Ecco perché tanto odio contro Giorgia Meloni

 

In politica la coerenza e una merce assai rara, soprattutto in questa fase storica, in cui le parole e le promesse dei partiti sono scritte sulla sabbia. Ecco allora che la scelta di Giorgia Meloni che da sempre, piacciano o meno le sue idee, fa proprio della coerenza e del valore della parola data principi  imprescindibili della sua azione politica, di non votare la fiducia al governo, ha suscitato una generalizzata levata di scudi bipartisan. A sinistra, infatti, viene vista come l’ultima e pericolosa “giapponese” che difende il baluardo di una parentesi  sovranista e populista, che tutti si affrettano precipitosamente a definire ormai come ormai  chiusa. E a destra, invece, sia la Lega che Forza Italia guardano con sospetto ( misto pure ad un pizzico di malcelata invidia) al coraggio di una politica che non baratta la difesa dei propri principi con prebende ed incarichi per sé e il suo partito. Tutto ciò si riflette in un atteggiamento univoco di giornali e intellettuali vari che non perdono un giorno senza cercare “ la pagliuzza” nell’occhio della Meloni, invece della trave di quanti, senza pensarci troppo, sono saliti sul carro del vincitore, il salvatore della patria Mario Draghi. Dagli attacchi personali e al partito ai vergognosi insulti sessisti del sedicente professore dell università di Siena dello scorso giorno durante una trasmissione politica, il passo è breve. Il fatto che quasi tutti sia a destra che a sinistra, per una volta si siano affrettati a  stigmatizzare le inqualificabile parole di tal Giovanni  Gozzini, professore di Storia (??) della Università di Siena, appare come un tardivo tentativo di pulirsi la coscienza, e non elimina del tutto il dubbio che la leader di Fratelli d’Italia sia ormai diventata come il facile bersaglio per le tante frustrazioni di una politica, che si è dovuta arrendere di fronte alle sue debolezze e incapacità. Inutile girarci intorno il governo Draghi ha rappresentato comunque una sconfitta di una certa politica troppo litigiosa e autoreferenziale, e quando qualcuno invece ha voluto rappresentare la sua legittima contrarietà a questo stato di cose, di cui forse era anche la meno responsabile, la politica stessa, forse avvertendo la sua resa, ha cercato di isolarla e renderla lei inadeguata. E in questo sta tutta la paradossale incongruenza del fatto come se essere opposizione, fosse diventato un peccato mortale e non un diritto sacrosanto sancito dalla costituzione oltre che assolutamente imprescindibile in ogni democrazia che si rispetti. Certo la Meloni non è una suicida e sarebbe ipocrita non vedere in questa sua mossa, anche un tentativo di occupare un suo autonomo spazio e una visibilità, al di fuori dal coro, in grado di garantirle comunque un possibile tornaconto in termini elettorali. Ma forse è anche questo che maggiormente infastidisce chi, come PD e Lega, vede nel governo tecnico di tutti un pericoloso percorso dagli esiti assai incerti in prospettiva futura. Il governo Monti, che molti accostano con le debite differenze a quello Draghi, fu una vera e propria disgrazia in termini elettorali per il PD e per Forza Italia che furono i principali sostenitori di quella esperienza. Fu proprio da lì che nacquero invece le fortune dei cinque stelle e che prese forma proprio la nuova creatura della Meloni dalle ceneri di Alleanza Nazionale, che paghi anch’essa l’appoggio a Monti e la mancanza di coerenza del suo vecchio leader Gianfranco Fini. Ma attaccare in maniera così scomposta chi non si adegua al mainstream e che comunque effettua una scelta controcorrente, non è un grande esercizio di democrazia e dimostra ancora di più quanto sia sceso il livello qualitativo della classe politica italiana, che ha paura della sue stesse scelte e non ha né lungimiranza né coraggio. La forza delle idee dovrebbe infatti, prescindere da quello che è il tornaconto personale e dovrebbe permettere che il confronto si limitasse solo alla dialettica parlamentare e politica. Perché altrimenti invece che dei pericolosi sovranisti ci si dovrebbe preoccupare molto di piu di coloro che dietro alla difesa manichea a tutti i costi  dell’europeismo forse nascondono ben altri inquietanti propositi.




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