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“Qui in America non capiscono Draghi. Nessun conservatore sta con la sinistra”

Qui in America non capiscono Draghi Nessun conservatore sta con
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Carlo Fidanza, responsabile Esteri e Capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento Europeo, si trova al CPAC, la più grande manifestazione dei Conservatori americani. Che aria tira?

I Conservatori sono un pezzo fondamentale della galassia repubblicana americana, forse quella politicamente e culturalmente più solida. Qui non ci sono esaltati con le corna, cospirazionisti o suprematisti, c’è solo uno spaccato significativo dei 75 milioni di americani che hanno votato Trump. E qui lo hanno sostenuto perché Trump ha sposato la loro agenda politica, perché i Conservatori americani preesistono a Trump e ci saranno anche dopo. Qui a Orlando (Florida) la ferita di quella che viene considerata dai più una “vittoria rubata” da Biden è ancora aperta, ma si guarda già alla rivincita con entusiasmo. Alle elezioni di Mid Term del 2022 nelle quali i Repubblicani cercheranno di riconquistare la maggioranza al Senato e imbrigliare così Biden. E si guarda al 2024 con un dibattito molto forte sul ruolo di Trump, sulla sua eventuale ricandidatura alla presidenza e sulla volontà di non consentire al vecchio establishment repubblicano di porre fine al progetto “America first” di Trump. Per questo c’è grande attesa per il suo intervento di domani qui al CPAC. La sensazione è che, comunque vada a finire questo dibattito interno, nessun candidato presidenziale potrà essere scelto senza o addirittura contro Trump. Che ha fatto molti errori ma rimane imprescindibile.

Che cosa vi accomuna ai Conservatori americani?

Sto seguendo il loro dibattito, ci sono molti elementi tipici americani ma anche tantissimi tratti comuni con il nostro, con la battaglia culturale tra globalisti e patrioti che si combatte a tutte le latitudini.La libertà di espressione contro le censure politiche dei Big Tech e dei media mainstream, la difesa dei confini nazionali contro l’immigrazione irregolare, la tutela della famiglia e della vita, la difesa della storia e della civiltà americana contro la rimozione di simboli e il politicamente corretto, una politica estera orientata all’interesse nazionale senza avventurismi ed “esportazione di democrazia” tipica dei Dem (come vediamo anche dai nuovi attacchi in Siria), una posizione dura contro la Cina considerata la vera minaccia globale, la difesa dell’economia reale e dei lavoratori contro la finanza speculativa.Un’agenda che ha quindi molti punti di contatto con quella di Fratelli d’Italia e di Giorgia Meloni, che non a caso fu ospite sul palco del CPAC già due anni fa, iniziando un percorso di crescita internazionale culminato con la sua elezione a capo del partito dei Conservatori europei.

E dell’Italia cosa dicono?

Ci guardano con interesse, seguono con ammirazione il percorso di Giorgia Meloni ma non si capacitano. Spiegare a un repubblicano americano abituato a due partiti, all’elezione diretta del Presidente della Repubblica e a un culto ossessivo per la libertà e la democrazia, che in Italia siamo al terzo governo in tre anni, che nessun cittadino ha mai dato un voto ai due premier che si sono succeduti, che quando c’è una crisi politica anziché far votare i cittadini si chiama un tecnico gradito a Bruxelles. Tutto questo è un orizzonte incompatibile con la loro mentalità. Strabuzzano gli occhi e faticano a comprendere. E forse, devo dirle, noi italiani ci siamo assuefatti troppo presto a una dinamica che non è normale per una democrazia occidentale. A nessuna latitudine.

Un’ultima domanda: questa sua presenza negli USA è anche una risposta a chi dice che, essendovi messi all’opposizione di Draghi, verrete marginalizzati?

Noi qui siamo di casa, anche quest’anno avevano previsto l’intervento dal palco di Giorgia Meloni (poi saltato per ragioni personali, ndr). Io ho il delicato ruolo, insieme ad altri, di alimentare questa rete di relazioni che ci sta dando molte soddisfazioni. Giorgia guida una famiglia  politica internazionale tra le più prestigiose e chi parla di marginalizzazione o isolamento confonde ancora una volta i suoi desideri con la realtà. Nessuno dei 44 partiti che aderiscono a ECR, il partito dei Conservatori europei, governa con la sinistra. Figuriamoci se avrebbe potuto farlo FdI che ha promesso ai propri elettori di andare al governo con il centrodestra e mai con Pd e M5S. La nostra sarà un’opposizione senza pregiudizi e senza sconti. Daremo una mano sulle cose che riterremo giuste ma saremo durissimi se si continuerà sulla falsariga del Conte 2.





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