Covid, gli «spettacolari» dati della Scozia sui vaccini (anche dopo una sola dose)- Corriere.it

Una Scozia non fa primavera, ma questa una gran bella notizia.

I primi risultati di una indagine scientifica condotta dall’equivalente del nostro ministero della Salute e dall’universit di Edimburgo sull’impatto dei vaccini Pfizer e AstraZeneca hanno dato risultati che gli autori hanno definito molto incoraggianti, venendo cos superati a sinistra dalla Bbc, come noto poco incline ai facili entusiasmi, che ha inserito nel titolo l’aggettivo spettacolare proferito dal direttore del gruppo di ricerca.

La seconda dose, in Gran Bretagna e in Italia

Adesso ci arriviamo, agli esiti tanto attesi. Prima va detto che non si tratta di uno studio effettuato su un numero pi o meno alto di pazienti, ma sulla popolazione reale di quel Paese che ha gi ottenuto la prima dose del vaccino.

A differenza di gran parte dell’Europa, il Regno Unito ha scelto di rinviare di tre mesi l’inoculazione della seconda dose, il cosiddetto richiamo, senza il quale non pu dirsi completato il processo di immunizzazione.

In Italia, viene fatto dopo 21 giorni dall’iniziazione principale. Oltremanica, ha prevalso la strategia di raggiungere con il vaccino il maggior numero possibile di persone, e solo dopo novanta giorni, termine che pu essere anche allungato di altre due settimane, procedere alla chiusura del cerchio.

Proprio per via di una decisione che sembrava andare controcorrente rispetto ai suggerimenti dell’Organizzazione mondiale della Sanit ai quali si attiene con scrupolo l’Unione europea e in subordine il nostro governo, c’erano molte domande che attendevano una prima risposta sulla praticabilit di questa strada.

I risultati dello studio

Ebbene, lo studio scozzese certifica l’elevatissima efficacia di entrambi i vaccini nel prevenire l’ospedalizzazione per Covid-19, rispettivamente 85 e 94 per cento a cinque settimane dalla prima dose.

Pi in dettaglio, tra le persone con et superiore a ottant’anni, che costituiscono il gruppo pi a rischio, l’effetto dei due vaccini sulla popolazione, sempre calcolato tra i 28 e i 34 giorni dalla prima iniezione, riduce dell’81% il rischio di ospedalizzazione.

In questa fascia cos delicata, il cinquanta per cento delle persone prese in considerazione presentava uno o pi comorbidit, ovvero aveva altre malattie.

Il vaccino AstraZeneca, la cui efficacia ha tanto fatto discutere negli ultimi tempi, avrebbe risultati pressoch uguali sia sulle persone pi giovani che sugli anziani.

Il metodo dello studio

Come si giunti a questi risultati? Le maggiori universit scozzesi e il Dipartimento della Salute Pubblica hanno analizzato un insieme di dati che copre l’intera popolazione scozzese, 5.4 milioni di abitanti, immagazzinando informazioni sull’effetto dei vaccini nel periodo che va dall’8 dicembre al 15 febbraio, durante il quale sono state inoculate 1,14 milioni di prime dosi (650.000 Pfizer, 490.000 AstraZeneca).

I ricercatori hanno analizzato settimane per settimana il numero di vaccinazioni eseguite, le ospedalizzazioni, la mortalit dovuta al Covid come causa o concausa, i risultati dei tamponi, e li ha comparati con quelli dell’ampia fetta di popolazione, beati loro, che aveva gi ricevuto la sua prima dose. In coda allo studio, che in fase di revisione, si afferma che i risultati dello studio sono applicabili ai Paesi che utilizzano anch’essi Pfizer e AstraZeneca, e si precisa che bench simili per entrambi, non devono essere utilizzati per fare confronti sulla qualit del singolo vaccino.

Quanto dura l’immunizzazione dopo la prima dose? Lo studio su Lancet

Quasi in contemporanea con lo studio scozzese, stato pubblicato su Lancet, la Bibbia degli studi medici, un lavoro fatto per stabilire quanto dura l’immunizzazione del vaccino di AstraZeneca dopo le dodici settimane previste dal governo inglese per il richiamo.

Anche qui, molto bene. Una singola dose assicura una protezione costante del 76 per cento contro il Covid-19 in un periodo compreso tra tre settimane e tre mesi, mentre superando quest’ultimo riferimento si sale addirittura all’82 per cento. E intanto, la trasmissione del virus viene ridotta del 67%.

Certo, sembra uno studio fatto su misura. Mentre all’inizio della campagna anche in Inghilterra era prevista la somministrazione delle due dosi in un arco di tempo compreso tra le due e le tre settimane, a dicembre JVCI, la Commissione per il Vaccino e l’Immunizzazione, equivalente del nostro Comitato tecnico scientifico, ha caldamente raccomandato, per non dire imposto, di ritardare il pi possibile le seconde dosi, in modo da poter iniziare l’immunizzazione del maggior numero possibile di persone appartenenti alle fasce deboli e a rischio.

La strategia britannica e quella italiana

I segnali che la strategia vaccinale adottata all’inizio dall’Italia con Pfizer (su indicazione degli stessi produttori, e basata sugli studi attualmente pubblicati) non l’unica possibile, e forse neppure la migliore, si stanno moltiplicando. Non solo lo studio scozzese, per quanto importante. Non solo quello di Lancet, la cui autorevolezza dovrebbe scacciare la nube di pannicelli caldi lanciati a Boris Johnson e al Regno Unito.

I trial clinici condotti fino al 7 dicembre in Inghilterra, Brasile e Sud Africa, dimostrano come almeno nel caso di AstraZeneca gli effetti siano pi positivi se il richiamo viene spostato aventi nel tempo, con effetti ancora pi benefici sul paziente e di conseguenza, allargando la base vaccinale, sulla popolazione. La Francia, che adotta i nostri stessi protocolli, ha in sostanza deciso di ritardare il richiamo a 42 giorni.

Anche da noi in corso un cambio di direzione finora non esplicitato. Proprio per AstraZeneca, l’Aifa, la nostra agenzia del farmaco, definisce come ideale una somministrazione a una distanza di almeno 63 giorni dalla prima dose.

Eppure, quando in Italia stata formulata questa ipotesi attendista, subito stata liquidata da alcuni esperti, ovviamente in televisione, come una tesi da medicina creativa. Forse, invece di fare ironie, sarebbe il caso di dare un’occhiata a Scozia e dintorni. Che magari l’inverno finisce e arriva finalmente la primavera.




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