“Ipotesi zona arancione o interventi mirati”


Per la provincia di Brescia, particolarmente colpita dai contagi da Covid-19, si profila un intervento a breve del governatore della Lombardia, Attilio Fontana. “Nella lettera che ho inviato ieri al ministero della Salute ho fatto due ipotesi: l’istituzione della zona arancione in tutta la provincia di Brescia con la chiusura delle scuole o in alternativa alcuni interventi localizzati in alcuni Comuni dove i dati sono più brutti. La decisione la prenderò quando riceverò la risposta dei tecnici da Roma”, dice in un’intervista a Repubblica.


Sul fatto che un anno fa la Regione non abbia istituito la zona rossa ad Alzano e Nembro, il presidente precisa: “Le zone e le fasce sono due cose diverse. Io non potevo e non posso ancora oggi prendere provvedimenti che limitino la possibilità di uscire da un Comune e che facciano intervenire la polizia con i posti di blocco. Con i nuovi Dpcm le Regioni possono intervenire con restrizioni nelle zone che vengono ritenute più pericolose, ma senza limitare la libertà di movimento delle persone”, afferma.

Per il governatore della Lombardia, l’esecutivo è partito con il piede giusto finora. “Per quanto mi riguarda, sì. Il ministro Garavaglia, appena è stata annunciata la chiusura degli impianti di sci, è venuto qui a parlare con tutti i rappresentanti del turismo. La ministra Gelmini mi è sembrata molto aperta sui problemi che riguardano il nostro territorio”, spiega nell’intervista a Repubblica. L’approccio rigorista non viene contestato: “Non è mai stata mia abitudine entrare nel merito delle scelte di carattere sanitario del governo. Che siamo ancora davanti a una situazione seria mi sembra evidente”, afferma Fontana.

Per il presidente serve una “libertà controllata”, con “provvedimenti mirati solo per circoscrivere alcuni focolai particolari”. Un esempio? “La Lombardia ora è in zona gialla e ci sono comunque delle limitazioni. Se esistono altre zone in cui l’andamento del contagio è preoccupante è giusto che si sappia in anticipo ogni settimana cosa si potrà fare”.

Sulla questione dei ristoranti aperti a cena, cavallo di battaglia di Matteo Salvini, “non c’è nulla di male – ritiene Fontana – se si rispettano le regole e tutte le linee di condotta. Molto meglio quattro persone che cenano al ristorante sedute a un tavolo distanziate, che gli assembramenti che abbiamo visto domenica davanti allo stadio di San Siro o la sera fuori dai bar. Finisce che magari a tavola a casa si trovano in ventiquattro. Meglio dare un po’ di libertà controllata che regole rigide che vengono violate senza che nessuno intervenga”.




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