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Massimo Ghini, il figlio Lorenzo e il Covid: «Un’odissea. Ai genitori dico: fate attenzione»- Corriere.it

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Roma– «Il mio era solo un avvertimento per gli altri genitori!». Massimo Ghini è frastornato dal clamore che ha suscitato l’aver raccontato la brutta avventura vissuta dal figlio. «Lorenzo è il più grande dei miei quattro figli, ha 25 anni e vive a casa con me — spiega l’attore — ma in questo periodo di clausura ha deciso con altri quattro amici di prendere in affitto un appartamento per condividere il condivisibile: che so… vedersi insieme una partita, giocare alla playstation… Insomma, cercava un po’ di libertà. Ovviamente avevano tutti preventivamente fatto il tampone rapido: tutti negativi. Loro erano tranquilli e anche io ero relativamente tranquillo, perché non è che andassero a fare assembramenti per l’aperitivo o altro, stavano chiusi a casa, ma si facevano compagnia. E bisogna pure capirli: i giovani non ce la fanno più a sopportare la clausura, hanno bisogno di sfogarsi. Inoltre, mio figlio è maggiorenne, può decidere quello che vuole».


«A un certo punto mi telefona, dicendo che non si sentiva bene e, quando ha scoperto di essere positivo, ha deciso di non tornare a casa, per non creare problemi in famiglia. Quindi ho consultato un nostro amico medico che, quando ha capito i sintomi, ha deciso subito di mandargli un’ambulanza e trasferirlo in ospedale: gli è stata diagnosticata una polmonite bilaterale».

«Sì, è un ragazzone di un metro e novanta… per fortuna ha superato la fase difficile, ma sta facendo la quarantena in un Covid hotel e poi, finalmente, tornerà a casa».

Un grande sospiro di sollievo e tanta felicità.

«Ovvio, però, avendo felicemente superato quest’avventura, ho creduto giusto allertare gli altri genitori, come a dire: tenete alto il livello di attenzione, il controllo, perché non è vero che i giovani sono immuni e, nonostante le varie precauzioni, può succedere quello che è capitato a noi».

Un invito a tenerli chiusi?

«Assolutamente no. D’altronde anche io in questo periodo ho continuato a lavorare sul set e, nonostante tutti fossimo tamponati, qualche caso di Covid c’è stato: stiamo parlando di una malattia terribile, maligna… sbrighiamoci con i vaccini».

«Per fortuna tutti bene ma, quando è uscita la notizia di Lorenzo, mio figlio Leonardo, che sta lavorando con Fausto Brizzi in un altro film, è stato tempestato di telefonate: credevano che fosse lui il positivo! Allora mi ha telefonato disperato chiedendomi: papà che hai detto? Non capiva cosa stesse accadendo. La figlia più piccola, Margherita, studia a Londra: voleva rientrare per Pasqua e noi, con grande tristezza, le abbiamo consigliato per il momento di restare là, non vorremmo che, magari in aereo… Per noi è un sacrificio, ma necessario. Ciò che mi dispiace è un’altra cosa».

«Che sono stato preso di mira sui social: sono arrivati a dire che sono il solito pazzo che, pur di farsi pubblicità, tira fuori la storia del figlio! Roba da matti! Un tizio ha scritto addirittura che sono un padre che abbandona i figli e che Lorenzo dovevo “educatamente incatenarlo a casa”… La gente non sa proprio quello che dice».

Lei è uomo di cinema e di teatro: la speranza della riapertura dal 27 marzo?

«Una domanda da un milione di dollari. Lunedì scorso ero con i colleghi a manifestare, davanti al Teatro Brancaccio, per la riapertura, ma non ce lo possono dire dall’oggi al domani, soprattutto a noi che lavoriamo nel teatro privato. Per i palcoscenici pubblici, la questione è più facile, in tutto questo periodo hanno avuto contributi sostanziosi, ma noi no e non possiamo rialzare il sipario e proporre solo monologhi. Il ministero della cultura deve usare una bilancia di sostegno economico che non penda solo da una parte, ma sia equilibrata».

26 febbraio 2021 (modifica il 26 febbraio 2021 | 07:13)

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