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il Consiglio di Stato accoglie il suo ricorso- Corriere.it

il Consiglio di Stato accoglie il suo ricorso Corriereit
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Il Consiglio superiore della magistratura e persino il ministro della Giustizia, gli avevano negato la riconferma a procuratore di Arezzo. Motivo? Roberto Rossi, uno dei pm del caso Etruria, era stato consulente della presidenza del Consiglio e in quel governo come ministro c’era anche Maria Elena Boschi figlia di Pierluigi Boschi, ex vicepresidente di Banca Etruria poi indagato in alcuni filoni dell’inchiesta. Ma a distanza di quasi un anno e mezzo, il Consiglio di Stato ha stabilito non solo che i motivi di quel no del Csm erano infondati ma che il parere del ministro, all’epoca Alfonso Bonafede (M5S), era assolutamente illegittimo e configgeva con evidenza non solo contro l’autonomia del Consiglio superiore della magistratura ma anche con la separazione dei poteri previsti nella nostra Costituzione. Dunque la vittoria del procuratore, se di vittoria si può parlare in questi casi, è stata totale e dunque Roberto Rossi è stato confermato a pieno titolo alla guida della procura aretina.

Le fasi

La vicenda ha fatto registrare, oltre alla decisione del Csm (relatore Pier Camillo Davigo) diverse fasi. Rossi aveva adito il Tar che non aveva accettato il suo ricorso, accolto invece in seconda istanza dal Consiglio di Stato che, prima della decisione di oggi, aveva sospeso le decisioni di Tar e Csm. Nella sentenza, i giudici amministrativi, hanno accolto completamente il ricorso presentato dal magistrato ribadendo che, se pur era vero che la procura aretina seguiva l’evolversi dell’inchiesta su Banca Etruria, era anche certo che l’apertura del procedimento penale per bancarotta fraudolenta e semplice fu successiva alla dichiarazione di insolvenza del febbraio 2016. Si ricorda inoltre che il Csm aveva già aperto una pratica su Rossi sulla presunta incompatibilità del pm poi archiviata nel luglio 2016.

«Il ministro non ha potere»

Poi nell’ottobre del 2019 era arrivata la delibera del Csm che stoppava la riconferma del procuratore di Arezzo, anche se per il Consiglio di Stato il presunto conflitto di interessi non esisteva nei fatti (l’incarico di Rossi era tecnico al Dap) e nei tempi e dunque l’indipendenza del procuratore non poteva essere minimamente messa in discussione. Nel provvedimento del Consiglio di Stato si parla anche del parere negativo alla riconferma del magistrato da parte dell’allora ministro della Giustizia, Alfonso Bonafè. Un giudizio illegittimo in quanto riferito non alle attitudini attinenti alle capacità organizzative, a quelle relative al profilo dirigenziale ma alla presunta «mancanza di credibilità, autorevolezza e indipendenza», che invece spettava al Csm. «In altri termini — si legge nella sentenza — il ministro della Giustizia non ha un generale potere di sindacato intrinseco né di riesame sul contenuto degli apprezzamenti e delle scelte discrezionali del Csm».

1 marzo 2021 (modifica il 1 marzo 2021 | 18:27)

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