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«Per vincere bisogna adattarsi»- Corriere.it

Per vincere bisogna adattarsi Corriereit
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Sergio Scariolo è un uomo di sport abituato a vincere e a viaggiare. Ma una tale combinazione di chilometri macinati e vittorie da ricordare è inedita anche per lui. Il tutto condito da un accavallamento di protocolli anti covid, quello Fiba, quello Nba e quello Usa, in confronto ai quali i nostri Dpcm sono barzellette. «In effetti il viaggio è stato come un romanzo», ha commentato dopo aver coronato la sua personalissima odissea con la sua prima vittoria da capoallenatore Nba. Nella notte tra venerdì e sabato, i Toronto Raptors hanno infatti battuto gli Houston Rockets 122-111, e in panchina non c’era il titolare Nick Nurse, positivo al covid, ma il suo primo assistente Scariolo. È la seconda volta che un italiano disputa da coach un match Nba, dopo un’analoga esperienza di Ettore Messina in sostituzione di Greg Popovich ai San Antonio Spurs.
Ma riavvolgiamo il nastro dall’inizio. «Dal 19 al 21 febbraio sono stato impegnato in Polonia con la Spagna», inizia il suo racconto Scariolo, che abbina al suo ruolo nella franchigia canadese, quello di allenatore della nazionale iberica. «Eravamo in una “bolla” organizzata dalla Fiba, per le due partite di qualificazione agli Europei (contro Polonia e Israele, entrambe vinte dagli spagnoli ndr). E quindi: test quotidiani, nessun contatto col mondo esterno, minimo rischio di contagio».

Lunedì il ritorno a Tampa, in Florida, dove, sempre a causa del covid, ora gioca la squadra di Toronto. E negli Usa cosa è successo?
«Sebbene nella mia settimana polacca fossi stato controllato ogni giorno, in un ambiente circoscritto a persone controllate nello stesso modo, ho dovuto seguire il protocollo Nba che impone una quarantena di sei test consecutivi, uno al giorno, prima di potermi riaggregare alla squadra».

Ma poi si è ammalato Nick Nurse, il capoallenatore.
«E con lui altri cinque membri dello staff. A quel punto, arrivati al quinto giorno su sei di quarantena e di test tutti negativi, sembrava che si fosse aperto uno spiraglio per accelerare la procedura, facendo due tamponi nella stessa giornata, alla vigilia del match contro i Miami Heat, in trasferta».

E così è andato da Tampa a Miami?
«Esatto, ma non con la squadra, in auto».

Da Tampa a Miami sono 450 chilometri, guidava lei?
«Eh no, per fortuna, in quel caso davvero sarebbe stata una punizione. Comunque arrivati a Miami abbiamo scoperto che non mi sarei comunque potuto sedere in panchina. E dopo la partita sono tornato a Tampa, sempre in auto. Ho ottenuto il via libera solo venerdì mattina, il giorno della partita con gli Houston Rockets».

Emozionato per la sua prima panchina da capo-allenatore Nba?
«In realtà no. È stata un’esperienza nuova, diversa. Ma non ho sentito una particolare emozione. Un’altra esperienza, per fortuna finita bene».

Ci saranno presto altre partite da allenare, quale sarà il suo obiettivo?
«Certamente continuare nella crescita della squadra. Guardando la classifica, oggi siamo quarti a Ovest, dopo aver cominciato con 2 vittorie e 8 sconfitte. C’è stata una gran turbolenza, come per tutte le squadre della Lega, ma si può dire che l’abbiamo assorbita bene».

Quest’anno l’abilità nello slalom tra contagi e tamponi conterà più delle doti cestistiche?
«Bisogna comunque avere una consistenza tecnica e fisica. Ma la cosa importante è concentrarsi sul gruppo, riuscire a capire che nessuno è imprescindibile, perché da un momento all’altro può venire meno. Sarà determinante mostrare una grande capacità di adattamento».

28 febbraio 2021 (modifica il 28 febbraio 2021 | 10:49)

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