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la famiglia fa causa alla polizia- Corriere.it

la famiglia fa causa alla polizia Corriereit
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Hey! Ho appena visto le foto di Kobe Bryant morto. Offro da bere a tutti urla, alzando lo sguardo dallo smartphone, il barista di Norwalk a cui sono appena state mostrate le immagini del corpo dilaniato dell’ex cestista Nba. A zoomare con le dita sullo schermo il poliziotto proprietario del telefonino, un giovane allievo impegnato sul luogo dell’incidente in cui, il 26 gennaio 2020, hanno perso la vita Bryant, la figlia Gianna e altre sette persone. Ma questo solo uno degli atti di negligenza della polizia di Los Angeles per cui Vanessa Bryant, la moglie di Kobe, ha chiesto che vengano resi noti i nomi dei quattro agenti che hanno fatto girare immagini non autorizzate del marito, della figlia e delle altre vittime.

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Kobe Bryant


Il team di avvocati

La polizia vorrebbe tenere per s queste informazioni, ma il team di avvocati di Vanessa sostiene che la contea non possa trovare un singolo caso in cui un agente, citato in giudizio per violazione dei diritti civili, sia stato autorizzato a restare anonimo. Non secretare i nomi dei poliziotti aumenta il rischio che gli hacker provino ad accedere ai loro dispositivi per trovare le fotografie e pubblicarle, si giustificano gli avvocati del corpo di polizia, che chiedono anche un esame forense per determinare se esistano ancora le immagini in questione. Insomma, la battaglia legale solo alle battute iniziali.

Rispetto

Nelle ore immediatamente successive all’incidente Vanessa Bryant aveva invocato rispetto per tutte le vittime. Ne aveva anche personalmente parlato con lo sceriffo Alex Villanueva, ricevendo rassicurazioni in merito. Non bastato. Da tempo ha citato in giudizio il dipartimento di polizia di L.A., chiedendo un risarcimento per negligenza e invasione della privacy. Di recente ha aggiunto alla causa anche il dipartimento dei vigili del fuoco. Come detto sostiene che agenti e pompieri, pure intervenuti sulle colline di Calabasas, avrebbero condiviso immagini dei resti dei corpi di Kobe, Gianna e delle altre vittime con colleghi e altre persone. Proprio come il barista di Norwalk.

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Il cordoglio mondiale


Il fotografo

A scattare le foto, invece, sarebbe stato un solo poliziotto: ne avrebbe fatte tra le 25 e le 100, inviandole poi alla maggior parte degli agenti e innescando quindi un circolo di trasmissione. I dettagli della causa presentata dai legali di Vanessa sono scioccanti. Un agente, sentito che le foto stavano girando all’interno del distretto, le avrebbe pi volte richieste per poi condividerle con un amico con cui gioca online ai videogiochi. Quest’ultimo, racconta il Los Angeles Times, avrebbe poi rivelato agli inquirenti che le immagini mostravano i resti di una bambina. Un altro poliziotto, presente sul luogo dell’incidente, avrebbe invece inviato gli scatti ad un detective vicino allo sceriffo Villanueva. Ma l’accusa della moglie di Bryant si concentra sul ruolo dell’agente tirocinante. Doveva sorvegliare il sentiero che porta al luogo dell’incidente ma, ricevute le foto dei corpi carbonizzati di Kobe e Gianna, avrebbe iniziato a farle girare, mostrandole poi orgoglioso anche a persone completamente estranee alla vicenda, come la nipote. Poi l’episodio al bar di Norwalk: per far colpo su una ragazza avrebbe fatto vedere prima a lei poi al barista le immagini, zoomando per inquadrare meglio i dettagli. Tra cui il corpo senza vita di una delle piccole vittime dell’incidente e poi quello dell’ex Lakers. Una scena ripresa dalle telecamere di sicurezza del locale, che ha allertato Villanueva: lo sceriffo, secondo il Los Angeles Times, avrebbe dato 48 ore ai suoi uomini per far sparire le foto, sperando di tenere la vicenda segreta. Poi ha aperto un’indagine interna, definendo la condotta degli agenti disgustosa e inconcepibile.

La reazione della polizia

Le azioni che abbiamo intrapreso sono state quelle corrette in circostanze straordinarie — si difeso —. La mia priorit era di assicurarmi che quelle foto venissero definitivamente cancellate. Una vicenda che ha scosso Los Angeles. Il governatore della California Gavin Newsom lo scorso settembre ha firmato un disegno di legge che punisce chi, tra ufficiali di pace e primi soccorritori, scatta foto non autorizzate sulla scena di un crimine o di un incidente. La legge entrata in vigore il primo gennaio e prevede multe fino a 1.000 dollari. Troppo tardi per Vanessa Bryant, che ora vuole giustizia.

28 febbraio 2021 (modifica il 28 febbraio 2021 | 08:18)

© RIPRODUZIONE RISERVATA





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