Un’impresa alla «Forrest Gump»? Tutti citano il film, ma nessuno si ricorda di Figueroa, il primo- Corriere.it

È spesso abusata per i runner la denominazione di «Forrest Gump ad honorem», ultimo di una lunga fila ad essere stato fregiato di tale titolo è stato Nick Butter per aver fatto 211 maratone in due anni, ma si dimentica di dire che alla base del fortunato personaggio del film interpretato da Tom Hanks c’è una storia vera. È quella di un carneade, tale Louis Michael Figueroa, che quarant’anni fa, dopo esser arrivato primo di categoria alla maratona di Los Angeles, intraprese un percorso dalla sua città New Brunswick, nel New Jersey, fino a San Francisco per sostenere attivamente con una raccolta fondi l’American Cancer Society. A spingerlo all’impresa inedita per i tempi, correre per più di due mesi di fila, fu la sofferenza di un adolescente malato oncologico, fratello di un suo caro amico. Così in cuor suo fece un voto ossia che avrebbe «corso per tutta l’America se lui avesse sconfitto il cancro».

Le origini del fenomeno

La corsa di Louis si concluse su una panchina dove con naturalezza rispose ad un reporter che gli chiese come avesse fatto: «Mettendo un piede davanti all’altro. Quando ero stanco dormivo, quando avevo fame mangiavo, quando dovevo andare in bagno ci andavo», trent’anni dopo diventata una battuta di Forrest Gump. A distanza di anni Figueroa fece due bis, prima per sensibilizzare le persone alla lotta contro la leucemia poi contro la violenza sui minori elevando la corsa a metafora di come si possa fare qualunque cosa, una mission ripresa dai seguaci inconsapevoli delle sue gesta e portata sul grande schermo. Prima però la storia è stata raccontata in un libro alla base del fenomeno del gumpismo, ad opera di Winston Groom, finalista al premio Pulitzer, scomparso lo scorso anno. Al romanzo Forrest Gump iniziò a lavorare nel 1985, ossia tre anni dopo l’impresa di Figueroa ma a quanto pare l’idea del personaggio del titolo gliela fornì il padre che gli raccontava di un ragazzo noto come «il lento» non proprio un atleta ma un valente pianista. Il protagonista del libro diventò nel 1994 l’omonimo film diretto da Robert Zemeckis, il cui successo trascinò le vendite del libro oltre a diffondere il gumpismo. Come spesso accade, l’autore del libro non apprezzò molto il film in quanto meno complesso e piuttosto ingenuo e avrebbe preferito maggior fedeltà alla sua versione, pur riconoscendo che «non avrebbe avuto lo stesso successo».

La missione prima della corsa

Sta di fatto che la famosa corsa raccontata nel film vincitore di sei Oscar è ispirata al libro tralasciando per l’appunto Figueroa, rimasto un carneade sconosciuto. Di certo la diffusione del gumpismo e del suo proselitismo molto deve al film e al personaggio ispirato al libro tanto che citando una battuta «tutti mi chiamano Forrest Gump» può dirsi che tutti vengano chiamati dei nuovi Forrest Gump ogni qualvolta che stabiliscono nuovi record di corsa endurance. Ma quello che non hanno ereditato dal dimenticato Figueroa è spesso lo scopo di sostenere e sposare una causa preferendo superare dei limiti e far crollare dei record. Ma come ha capito a soli sedici anni il runner partito per sostenere l’ American Cancer Society, l’importante non è farsi in lungo e in largo grandi spazi di corsa ma farlo a sostegno di una causa superiore e non impegnarsi in una missione per conto del proprio ego.

23 febbraio 2021 (modifica il 23 febbraio 2021 | 18:42)

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