lo adottò e gli impedì di perdersi a Fuerte Apache- Corriere.it

Un papà che muore è sempre un dolore, un «papà» del cuore lo è forse anche di più, non importa quanti anni tu abbia. Così Carlos Tevez, 37 anni, è stato straziato dalla morte del padre adottivo. Domenica l’Apache ha lasciato il ritiro del suo Boca Juniors per correre a casa.

Segundo Raimundo Tevez era quasi uno zio di Carlitos, e lo aveva adottato da piccolo. Aveva il diabete ed era obeso, lo scorso anno era stato operato al collo e, dalla scorsa estate, lottava anche con il coronavirus. Tevez ne era consapevole e piangeva anche durante le partite. Domenica 21 febbraio Segundo si è arreso a soli 58 anni. Quando nacque il futuro attaccante, figlio della sorella della sua fidanzata, lo adottò senza esitare: il padre di Tevez era infatti morto durante la gravidanza della madre. Carlitos non è mai stato un bambino di serie B, era a tutti gli effetti un fratello di Diego, il figlio biologico di Segundo. E Carlos Alberto Martinez, il cognome di mamma, cambiò appunto il suo nome anche all’anagafe.

«Mio padre si è preso cura di me senza aver alcun obbligo verso di me. Era il fidanzato di Adriana, sorella della mia mamma Fabiana. Ma vide la situazione ed è sempre stato presente. Mi vide piccolo, indifeso e senza guida e se ne fece carico senza avere alcun obbligo», ha raccontato Tevez.

Qualche settimana fa gli era stato detto che le condizioni di Segundo erano irreversibili, Tevez raccontò che Segundo, una volta gli aveva spiegato quello che era successo a Juan Alberto Cabral, il suo padre biologico: «Quando ho voluto saperre cosa fosse successo al mio vero padre, lui che mi ha afferrato e mi ha detto: “Non sono tuo padre, ma tu sei come mio figlio, tuo padre è stato ucciso prima che tu nascessi”. Mi ha raccontato la vera storia. Io lo ho sempre chiamato papà. Da quando ho una coscienza, è lui che è sempre stato con me. Questo è Segundo, si è messo la famiglia sulle spalle e l’ha portata avanti». Da muratore, faticando. E non ha mai accettato i soldi del figlio, diventato una superstar.

Tevez è cresciuto a Fuerte Apache, un barrio di Buenos Aires molto complicato, tra droga e bande giovanili, dove era facile perdersi. Era capitato a Dario Coronel, un amico di Tevez e suo compagno di squadra nelle giovanili, morto recentemente suicida. Ma prima, quando ancora Carlos era bambino, delle persone che si smarrì fu il fratello di Segundo: «Quando tornavamo a casa alle 7 della sera lo trovavamo ubriaco, drogato. Papà mi afferrava la mano, me lo mostrava e mi diceva: «Se non lavori, se non studi, se non giochi a calcio… Vuoi essere uguale a lui?» Era suo fratello, e lui me lo ha mostrato come esempio, perché mi sforzassi a ottenere qualcosa».

22 febbraio 2021 (modifica il 22 febbraio 2021 | 13:13)

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