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La sentenza Schwazer diventa un caso di scuola: «Approccio rigorosamente scientifico»- Corriere.it

La sentenza Schwazer diventa un caso di scuola Approccio rigorosamente
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La sentenza di Bolzano del Gip Walter Pelino che ha certificato il complotto contro Alex Schwazer rappresenta un mirabile esempio di «approccio rigorosamente scientifico al caso che caratterizza tutto l’iter motivazionale del provvedimento (…), che il giudice ha mostrato nella disamina della vicenda a carico dell’atleta altoatesino, in una materia, come quella del doping, dove non è possibile sottrarsi all’interpretazione e all’applicazione di protocolli e di procedure tecniche di analisi che la comunità scientifica mette a disposizione dell’operatore giuridico per la soluzione del caso concreto (…). Le conclusioni si apprezzano per essere espressione di analisi scientifica e specialistica della materia». A dirlo è la rivista giuridica «Giustizia insieme» attraverso una dettagliatissima analisi delle 87 pagine dell’ordinanza, a firma di Maurizio Ascione, pm a Milano.

La storia giuridica

Nell’articolo viene ripercorsa tutta la storia che ha portato all’archiviazione di Schwazer, accusato di essersi dopato al testosterone, dopo avere vinto l’oro alla Coppa del mondo di marcia a Roma e prima di partecipare ai Giochi olimpici di Rio de Janeiro nel 2016, ma in realtà vittima di una macchinazione che lo ha incastrato e quindi costretto a interrompere bruscamente la carriera. La rivista pende in esame le ragioni che hanno determinato la decisione del Gip Pelino («che realizza un tale sforzo ricostruttivo attraverso la censura, forte, delle tante e gravi carenze nella conservazione e nella gestione del campione di urine di Schwazer, necessario per stabilire la presenza o meno nell’organismo dell’atleta della sostanza dopante»); gli «orrori» che si sono succeduti nella cosiddetta catena di custodia del campione; il metodo scientifico («Il Gip segue un rigoroso percorso di analisi delle possibili cause di presenza della sostanza dopante e , soprattutto, della anomala concentrazione di Dna») e infine la prova logica. Scrive ancora il magistrato Ascione: «Si tratta certo di una prova logica, ma proprio in quanto fondata su un dato concreto, altrimenti non spiegabile, corredato, peraltro, da un serie impressionante di indizi gravi, precisi e concordanti, essa non è meno solida di una prova documentale».

La critica di Wada

Non manca nemmeno la censura nei confronti di Wada, Iaaf e laboratorio di Colonia, i cui comportamenti – dall’inizio alla fine della vicenda – vengono pesantemente stigmatizzati anche dalla rivista «per la loro riluttanza a collaborare e per avere fornito un cattivo contributo al lavoro della magistratura italiana e di quella tedesca, ai fini dell’accertamento delle responsabilità in una vicenda di sicuro interesse nazionale, non soltanto sportivo».

1 marzo 2021 (modifica il 1 marzo 2021 | 19:13)

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