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Francesco Sarcina: «Chiedo scusa a tutte le donne che ho fatto soffrire»

Francesco Sarcina Chiedo scusa a tutte le donne che ho
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Francesco Sarcina, quanto ha fatto soffrire, in amore?

«Tanto. Solo adesso me ne rendo conto. Le donne di una notte le volevo uccidere, masticare, sputare. Con quelle importanti, non sono stato capace di affrontare le responsabilità della relazione. Potrei giustificarmi dicendo che ho avuto dei traumi… Mia madre se n’è andata da un giorno all’altro, quando ero quindicenne. Ho visto mio padre sprofondare in un buco nero, buttato sempre su un divano liso. Abbiamo avuto lo sfratto, siamo stati per due anni con la corrente staccata. Ho avuto una prima fidanzatina, ero innamoratissimo: io stavo a Milano, lei a Varese; un giorno, vado da lei in bicicletta per farle una sorpresa e la trovo con un altro. Potrei dire che, in amore, sono partito con dei traumi, ma non voglio scuse: c’è anche chi reagisce in modo opposto e diventa più amorevole».

Lui no. Il leader delle Vibrazioni si è incattivito e ha il coraggio di ammetterlo. Ha scritto, cantato e suonato successi come Dedicato a te, Vieni da me, Se, Dov’è. Ma chi è, da dove viene e dove va lo racconta adesso in un’autobiografia, Nel mezzo, appena pubblicata con Sperling & Kupfer. Dentro, ci sono l’infanzia alla periferia di Milano, lui che cresce per strada abbandonato a se stesso, la droga, l’alcol e il sesso compulsivo che tamponano il vuoto là dove neanche la musica arriva. Infine, la disintossicazione. «L’ho scritta per spiegare ai miei due figli chi sono. Li amo, abbiamo rapporti forti, anche se non sto più co le loro mamme. Tobia, il grande, che ha 14 anni, l’ho visto soffrire per quello che sentiva e leggeva e Nina ha 5 anni, ed essendo femmina appartiene a un universo sensibile, delicato: non volevo che, a loro, la mia vita intensa, drammatica, arrivasse dai teatrini di gossip che si sono scatenati dopo la nota storia». La «nota storia» è lui che a luglio 2019, sul Corriere, accusa la moglie – Clizia Incorvaia, di mestiere influencer – di averlo tradito con Riccardo Scamarcio, amico fraterno e suo testimone di nozze. Poi, Clizia nega, replica che la tradita è lei, presunte amanti si fanno avanti in tv e lui si ritrova fatto a pezzettini.

Francesco, molte pagine sono un peregrinare per bar, di notte, ogni sera a rimediare una nuova donna. Non esagera?

«Il demone delle donne l’avevo nel sangue. Mio padre era sempre in giro a suonare e rimorchiare. Mise incinta mia madre che aveva la metà dei suoi anni e lui era già sposato con un’altra. Mio nonno materno pure ostentava vanterie da conquistatore… Vuoi o non vuoi, sono esempi che ti s’insinuano dentro. Sono un epicureo dedito al piacere, ma per anni, il sesso è stato cattivo, rabbioso. Ce l’avevo con le donne in generale o forse sempre solo con mia madre. E, vabbè non aiutava che mi ammazzassi di canne e, dopo, di cocaina e soprattutto di alcol. In amore, tendevo a fuggire perché, ora lo so, affezionarmi mi terrorizzava. Il modo di chiedere scusa era scrivere canzoni. Ne ho scritte 80, tutte nello stesso vortice».

Mi racconti quelle fondamentali.

«Partiamo da Dedicato a te. Da Giulia: avevo vent’anni. Le dissi: sento che devo andare via, mi chiamano. E lei: chi ti chiama? Io: la vita, le esperienze. Mi amava tanto, c’è rimasta davvero male, mi sono sentito da schifo. Ho fatto soffrire, ma ho pagato con le pene dell’inferno. La lascio non capendo perché, dato che le volevo bene, e faccio un’esperienza delirante: Maia. I nomi li sto cambiando. Maia si faceva di eroina. Quando la lascio, torno da Giulia e le scrivo una canzone: “Sai… certe volte accade ci sia bisogno di andar via e lasciare tutto al fato, fare come un equilibrista, che sul mondo sfida il crollo delle sue capacità…”».

Per Maia, invece, che ha scritto?

«Su un altro pianeta. In un momento bello, all’inizio: volevo salvarla, portarla altrove. È stata la mia storia più dolorosa, oscura. Con lei, ero nel sottosopra, accadevano cose impossibili: il male, i demoni, quella roba lì. Quando l’ho lasciata, siccome non avevo mai capito perché si facesse di eroina, lei mi ha chiesto di provarla per capire. Ho accettato e abbiamo rischiato l’overdose: lei aveva tentato il suicidio altre volte e quella era una trappola. Per lei ho scritto anche Il cantico delle Pene, I desideri delle anime dannate, Sani Pensieri, Per non farsi ingoiare, Non mi pare abbastanza, Lisergica…».

Cosa l’aveva attratta?

«Amo le persone solari, ma molte volte, mi attrae la malinconia. Chi sa perché, quella negli occhi».

Sarà quella che vedeva negli occhi di sua madre da piccolo?

