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Omicidio Khashoggi, il rapporto Usa accusa il principe saudita Mbs

Omicidio Khashoggi il rapporto Usa accusa il principe saudita Mbs
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“Riteniamo che il principe ereditario dell’Arabia Saudita Muhammad bin Salman abbia approvato un’operazione a Istanbul, in Turchia, per catturare o uccidere il giornalista saudita Jamal Khashoggi”. Questa la conclusione cui giunge il rapporto divulgato oggi dall’Ufficio del Direttore dell’Intelligence nazionale americana.

Generali, esperti legali, agenti segreti, un team di quindici persone avrebbe pianificato l’omicidio fin nei dettagli, compreso l’ultimo, macabro depistaggio: indossare i vestiti e l’Apple watch del morto, e far credere che il giornalista avesse lasciato da solo il Consolato generale di Istanbul. Nell’ultima delle quattro pagine del rapporto stilato l’11 febbraio dalla Cia e reso pubblico oggi, sono indicati ventuno nomi. Sono quelli delle persone coinvolte, in modo diretto o indiretto, nella morte di Khashoggi, editorialista del Washington Post e dissidente, ucciso il 2 ottobre 2018 all’interno del consolato saudita di Istanbul, dove era andato per ritirare alcuni documenti matrimoniali.

Il suo corpo sarebbe stato fatto a pezzi. Dal raffronto con le conclusioni dell’inchiesta dell’Alto commissariato dell’Onu pubblicata il 19 giugno 2019, emergono anche i ruoli svolti da alcuni di quei ventuno nomi e, dunque, il “coinvolgimento” diretto del principe. Mohammed bin Salman ha sempre negato di essere stato a conoscenza dell’operazione per eliminare il dissidente, ma l’elenco delle persone coinvolte risulta di alto livello e, in alcuni casi, strettamente legato al sovrano saudita.

Il primo e’ Maher Mutreb: generale, braccio destro del principe, apparso in molte foto ufficiali al fianco di bin Salman nei viaggi in Europa e negli Stati Uniti. Mutreb conosceva da anni Khashoggi, avendo lavorato all’ambasciata di Londra, dove il giornalista era andato in esilio. Salah Al Tubaigy era il piu’ importante esperto legale del ministero dell’Interno saudita. A lui sarebbe spettato il compito di ‘ripulire’ la scena del delitto, cancellando impronte digitali e tracce di sangue. Fahad Shabib al-Balawi e Walee Adbullah al-Shihri risultano membri della Guardia reale saudita, mentre Turki Muserref al-Shihri un ufficiale dei servizi.

Il ruolo di guida dell’operazione sarebbe stato svolto da Mustafa Mohammed al-Madani, indicato come l’uomo che diresse l’assassinio. Secondo il report delle Nazioni Unite, dopo l’omicidio, Madani indosso’ vestiti, occhiali e Apple watch di Khashoggi, oltre a una barba finta, simile a quella del giornalista, e usci’ dal retro del consolato per avvalorare l’ipotesi che il giornalista avesse regolarmente lasciato da vivo la residenza diplomatica. Il piu’ alto in grado nell’operazione sarebbe stato Saud al-Qahtani, stretto collaboratore del principe, rimosso dal ruolo di consigliere reale dopo che il suo nome era stato reso pubblico.

Sarebbe stato lui l’uomo che per anni aveva cercato di convincere Khashoggi a tornare in Arabia Saudita, dopo che il giornalista si era trasferito a Washington per paura di una rappresaglia. Nell’elenco di persone indicate dalla Cia non compare, invece, Mohammad al-Otaibi che ricopri’ il ruolo di console generale al tempo della morte di Khashoggi.

In una registrazione pubblicata dagli investigatori dell’Onu, Otaibi aveva parlato, in quei giorni, di una “missione altamente segreta”. Il console poi aveva lasciato Istanbul, senza dare piu’ notizie. Il 23 dicembre 2019, al termine di una veloce inchiesta che aveva riconosciuto l'”assassinio premeditato” del giornalista, la corte saudita ha condannato alla pena di morte cinque membri del team e a 24 anni di prigione altri tre, ma il principe anche allora aveva negato di essere stato a conoscenza del piano

 





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