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Fausto Gresini morto per Covid, aveva 60 anni. Da pilota e da manager ha fatto la storia del motociclismo- Corriere.it

Fausto Gresini morto per Covid aveva 60 anni Da pilota
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Fausto Gresini non ce l’ha fatta: morto per le conseguenze del Covid. Dopo la lunga convalescenza, segnata da un illusorio miglioramento e poi da un rapido peggiorare delle sue condizioni, il due volte campione mondiale della 125 nel 1985 e nel 1987 si spento il 23 febbraio all’ospedale Maggiore di Bologna all’et di 60 anni, compiuti lo scorso 23 gennaio. A darne notizia il comunicato ufficiale della Gresini Racing: La notizia che non avremmo mai voluto darvi e che siamo costretti a scrivere. Dopo praticamente due mesi di lotta al Covid, Fausto Gresini ci lascia con 60 anni appena compiuti. Tutta la Gresini Racing si stringe intorno alla famiglia, la moglie Nadia e i figli Lorenzo, Luca, Alice e Agnese…e alle innumerevoli persone che hanno avuto l’occasione di conoscerlo e apprezzarlo.

Un punto di riferimento

Per tutti era Fausto. Semplicemente Fausto. Nel paddock, che ha percorso per 38 anni prima come pilota e poi come affermato manager, era un riferimento unico. Fausto conosceva tutti i piloti: alcuni li aveva affrontati in pista, altri li aveva invece lanciati, accuditi, portati al successo. Fausto conosceva tutti i segreti del Circus iridato. Conosceva tutti i giornalisti per i quali era una miniera d’informazioni. Perch nulla gli sfuggiva, perch spesso era lui stesso il baricentro dei discorsi. Fausto faceva notizia e in ogni caso sapeva ci che serviva sapere prima degli altri.


Due titoli da pilota

Forse fu pi famoso nella seconda parte della sua carriera, ma un’asserzione opinabile. Come pilota vinse due titoli in 125 (1985 e 1987) negli anni in cui l’Italia regnava nelle piccole cilindrate e aveva appena ritrovato un ruolo da protagonista in 500 con Lucchinelli e Uncini. Affront il re indiscusso della categoria, il 13 volte iridato Angel Nieto, ma i suoi avversari principali furono i connazionali: Pier Paolo Bianchi, Ezio Gianola, Luca Cadalora e infine Loris Capirossi, che fu il punto di svolta. Il loro incontro segn la carriera di entrambi.

Con Marco Simoncelli (Ansa)
Con Marco Simoncelli (Ansa)

La svolta con Capirossi

Approdato alla Honda a fine carriera, Gresini aiut il debuttante Loris a imporsi sulla scena. Da buon compagno di squadra e ormai fuori dai giochi iridati, gli copr le spalle nella gara che diede all’esordiente Loris il primo titolo mondiale nel ‘90. In Australia fece il diavolo a quattro tanto da prendersi persino i pugni sul casco da parte di Spaan pur di aiutare Capirossi. Anni dopo, smessa la tuta, Fausto seguir Loris nell’avventura in 500. Nel 1995 divenne il suo osservatore speciale, oggi si direbbe il mental coach (figura rilanciata da Cadalora con Rossi). Il seme di una carriera da manager fu lanciato in quell’esperienza e messa a fuoco nel 1996: un mini team nel garage di casa e gli amici del bar per far correre un ragazzino nel Trofeo Honda. A un certo punto della mia carriera dovetti scegliere se diventare un vecchio pilota o un giovane manager. Nel 1997, sfruttando il vuoto lasciato da Pileri, debuttava il team Gresini con Alex Barros, una Honda 500 e il sostegno della filiale brasiliana della casa giapponese.

Con Loris Capirossi
Con Loris Capirossi

La passione e l’ambizione

Fausto imparava in fretta, da autodidatta ma con tanta passione, e ben presto divenne un riferimento per la Honda che nel 1999 lo coinvolse nello sviluppo della nuova NSR 250, affidandogli anche un nuovo pilota: Loris Capirossi. Nel 2000 arriv in squadra il fenomeno Daijiro Kato, un ragazzino un po’ timido, sradicato dal Giappone e trapiantato in Romagna. Non sapevo chi fosse ma avevo trasferito la mia ambizione di pilota a quella di manager, raccont a Carlo Canzano della Gazzetta dello Sport. L’anno dopo Kato era campione del mondo della 250, lanciato verso un radioso futuro in MotoGp dove vinse subito nel 2002, chiudendo al terzo posto.

Con Daijiro Kato (Jamotte)
Con Daijiro Kato (Jamotte)

Kato e Simoncelli

Kato stato il primo dei due momenti pi bui della carriera di Gresini.

L’incidente mortale a Suzuka nel 2003 gli ha lasciato una cicatrice profonda e dolorosa quasi quanto quella che nel 2011 gli lascer la scomparsa di Marco Simoncelli. Daijiro e Marco, bruciati entrambi nel fiore degli anni e Gp. Fausto ha nascosto il dolore nei recessi del suo animo e ha trovato la forza di continuare grazie alla struttura che nel frattempo aveva fatto crescere fino a farla diventare uno dei team privati pi vincenti e affidabili. Dalla Moto 3 alla Moto2, fino alla MotoGp e alla nuova formula E. Sempre un passo avanti a tutti.

23 febbraio 2021 (modifica il 23 febbraio 2021 | 10:46)

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