La questione etica nell’intelligenza artificiale. Google licenzia un’altra ricercatrice

violazione del codice di condotta

La società ha spiegato che il licenziamento di Margaret Mitchell è legato alle sue ripetute violazioni del codice di condotta e di sicurezza

di L.Tre.

(ANSA)

La società ha spiegato che il licenziamento di Margaret Mitchell è legato alle sue ripetute violazioni del codice di condotta e di sicurezza

3′ di lettura

Margaret Mitchell, che ha fondato il team di ricerca sull’etica e l’intelligenza artificiale di Google, è stata “licenziata”. L’annuncio è arrivato via Twitter, un mese dopo la sospensione dell’esperta, che aveva sollevato diverse polemiche verso la società. La notizia uscita qualche giorno fa continua a fare discutere. «Dopo aver esaminato il comportamento di questo direttore, abbiamo confermato che ci sono state molteplici violazioni del nostro codice di condotta e delle nostre norme di sicurezza, tra cui l’uscita di documenti riservati sensibili e dati privati di altri dipendenti», ha detto un portavoce del gruppo con sede in California. A gennaio, a Mitchell era stato negato l’accesso al suo account aziendale, poche settimane dopo il licenziamento di un membro del suo team, Timnit Gebru. La società ha spiegato quindi che il licenziamento di Margaret Mitchell è legato alle sue ripetute violazioni del codice di condotta e di sicurezza, incluso il trasferimento di file e di dati privati. Ma il caso ha riacceso polemiche sulla modalità di gestione delle questioni all’interno della società.

Il caso di Timmit Gerbru

Gebru aveva denunciato che il suo licenziamento era dovuto a una email inviata a un gruppo di colleghi in cui esprimeva la sua frustrazione sui programmi sulla diversità di Google ed evocava uno studio del 2018 sui pregiudizi razziali e di genere nei software di riconoscimento facciale. Mitchell insieme a Gestru aveva più volte spinto per una maggiore diversità all’interno dello staff di Google ed espresso timori sulla possibilità che Mountain View avesse iniziato a censurare ricerche e studi chiave per i suoi prodotti. Le due insieme avevano collaborato a uno studio sui potenziali pregiudizi nella linguaggio dei sistemi di intelligenza artificiale come quello usato da Google. Uno studio che, secondo indiscrezioni, Mountain View aveva chiesto di ritirare.Per Google il caso dei due licenziamenti e delle tensioni sulla razza e la diversità rischia di macchiare l’immagine liberal e paritaria che vuole trasmettere, e di tradire il motto della società ‘Don’t be evil’. L’incidente ‘rovina’ una settimana in cui Google si era affermata come il volto buono della Silicon Valley siglando un accordo triennale con la News Corp in quale si è impegnata a pagare per i contenuti giornalisti del gruppo di Rupert Murdoch, al termine di una diatriba che va avanti da anni. Un’intesa storica innescata dall’accelerazione dell’Australia per costringere i colossi di big tech, inclusi Google e Facebook, a pagare le news.

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Perché l’intelligenza artificiale è una tecnologia diversa dalle altre? 

L’intelligenza artificiale è una tecnologia e come tale può essere applicata in svariati dal riconoscimento facciale come tecnica di sorveglianza globale all’analisi di Big data per fare previsioni sull’impatto commerciale di un prodotto. Le applicazioni che fanno più discutere sono quelle in campo militare. Per essere utilizzata per guidare veicoli, per analizzare filmati e riconoscere persone oppure in teoria per prendere decisioni sul campo di battaglia in modo autonomo. Google dopo la protesta dei propri dipendenti ha rinunciato a partecipare prima al progetto Maven, il programma messo in piedi dal Dipartimento della Difesa Usa per analizzare i filmati dei droni utilizzando l’IA, poi a un bando da 10 miliardi del Pentagono per un progetto cloud. Rendere l’Ai etica di per sè non significa niente se non rendere trasparente le modalità attraverso cui gli algoritmi operano, in base a quali criteri decidono e quali finalità si propongono.

L’Europa e l’Ai

Il 20 gennaio scorso, il Parlamento europeo ha adottato una relazione sull’intelligenza artificiale nella quale si chieda che l non sostituisca mai l’essere umano e che mai lo sollevi dalle sue responsabilità in campo decisionale. Da queste promesse sono scaturite alcune indicazioni importanti relative al bisogno di una supervisione umana dei sistemi usati per la difesa.

Intanto in Italia l’Ai vale 300 mln euro

Nell’ultimo anno il settore dell’Intelligenza Artificiale (AI) ha beneficiato in Italia di un incremento di interesse da parte delle istituzioni, è parte integrante del piano europeo per la ripresa ed è ormai un concetto noto anche ai consumatori. E ha risposto bene all’emergenza sanitaria, con una crescita del 15% rispetto al 2019 e un valore pari a 300 milioni di euro.


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