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Crotone, riecco Cosmi, in A nove anni dopo l’ultima volta

Crotone riecco Cosmi in A nove anni dopo lultima volta
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L’allenatore torna in A nove anni dopo l’ultima volta. Ha segnato la storia del Perugia e lanciato talenti oggi consacrati. Ora deve salvare il club calabrese

Nicolò Delvecchio
@ndelvecchio8

Il Tevere lo ha svezzato, cresciuto, plasmato. Non nella parte in cui si insinua tra i ponti di Roma, specchio della grandezza e dei peccati della Capitale, ma più a nord, nel tratto che tocca Perugia e dà al capoluogo umbro il suo mare, nell’unica regione del centro senza coste. Ecco, Perugia: la storia di Serse Cosmi parte da lì, dalle rive del Tevere su cui pescava con il padre Antonio e che hanno battezzato la sua prima, grande esperienza in panchina.

Ora, dopo quasi 9 anni di assenza e qualche passaggio a vuoto di troppo, Serse ritrova la Serie A: la missione affidatagli, quella di salvare il Crotone dalla retrocessione, sembra quasi impossibile, ma di sfide impossibili “l’uomo del Fiume” si è nutrito per tutta la carriera. Un personaggio carismatico, focoso, mai banale. Allenatore a tempo pieno e dj part-time, con il nome di un Re persiano che è in realtà un omaggio a un gregario, quel Serse Coppi fratello di Fausto: “Conservo un biglietto che il ciclista mandò a mio padre come ringraziamento per aver messo a me il nome di suo fratello defunto”.

La prima volta in A

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Quando Cosmi torna nella sua Perugia, nel 2000, è un allenatore che in 10 anni di carriera non è mai andato oltre la C1. I Gaucci, padre e figlio, gli affidano la panchina di Carlo Mazzone e lo rendono il simbolo di una filosofia, oltre che di una squadra. L’obiettivo del Perugia è trovare giocatori giovani, forti e a basso costo da tutte le parti del mondo. Come successo con Hidetoshi Nakata, scoperto, valorizzato e venduto alla Roma per 30 miliardi a gennaio 2000. Così, con Alessandro Gaucci, il tecnico passa ore e ore a guardare video di partite di qualsiasi campionato: dal Paok arriva Zizis Vryzas, che nel 2004 vincerà l’Europeo con la Grecia. Cosmi lo nota durante un’amichevole e dà ordine di comprarlo: soddisfatto. Un anno dopo, dall’Aek, in Umbria sbarca il connazionale Traianos Dellas, che poi per tre stagioni giocherà con la Roma. E poi ancora Rezaei dall’Iran, Zeljko Kalac dall’Olanda e Ahn dalla Corea del Sud (verrà poi cacciato dal presidente dopo la rete all’Italia nel mondiale 2002). Dalle serie inferiori arrivano Fabio Grosso e Fabrizio Miccoli, strappato ai rivali di sempre della Ternana. I quattro anni di Cosmi sono i migliori della storia recente del club: il Perugia arriva undicesimo, poi ottavo, poi nono. Con lui, nel 2000-01, Marco Materazzi realizza il record di gol per un difensore in una singola stagione in Serie A, 12, un primato che resiste ancora. Vince l’Intertoto nella doppia finale contro i Wolfsburg (in quella d’andata segna Bothroyd, preso dal Coventry) e arriva fino ai sedicesimi di Coppa Uefa, dove viene eliminato dal Psv. Quell’anno, il 2003-04, si chiude però con una retrocessione, e il tecnico saluta.

Colombiani salentini

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Facciamo un salto di sette anni al dicembre 2011. Nel frattempo, Cosmi ha riportato il Genoa in A (ma la vittoria del campionato fu poi annullata per illecito sportivo), allenato l’Udinese in Champions League, mancato una promozione con il Brescia ed è uscito apparentemente indenne dai trita-allenatori Spinelli e Zamparini. Alla tredicesima giornata del campionato 2011-12 Cosmi subentra a Di Francesco sulla panchina del Lecce, ultimo a 8 punti. Il cammino dei salentini nel girone di ritorno è ottimo, e i giallorossi sono trascinati da due giocatori che ancora oggi, a 10 anni di distanza, sono decisivi nel nostro campionato: Juan Cuadrado e Luis Muriel, entrambi in prestito dall’Udinese. È il secondo, in particolare, a mostrarsi in tutto il suo talento: in 29 partite segna 7 gol, tra cui una doppietta alla Roma, ed è proprio il tecnico a paragonarlo a Ronaldo il Fenomeno: “Aveva 20 anni, ma si vedeva già la classe fuori dal comune. Io per lui avevo un debole, sono pochi gli attaccanti in grado di stoppare la palla in velocità come fa lui”. Ma anche con lo juventino si crea un bel rapporto: “Fisicamente è sempre stato molto forte. Ricordo che fece un gol partendo dalla difesa con scavetto finale al portiere, in un’azione in cui gli gridai di scaricarla a un compagno. Dopo la rete venne da me e mi disse ‘mister, se la ascoltavo col c… che segnavo!’”. I giallorossi non riescono a salvarsi, ma tra l’ambiente e il tecnico si crea un rapporto profondissimo: “A Lecce ho ritrovato il gusto di allenare. I tifosi salentini sono il massimo, meglio di qualsiasi altra tifoseria. E poi giocatori, società e la gente erano al di sopra di tutto il resto d’Italia”. Ma dopo pochi mesi è già tempo di andare via.

Sogno sfiorato

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Un altro salto, questa volta a marzo 2015. Cosmi, che nel frattempo ha avuto esperienze poco positive al Siena (in A) e al Pescara (in B) viene chiamato dal Trapani per salvare i siciliani dalla retrocessione in Lega Pro. La squadra è quintultima, ma a fine campionato si salva tranquillamente grazie ai 19 punti conquistati in 12 partite. Il miracolo però si materializza nella stagione successiva: i siciliani fanno un buon girone d’andata e uno straordinario girone di ritorno. Finiscono terzi in classifica, il risultato migliore della storia del club, ma devono arrendersi in finale al Pescara di Lapadula e Oddo. “Non mi dispiace che il Trapani non abbia conosciuto la Serie A, ma che la Serie A non abbia conosciuto il Trapani, intesa come città. Si fa sempre più fatica a riconoscere un calcio ricco di valori e a Trapani la gente ha cuore anche nel calcio. Non c’è solo il tifo: le persone ti sostengono con gli occhi, con i gesti, con l’atteggiamento. Tutto questo la rende una piazza di calcio diversa da tante altre”.

Il presente

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Il calcio però è strano e a Trapani, nel novembre 2016, viene esonerato con la squadra all’ultimo posto. A dicembre 2017 viene chiamato per salvare l’Ascoli, ultimo, e ci riesce, ma a fine stagione non viene confermato. Dopo un’esperienza negativa a Venezia viene richiamato a Perugia nel gennaio 2020, ma dura solo 16 partite. Ora c’è il Crotone, ultimo e in una situazione di classifica disperata: l’uomo del fiume, però, ha dimostrato di saper navigare anche nei mari più burrascosi.





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