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Inter, un 3-0 (quasi) perfetto. I meriti di Conte portano… alla Champions

Inter un 3 0 quasi perfetto I meriti di Conte portano
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Il successo sul Genoa regala ulteriori notizie positive: il tecnico è stato un ottimo “psicologo” trasformando la pressione per l’addio alla Champions in carica decisiva per la lotta scudetto. E il gruppo è una forza

Stesso risultato, stessa analisi: tra Milan e Genoa l’Inter passa da un 3-0 all’altro. E come sette giorni fa, gli up sono parecchi e i down pressoché nulli. La Juventus ha rallentato e solamente un Diavolo in ripresa contro la Roma ha impedito a Conte di essere (almeno) a +6 sul secondo posto. Non sarà un problema impossibile, penserà il mister. Che rispetto alla concorrenza continua ad avere il bel vantaggio dell’assenza dell’impegno europeo: “La delusione per l’eliminazione dalla Champions, comunque immeritata, ci ha portato a fare un’introspezione capendo che avremmo dovuto alzare il livello per cercare di essere più competitivi”, ha spiegato ieri nel post-match. Un modo elegante per “tradurre” un concetto sposato dai più: l’uscita dall’Europa determina l’obbligo di conquistare lo scudetto.

Protagonisti nerazzurri

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Vero, inutile girarci attorno. Considerando inoltre una rosa profonda e di assoluta qualità. È stato bravo Antonio ad ammorbidire le pressioni – anche mediaticamente – evitando sempre di pronunciare quella parola. È il primo a sapere che i suoi, da un po’, hanno i favori del pronostico. Ed è stato davanti a tutti nel gestire una situazione certamente non facile, quella societaria. I sei punti conquistati nel gruppo B sono un debole ricordo, questo Conte è sempre più nerazzurro. Oggi, l’Inter, parte da lui. Accanto, chi se non Lukaku: l’uomo che il tecnico ha voluto più di chiunque altro non appena messo piede ad Appiano Gentile. BigRom colpisce il Genoa dopo 32’’, contro il Benevento fece addirittura meglio esultando passati 28’’. Numeri (gli ennesimi) stratosferici della sua esperienza a Milano: 18 reti e sei assist in 23 presenze in questa Serie A. In totale, sono 58 e 12 in 82 presenze ufficiali. Romelu è il solito gigante, Lautaro una spalla super che prosegue nel personale magic moment: ieri non ha segnato, ma la prestazione resta comunque da applausi con tre occasioni create e un tackle nel quale c’è tutta la voglia di spaccare il mondo e prendersi questo campionato.

Un gruppo che si vede

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Le note belle proseguono: altra prova positiva per Eriksen, Barella continua a essere una pedina insostituibile e la difesa si conferma un bunker dopo un altro clean sheet (un gol subito nelle ultime sette in A, quello rocambolesco di Milinkovic-Savic nel 3-1 sulla Lazio). Ok Brozovic, comunque sufficiente un Perisic che ha pagato un pomeriggio di leggera stanchezza. Promosse le seconde linee, che mettono sul tavolo un altro merito di Conte. Nonostante l’unica competizione e un undici definito da tempo, l’allenatore riesce a far sentire tutti importanti: Darmian la mette dentro per la seconda volta in stagione (l’altro centro arrivò in Champions, nel 2-3 esterno contro il Borussia Mönchengladbach), Sanchez ha archiviato il mercato invernale e il mancato scambio con Dzeko e mostra un sorriso grande così con il guizzo del 3-0 finale. Sorrisi, appunto. Quelli che da un po’ accompagnano la corsa dell’Inter: le eliminazioni da Champions e Coppa Italia sono dimenticate, il rebus societario sembra non toccare la squadra. C’è forse da sistemare l’approccio pronti-via nel secondo tempo (da rivedere sia quello nel derby sia quello di ieri), ma tant’è: la perfezione non esiste, dicono i saggi. Uno come Conte, che continua a non pronunciare la parola “scudetto”. Forse per scaramanzia, perché mai come oggi la sua Inter corre veloce. Velocissima.



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