Milan-Inter 0-3, ora Conte è grande anche con le grandi

Le recenti vittorie contro Juve, Lazio e Milan confermano la crescita di un gruppo cui il tecnico ha dato carattere e solidità. In attesa di cambiare passo anche in Europa

Alla Pinetina la parola scudetto è bandita. Il mantra è quello di pensare soltanto al Genoa. Poi al Parma. Poi all’Atalanta… Quando però mercoledì, dopo due giorni di riposo (premio derby), Antonio Conte guarderà negli occhi i suoi la farà con la consapevolezza che la strada è quella giusta. Perché ora l’Inter vince anche gli scontri diretti, intesi come quelli tra le sette sorelle. E la differenza non è soltanto aritmetica.

Primo mattone

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Nella prima stagione per la verità Conte aveva già invertito la tendenza. Nelle dodici sfide contro le altre big erano arrivate 6 vittorie, 3 pareggi e altrettante sconfitte. Peccato che per i nerazzurri, oltre al k.o. in casa della Lazio, ci fossero pure i due incroci contro la Juve. Che non a caso ha poi vinto il nono scudetto consecutivo. E forse non è un caso che la classifica finale dello scorso torneo rifletta quella degli scontri diretti: Juve 22 punti, Inter 21, Atalanta 20, Lazio 17.

Effetto domino

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Quello portato da Conte è stato però un primo mattoncino, fondamentale per ridurre il gap con la prima della classe. Ora ad Appiano si sta tentando la posa del secondo mattone. E il cemento è dato dal carattere e dalla solidità che la squadra mostra in campo. Dalla capacità di gestire e leggere i momenti della partita, di capire quando attendere e quando aggredire. In quest’ottica non ha peso il 2-0 sulla Juve di metà gennaio, ma ancora di più – in un effetto domino dell’autostima – conta il fatto di non avere fallito gli esami successivi contro una Lazio che era reduce da sei successi di fila, nella notte del sorpasso, e poi contro il Milan, nel derby dell’allungo.

I punti persi

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Proprio l’incrocio dell’andata, peraltro giocato come minimo alla pari e con due terzi della difesa out per Covid, ha segnato l’unica sconfitta contro le altre big. I pareggi sono tre, con il comune denominatore di essere arrivati all’andata e soprattutto con rimonte subite nel finale. Prima in casa della Lazio, con Milinkovic che risponde a Lautaro. A Bergamo segna ancora il Toro, ma poi ecco la palla in buca d’angolo di Miranchuk. Ultima beffa, il colpo di testa-spalla di Mancini, sempre all’Olimpico ma contro la Roma. Le vittorie al Meazza contro Napoli, Juve, Lazio e Milan (9 gol fatti, uno subito, il gollonzo Milinkovic-Escalante) lanciano l’Inter in vetta anche alla classifica parziale tra le grandi, con 15 punti in 8 partite, contro i 14 dell’Atalanta. La prossima big sulla strada di Conte, l’8 marzo. Quello che impressiona è il calo della stessa Juve, che in 7 incroci ha superato soltanto Milan e Roma.

Dimensione europea

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Non tremare ed essere forti quando il gioco si fa duro tra l’altro potrebbe essere un passaggio chiave per acquisire una dimensione europea. La Serie A a 20 squadre non è abbastanza allenante – non a caso si va verso il primo decennio della nostra storia senza un trofeo continentale – e per reggere l’urto di un calcio più intenso e della pressione da dentro-fuori non basta prendere a spallate l’avversario.


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