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Inter, Eriksen-Perisic arma (doppia) in più

Inter Eriksen Perisic arma doppia in piu
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Il tecnico iniziò con Sensi e Biraghi, poi è toccato a Gagliardini e Young: gerarchie ribaltate, ecco come Antonio ha trovato la quadra

Addio sbilanciamento, benvenute nuove gerarchie. La missione scudetto dell’Inter ha due nuovi volti, oltre ai soliti noti. Perisic ed Eriksen sono a tutti gli effetti acquisti in ritardo. Giri immensi, fattori esterni, sliding doors, talento messo a disposizione per un obiettivo comune, abnegazione. Le parabole di Ivan e Christian erano impensabili qualche mese fa, Conte se le gode e non potrebbe essere altrimenti: “Il compito di un allenatore è far capire a ogni calciatore le proprie idee, penso a Eriksen e Perisic: mi rende orgoglioso il fatto che loro, come altri, stiano migliorando”. Se il centrodestra è stabilmente di Hakimi e Barella, e guai a toccarli, dall’altra parte ha spesso dominato il caos, con rotazioni più o meno volute anche a causa di qualche infortunio di troppo. Dopo un anno e mezzo, Conte ha i suoi uomini anche di là. L’Inter non è più sbilanciata da una parte, il 2-0 al Milan ne è la prova: strappo a destra, epilogo a sinistra. E per gli avversari sono dolori.

Rivoluzione

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Si avevano già avuti sentori di rivoluzione a Firenze: assist di Hakimi, gol di Perisic. Primi passi del nuovo Ivan, a cui hanno fatto seguito quelli da gigante di Eriksen. Risultato: due che potrebbero tranquillamente partire diversi metri più avanti, come spesso fatto in carriera, ora sono funzionali all’idea di calcio di Conte. Uno da esterno a tutta fascia e l’altro da mezz’ala completa. Rivoluzione. Cambio di rotta che apre un solco nelle gerarchie, in una zona del campo che in queste due stagioni è stata occupata da diversi interpreti, con alterne fortune. L’undici nerazzurro ora può essere recitato a memoria, fino a poco fa ci si fermava a nove giocatori nell’elenco: quelle due maglie erano sempre in bilico, le vittorie contro Lazio e Milan sembrano aver tolto qualunque dubbio.

Nel primo anno

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L’evoluzione del centrosinistra è sotto gli occhi di tutti, basta ripercorrerne le tappe per comprendere i cambiamenti in questi due anni. Nell’agosto 2019 Perisic era stato spedito al Bayern perché non adatto al gioco di Conte ed Eriksen non era nemmeno nelle più remote fantasie dei tifosi. Per intenderci: nel match d’esordio contro il Lecce c’erano Asamoah esterno e Sensi mezz’ala. Il primo è sparito dai radar, il secondo è martoriato dai problemi fisici e difficilmente sarà una pedina su cui fare affidamento nel finale di questa stagione. Finché è rimasto a disposizione di Conte, sulla fascia l’ex Juventus si è alternato con Biraghi, tornato a Milano come riserva ma presto ritrovatosi titolare inamovibile per mancanza di alternative. Tanto che a gennaio la società è corsa ai ripari acquistando Young, con cui l’attuale esterno della Fiorentina si è spartito i minuti in campo fino a cedere completamente il passo nella campagna europea di agosto, con Young titolare fisso. A centrocampo, in estate Conte si è affidato esclusivamente a Gagliardini dopo averci provato anche Vecino, Borja Valero ed Eriksen. E anche Barella è stato schierato a sinistra nel primo anno del tecnico, prima di monopolizzare il centrodestra.

Quest’anno

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Porte girevoli, coppie improvvisate, tentativi. Asamoah-Sensi, Biraghi-Barella (a Dortmund, per esempio), Biraghi-Borja Valero (con la Roma in casa), perfino Lazaro-Gagliardini. Ad agosto Conte ha trovato i suoi uomini e in Europa League si è affidato a Young e Gagliardini, coppia riproposta spesso in questa stagione con Perisic utilizzato con il contagocce e Vidal a insidiare l’ex Atalanta. Il tentativo di giocare con il trequartista, con Barella più avanzato, ha un po’ spezzato la doppia catena, quella di sinistra e quella di destra, proteggendo la difesa con il doppio mediano. Esperimento fallito, per stessa ammissione di Conte. Dal Sassuolo in poi l’Inter è tornata stabilmente al 3-5-2, a eccezione della sfida contro il Verona con un inedito Perisic più avanzato, quasi a ridosso delle due punte. Ne sono passati di interpreti, ne sono stati fatti di tentativi. Conte è partito con Asamoah e Sensi, ha provato l’assalto all’Europa League con Young e Gagliardini e ora sogna lo scudetto con Perisic ed Eriksen. Nel mezzo, c’è stato di tutto. Ma il centrosinistra ora ha i suoi nuovi padroni



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