo concordato gli Ac75, abbiamo sponsorizzato la Prada Cup. Cosa vogliono di più? Mi sembra tutto un po’ esasperato, eccessivo. Quando il capo dei kiwi era Tom Schnackenberg, veniva a mangiare gli spaghetti alla nostra base. Con Grant Dalton è tutto più difficile».

Soffrirà a non essere presente a Auckland?
«Molto. Volevo che partisse mio figlio Lorenzo, ma non sono riuscito a ottenere dal governo neozelandese un posto in quarantena. Assurdo: un posto! Ma le sembra normale? A me pare ridicolo».

22 febbraio 2021 (modifica il 22 febbraio 2021 | 07:01)

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