«Forse. Era molto sola. Papà era sempre via, si faceva i cavoli suoi. Lei era un fiore trascurato, calpestato. A un certo punto, perde un figlio che aspettava, resta scioccata. Sparisce. Io ero troppo giovane per capire».

Vi siete riconciliati?

«Molti anni dopo, mi ha chiamato e sono andato a prenderla. Oggi capisco che ha avuto un esaurimento nervoso e come deve essersi sentita».

Un’altra canzone, un’altra donna?

«In una notte d’estate, per Lara, una messicana con la quale sono stato tre anni, l’ho tradita con una mia ex. Le è caduto il mondo addosso. Fu una sbandata momentanea, un impeto irrefrenabile. Le volevo bene. Per lei ho scritto L’angolo buio, Raggio di sole, Eclettica, Xunah, Guardami e costringimi, E se ne va».

La definisce «la mia stella più lucente», ma anche «nostra signora delle droghe».

«Era molto hippie, con lei sembrava di vivere nel ’68. Siamo rimasti molto uniti. Quando ho scoperto che stavo per diventare padre e sono scappato in Messico vivendo su una palafitta per due settimane, senza valigia, senza telefono, è venuta lei a recuperarmi. Sapeva che, a Tulum, avevo un terreno nel nulla e una capanna».

Aspettava Tobia. Come arriva questo primo figlio?

«Con Diana, la prima di cui sono stato innamorato. Infatti, la prima volta, ho fatto cilecca. Mi è successo solo con lei e con la mia ex moglie».

Cosa aveva Diana per farla innamorare?

«Lo sguardo malinconico più bello del pianeta Terra. Ed era sfuggente: all’inizio, da me, voleva solo sesso. Però, nell’attimo in cui ti guardava, tu eri finito, cadevi. Era tutto alti e bassi. Per lei scritto Se, Portami via, Sai, L’inganno del potere, Va così, Parlo col vento, E volar via, Oggi no. Il verso più dolente è nelle Strade del tempo: “Lei ride delle mie paure e non sa mai distinguere le storie di un passato con quelle del presente, aggredendo così la mia mente”. Il verso più bello è in Se: “Se chiudo gli occhi e penso a te è come volare sugli alberi sapendo che più in alto andrò più bello sarà raggiungerti. Raggiungerti nei sogni miei. E anche in tutti quelli tuoi”».

Insomma, a un certo punto, Diana è incinta e lei scappa. 

«Eravamo già nella fase del tira e molla. L’ho deciso in un attimo».

Perché le faceva paura della paternità?

«Avevo visto la mia famiglia finire. Io amo prendermi cura, sono proprio una nonna, ma se penso di creare fondamenta stabili, mi parte la paura del crollo che verrà. Poi, sono tornato, ma rischiavo di essere un compagno e un padre insofferente e frustrato».

L’altro grande amore, mi sembra di capire, è Clizia, l’unica che ha sposato.

«Ero sempre stato contrario al matrimonio, ma ero cieco d’amore. Nel pieno di tour deliranti, ero capace di prendere un aereo e fare 200 chilometri in auto per stare una sola notte con lei.  Uno che fa così è ovvio che si può anche sposare. Per lei ho fatto l’album Femmina, pensando a Nina, nostra figlia. La canzone che mi è più cara è Inesauribile: Clizia era incinta, era bellissima, con un’energia meravigliosa e io racconto di Nosferatu che sa di avere una natura oscura, che quando ha fame diventa incontrollabile, ma è attento alla creatura famelica che la sua donna porta in grembo e a questa donna bionda e pura. Le dice “ti prego, non temere se a volte navigo nel buio più profondo”. È la mia promessa che farò di tutto per difenderla dalla mia stessa natura».

E lottando con la sua natura le è stato fedele?

«Hai voglia… Lei mi ha conosciuto in un locale, io sfatto con due tipe. Sapeva com’ero, però sono cambiato. Non è stato difficile finché le cose sono andate bene, ma la parte nera si nutre delle incertezze e dei problemi e lei ha iniziato a essere stragelosa, a invadere i miei spazi artistici: se non facevo un video con lei, mi accusava di avere un’altra. Ha alimentato Nosferatu e il lupone è tornato».

Con Scamarcio, si è chiarito?

«No e non m’interessa. Mi ha fatto troppo male».

La sua ex moglie, però, le è stata vicina nei cinque mesi in cui, per disintossicarsi, è stato chiuso in casa, anche legato al letto.

«Quella fase si è conclusa col mio concerto al Forum di Assago del marzo 2019: il primo di una rinascita fortemente voluta soprattutto per dare un padre sano ai miei figli. Scendo dal palco tutto felice e lei era nera. Mi chiede “perché non mi hai ringraziato?” Ma amare è esultare per il successo dell’altro, buttarsi nel fuoco per la gioia dell’altro. Per me, è finita quel giorno. Siamo al grande quesito: cos’è l’amore? Forse, e questo è il mio problema, prima di imparare ad amare, bisognerebbe imparare a farsi amare».

E lei ha finalmente imparato?

«Sinceramente, no. Sono più pacato, riflessivo e la nascita di Nina mi ha fatto riconciliare con le donne. Forse, ho imparato ad amare me stesso ed è già un inizio: dà qualcosa anche a chi mi ama».

 (questa intervista è stata pubblicata sul settimanale F del 17/25 febbraio 2021)

 

 

 

 



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