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Ernesto Marciante: “Canto per dare un finale diverso alle tragedie del Covid”

Ernesto Marciante Canto per dare un finale diverso alle tragedie
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Nato a Siracusa il 16 Giugno 1991, Ernesto Marciante frequenta il triennio di “Canto Jazz” al conservatorio “Vincenzo Bellini” di Palermo. Successivamente vive a stretto contatto con l’arte come insegnante presso il Conservatorio “A. Toscanini” di Ribera, docente nonché Performer presso la “Casa del Musical” di Agrigento e membro attivo del gruppo a cappella “SeiOttavi”. È una vita consacrata alla musica quella di Ernesto, vissuta con il giusto equilibrio tra sensibilità, intelletto e tecnica. Ed è proprio grazie a questa alchimia che tra il 2014 e il 2015 una notizia scuote l’anima dell’artista e lo spinge a comporre un brano destinato a rimanere in un cassetto, per poi esplodere come un grido disperato durante il periodo pandemico. “La metà di un filo”, questo è il titolo!

Le note, così come le parole, esprimono il dolore di un uomo che ha perso ogni cosa e, sormontato dai debiti, decide di ricorrere all’atto estremo.

Tuttavia, per quanto la vita possa apparire ostile, Marciante non si lascia soggiogare dalla cupezza e inventa un finale nuovo, miracoloso. È un cantante, un musicista, un performer e, in un periodo durante il quale non sembra esserci più spazio né per l’arte né per le emozioni, egli rilascia il brano sul proprio account Instagram.

Gli apprezzamenti non tardano ad arrivare, chiunque abbia sofferto a causa di un anno sterile non può fare altro che commuoversi di fronte a quello specchio incrinato.

“La notte è lunga davvero, ma un sole nasce soltanto dal buio più nero”, molti si ripetono questo mantra scritto con le lacrime, sperando in un’alba di speranza, altri, invece, scrollano le spalle e mormorano, abbandonati a una crudele rassegnazione “Che ci vuoi fare? È andata così”.

Un semplice brano dalla durata di quattro minuti, dominato da un pianoforte e dalla voce di un uomo che riesce ad andare oltre i brividi e sfiora con la punta delle dita il tasto più profondo dell’anima. Forse riusciremo a vedere l’alba, forse riusciremo a trovare la nostra metà del filo e quel giorno il mondo dell’arte sorriderà, torneremo tutti a cantare, a danzare e a esibirci sopra ogni palco possibile. Ernesto lancia la speranza dalla propria cucina. Aspettiamo il sorgere del Sole e, nel frattempo, cantiamo.

Nell’ultimo anno il mondo artistico è rimasto inascoltato, con poche possibilità lavorative. Cosa ne pensa della situazione del suo settore in un periodo così difficile?

Penso che questi anni saranno cruciali per comprendere la vera valenza dell’arte e della cultura del nostro paese. La situazione pandemica ci ha colpiti molto duramente, ma sono fiducioso in una ripresa, anche perché credo fermamente che la cultura, l’arte, siano tra le medicine più potenti che l’uomo ha a disposizione per la propria anima. Personalmente non canto i miei brani in pubblico da oltre un anno, e questa è una sofferenza grande, che forse solo chi sta dentro il nostro mondo può comprendere fino in fondo.

Una volta terminato questo terribile momento di stasi quali saranno i suoi piani a venire?

Spero di poter presto concretizzare dei progetti artistici che tengo nel cassetto da tempo. Uno di questi riguarda un concept album del quale ho ultimato la scrittura. Nel frattempo continuerò a scrivere “musica” e di musica.

Cantautore, musicista, performer e insegnante. Ci parli delle sue esperienze artistiche e didattiche.

Insegno in Conservatorio e in un’Accademia Teatrale da 4 anni e credo di non aver mai studiato tanto come in quest’ultimo lasso di tempo. Insegnare è una grande responsabilità e un privilegio e permette di trovare fonti infinite di ispirazione e rinnovamento. Artisticamente porto avanti il mio progetto da solista, un altro progetto con un gruppo a Cappella, i “SeiOttavi”, con cui ho recentemente vissuto un’intensa attività teatrale in giro per l’Italia e infine un progetto con la “Casa Del Musical”, attiva anch’essa in campo teatrale nazionale. Insomma, la verità è che l’arte non ci lascia mai soli, e forse anche per questo dovremmo cercare di riappropriarcene nei nostri cuori e nelle nostre vite.

Come nasce il suo interesse per il canto?

Nasce probabilmente dal mio ambiente familiare, da sempre immerso nella musica. A 3 anni facevo spettacoli per le strade, intonando le Novene di Natale insieme ai miei genitori, a 10 anni cantavo nel coretto della chiesa e ricordo che mi divertivo a improvvisare delle armonie vocali mentre gli altri cantavano le melodie dei vari brani. Dai 13 anni ho cominciato un percorso all’interno di un coro polifonico che mi ha davvero dato il “LA” per iniziare il mio cammino musicale.



 

Cosa le ha portato a comporre un brano così intimo come “La metà di un filo?

Questo brano è nato da una necessità, come accade per ogni brano che scrivo. Quel giorno avevo ascoltato in TV una notizia riguardo un uomo che, a causa dei debiti, aveva commesso l’atto estremo. Per qualche ora mi sono sentito svuotato, come se quella storia mi appartenesse, non so spiegare esattamente il perché, fatto sta che scelsi di fare l’unica cosa che, in quel momento, potesse rendermi meno inutile in quello scenario, ovvero inventare un finale diverso per quella storia così tragica. La canzone è uscita fuori come una cascata, nessuna pausa, nessuna modifica. Cosi come la potete ascoltare adesso.

Il testo, così come la musica, non lascia scampo a una malinconia evidente. Quale messaggio vuole lanciare tramite questa composizione?

“La notte è lunga davvero, ma un sole nasce soltanto dal buio più nero”. Credo che questa frase rappresenti il cuore del messaggio della canzone. Bisogna sempre cercare di non rimanere bloccati nella propria zona buia, cosa purtroppo molto frequente di questi tempi. C’è sempre un nuovo sole, una nuova felicità, bisogna cercarla e volerla. È un messaggio per gli altri ma anche per me stesso, lo tiro fuori dal cilindro ogni volta che le cose non vanno per il verso giusto. Finora non mi ha mai deluso.

La Pandemia coma ha influito su suo percorso professionale?

Per fortuna, dopo un periodo di fermo totale, l’estate mi ha permesso di tornare in teatro, nei teatri in pietra della Sicilia per essere specifici. Grazie alla “Casa del Musical” e al progetto “Al passo coi templi” diretto da Marco Savatteri ho avuto l’occasione di continuare la mia attività di performer e di direttore corale. Dopo di che ho dovuto spostare, per forza di cose, ogni energia verso la docenza al Conservatorio A. Toscanini di Ribera, ma mai tralasciando le mie composizioni, che per adesso prendono vita in casa e navigano attraverso i social network.





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