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nel Sei Nazioni un’altra sconfitta per gli azzurri- Corriere.it

nel Sei Nazioni unaltra sconfitta per gli azzurri Corriereit
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L’agonia diventa uno strazio cui non si trova modo di mettere fine, contro l’Irlanda nel terzo turno del Sei Nazioni l’Italrugby allunga a 30 la serie di sconfitte consecutive nel Torneo, 5 anni di carestia che iniziano a minare la resistenza di chi fa dell’ottimismo la propria ragione di vita. Lo stadio Olimpico deserto amplifica la delusione, perch non c’ partita, se non una sfida impari, gioco frammentario, giovani azzurri che avranno pure un futuro ma che devono calarsi fino in fondo nell’angoscia del presente. L’Irlanda, reduce da 2 sconfitte in apertura con Galles e Francia, non fa sconti, arriva a Roma con l’unico scopo di raddrizzare il proprio cammino e non si concede sbavature: la punizione pesante, 48-10, 6 mete a 1, un mare di gioco contro una marea di errori.

L’Italia prima di iniziare paga un conto salato alla sfortuna, Varney si fa male a una mano durante il riscaldamento e una delle poche cose che fin qui sembrava funzionare, la coppia mediana con Garbisi, diventa subito utopia. A dirigere la mischie entra Braley e il ritmo ne risente. Si parte e Garbisi mette dentro un piazzato in apertura, il solito vantaggio (3-0) iniziale che sa di illusione e vana speranza. L’abbrivio dura un attimo, il tempo di dare a Sexton, un totem in verde (8/8, 18 punti), l’opportunit di pareggiare dalla piazzola e ogni lampo di azzurro viene spazzato via. L’Irlanda una macchina perfetta sui punti di scontro in mezzo al campo, l’Italia un concentrato di buona volont e poco pi. In meta vanno Ringrose, Keenan e Connors prima dell’unica fiammata azzurra: Garbisi inventa uno slalom tra gli avversari per offrire a Meyer un invito a nozze. Meta di consolazione in chiusura di primo tempo (27-10), poco pi di uno zuccherino che non riesce ad addolcire l’amaro sapore del sentirsi inadeguati a questo livello.

Nel secondo tempo altre 3 mete irlandesi (Stander, Connors ed Earls), punto di bonus offensivo per gli ospiti che oramai d’obbligo per chiunque incroci sulla propria strada l’Italia, 2 cartellini gialli figli dello sfinimento per gli azzurri che a lungo sono costretti a giocare in 13. Se si vuole continuare a guardare avanti, a mettere altri mattoni per la costruzione della cattedrale (cit. Franco Smith), a evitare che questa generazione cresca convivendo solo e sempre con le sconfitte, c’ l’assoluto bisogno di trovare qualcosa cui ancorarsi: la mischia, la touche, la difesa, fondamentali del gioco del rugby. L’Italia sembra averli smarriti lungo il suo percorso di crescita.

27 febbraio 2021 (modifica il 27 febbraio 2021 | 17:44)

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