Milan, bilancio post derby: cosa salvare e cosa no dopo l’Inter

I rossoneri hanno tirato in porta più degli avversari e non sono mai apparsi rassegnati, nonostante lo svantaggio. Lo scontro con l’Inter, però, ha evidenziato la differenza di solidità tra le due squadre

La tentazione di abbandonarsi al disfattismo, quando perdi 3-0 il derby che valeva la vetta della classifica, è sempre dietro l’angolo. “Ecco, altro che scudetto, ora sarà difficile anche conservare un posto tra le prime quattro”: il “mood” rossonero sui social network era più o meno questo, nelle ore che hanno seguito il 3-0 dell’Inter sul Milan. C’è del vero, nel senso che la qualificazione alla prossima Champions – obiettivo stagionale dichiarato da allenatore e dirigenza – è tutt’altro che scontata e il margine è sceso a 6 punti. Però Pioli e i giocatori, nelle dichiarazioni ai microfoni e nei post sui profili social personali, non hanno dato l’impressione di essere rimasti tramortiti dalla “Lu-La” nerazzurra. Il concetto che vogliono far passare è questo: ok, abbiamo perso male una gara sentitissima, ma la strada è ancora lunga. E a inizio stagione tutti avrebbero firmato per essere secondi a febbraio.

Il rosso…

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Trovare qualcosa di positivo nella prova di domenica dei rossoneri – come proviamo a fare di solito in questa rubrica – stavolta è impresa complicatissima. Da salvare c’è poco, ma se non altro il Diavolo non s’è arreso mai, provando fino all’ultimo a impensierire un avversario che ha dimostrato sul campo di essere più forte. Ibra ha tentato un blitz nei primi minuti dopo l’intervallo: se Handanovic non avesse risposto da campione, la partita avrebbe potuto prendere una piega diversa. Complessivamente, il Milan ha tirato in porta più dell’avversario: 8 volte contro 6. Un numero che va “pesato”, perché la qualità delle occasioni create dall’Inter è stata nettamente superiore, ma che testimonia almeno la voglia di provarci dei rossoneri.

… e il nero

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Il guaio, per Pioli e per il Milan, è che la partita s’è messa subito nel peggior modo possibile: dare a Lautaro e Lukaku la chance di scatenarsi in azioni di rimessa fin dal 5′ di gioco è come consegnarsi a un’esecuzione sportiva praticamente certa. In difesa per i rossoneri non ha funzionato nulla: andavano in affanno quando perdevano palla ed erano costretti a correre all’indietro, ma erano tutt’altro che ermetici anche a retroguardia schierata. Basta guardare il secondo gol, nato dai piedi di Handanovic: nessun duello diretto è stato vinto, fino a quando Lautaro non ha corretto in rete il cross basso di Perisic. Davanti non è andata granché meglio: a parte Ibra, nessuno degli uomini con compiti offensivi s’è reso protagonista di una prestazione del livello richiesto. Preoccupa soprattutto la condizione di Calhanoglu: gli manca ancora “gamba”, dopo il lungo stop per il Covid. Così com’è ora, non può essere di grande aiuto a Zlatan.


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