Pinot Ottina, l’italiano che scoprì Pelé partendo da un campo per prigionieri di guerra- Corriere.it

Foglizzo (poco pi di 2000 abitanti nel Canavese; pochi km da Torino), una domenica qualunque d’inizio anni ‘80. Ai margini del campo sportivo locale, un anziano guarda la Foglizzese giocare. Osserva e sussurra; parla, sorride (e fa sorridere). Quell’uomo distinto fra le tante cose che dice – valutazioni tecniche, indicazioni, riflessioni calcistiche –, a un certo punto se ne esce con un Io ho scoperto Pel…. Quasi nessuno lo conosce. Qualcuno ridacchia alle sue spalle, altri ne hanno compassione. Errore: quel signore canuto Giuseppe Pinot Ottina (1912-1992) ed davvero la scopritore di Edson Arantes Do Nascimento, O Rei. Ma chi pu credergli? Malgrado l’aspetto, sembra il solito avvinazzato che le spara grosse come balle di fieno. E invece no.

Pinot era nato proprio a Foglizzo nel 1912. A nemmeno vent’anni si era arruolato nella Guardia di Finanza ed era stato spedito in Somalia, dove aveva prestato servizio fino alla seconda guerra mondiale. Alla caduta dell’Impero (fine del 1941) era stato fatto prigioniero dagli inglesi. E per anni aveva combattuto la noia del pow (prisoner of war, prigioniero di guerra), giocando a calcio e – soprattutto – guardando giocare. Ne valeva la pena: i maestri erano gli inglesi. Metodi di allenamento, tattiche, evoluzione dei ruoli e movimenti; con o senza palla. Praticamente una universit del calcio (comprensiva di vitto e alloggio) gi pagata. Finalmente libero, solo di passaggio in un Italia devastata, la decisione di emigrare in Sudamerica, nuova Mecca anche del calcio. Anche per lui che, come allenatore, ci aveva solo provato per qualche mese alla Foglizzese.

Sbarcato in Sudamerica, per i primi anni ‘50, gir in squadrette locali cilene, peruviane e boliviane. Poi and in Brasile, dove le sue idee, i suoi modi, la sua origine italiana (dell’Italia, l si ricordavano tutti la doppia vittoria ai Mondiali) gli spalancarono le porte di un club emergente. il 1954 ed il Santos di San Paolo sta per spiccare il volo. I dirigenti bianconeri cercano un tecnico che possa fornire know how a un settore giovanile ricco di talento. Cercano un insegnante, pi che un allenatore. E lui – sconosciuto ai pi e senza esperienza ad altissimo livello – ci prova. E in pochi mesi, sebbene il rendimento della prima squadra nel campionato si rivelasse un vero disastro, mise a segn due colpi memorabili.

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Il primo fu il lancio in prima squadra di un’ala 17enne, Jos Macia Pepe (poi 750 presenze e 428 gol nel Santos; vincitore di due Mondiali); il secondo in un pre-partita del campionato Paulista: quello di buttare un occhio ai margini del campo. L, uno dei raccattapalle – smilzo e bassino, di soli 14 anni – incantava facendo la foca col pallone. Quel ragazzino Pel, futuro O Rei. Immediatamente consigli ai dirigenti del Santos di contattare il Bauru (minuscolo club dove Edson era tesserato) per il passaggio nelle giovanili bianconere. Negli stessi giorni Giuseppe Ottina fu raggiunto dalla proposta personale – completa di fotografia autografata – del Generale Juan Domingo Pern, presidente dell’Argentina, che gli offriva la panchina dell’Albiceleste. Che Pinot avrebbe rifiutato. Perso il treno dell’Argentina – dopo 4 sconfitte di seguito nel campionato di Rio-San Paolo – Ottina fu esonerato dal Santos. Al suo posto, l’uomo che avrebbe cambiato la storia del calcio sudamericano, vinto titoli continentali e mondiali per club, valorizzato i talenti scoperti da Ottina: Lus Alonso Prez Lula. Il grande demiurgo degli anni d’oro del Santos.

E mentre i bianconeri in Brasile cominciavano a macinare vittorie e ammirazione (e Pel s’imponeva come calciatore pi forte di sempre), Pinot scelse di tornare in Italia. Complice una moglie malata e il richiamo della serie A. Nel ‘55-’56 eccolo sulla panchina del Novara. Campionato difficile, dirigenza scontenta ed esonero alla 22, dopo una sconfitta a Roma (2-1). Inutile per evitare la retrocessione in B. Quindi il Torino gli offr il ruolo di osservatore per il Sudamerica, prima dell’ultimo tentativo come capo-allenatore del glorioso Casale (stagione 1958-59), sprofondato in terza serie (14 posto). Punto conclusivo di una parabola personale condizionata da idee (troppo) innovative e di un sostanziale mancanza di concretezza sul campo; solo nei risultati. Malgrado il fiuto e il talento.

Poi, un ventennio come osservatore e scopritore di talenti per grandi club ed una commovente rimpatriata. Nel 1961 il Santos gioc in Piemonte varie amichevoli di una tourne, lui pot riabbracciare Edson, accompagnarlo in giro per Torino, fargli da interprete fra monumenti e musei. O Rei gli fu grato, ospitandolo nelle amichevoli di prestigio (2-0 alla Juve; 5-0 alla Roma; 4-1 all’Inter). Ottina si ritir, dopo una vita da uomo di calcio, tre mogli e tante storie da raccontare, nella sua Foglizzo. Sconosciuto ai pi, conosciuto al grande calcio. Oggi riposa nel cimitero del suo paese natale. Lo stesso Pepe volle ricordarlo nella propria autobiografia. Riconoscimento sufficiente?

24 febbraio 2021 (modifica il 24 febbraio 2021 | 07:18)

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