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“Inutile cercare Sputnik se non si usa bene ciò che c’è”

Inutile cercare Sputnik se non si usa bene cio che
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“E’ inutile che andiamo a cercare lo Sputnik se ancora non siamo in grado di utilizzare al meglio i vaccini che abbiamo a disposizione e se anzi ci precludiamo la possibilità di ottimizzarne l’impiego, per esempio fissando per il vaccino AstraZeneca limiti d’età non giustificati”. E’ la riflessione di Guido Rasi, ex direttore esecutivo dell’Agenzia europea del farmaco Ema, mentre in Italia si infiamma il dibattito sul vaccino russo contro Covid-19. Da un lato c’è chi, accusando l’Ue di tempi troppo lunghi, caldeggia una corsa in avanti come quella di Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca che hanno deciso di importare il prodotto ricorrendo allo strumento dell’autorizzazione d’emergenza; dall’altro chi invece invita alla prudenza, ricordando l’importanza di affidarsi alle procedure Ema in quanto garanzia di efficacia, sicurezza e qualità conforme ai requisiti.


“E’ inutile che andiamo a cercare lo Sputnik – dichiara Rasi all’Adnkronos Salute – se non utilizziamo tutte le dosi distribuite”, con percentuali di somministrazione che – almeno in alcune Regioni della Penisola – appaiono inferiori anche a quelle attese considerando gli accantonamenti necessari a garantire la seconda dose a chi ha già avuto la prima.

Non solo: “E’ inutile che andiamo a cercare lo Sputnik – insiste l’esperto, docente di Microbiologia all’università di Roma Tor Vergata – se non diamo il vaccino AstraZeneca a tutte le età così come ha raccomandato l’Ema”: l’ente regolatorio Ue “ha detto chiaramente che il prodotto si può utilizzare per tutte le persone dai 18 anni in su, senza alcun limite. Limiti che invece l’Italia ha messo e non si capisce perché”, si domanda Rasi riguardo alla decisione dell’Agenzia italiana del farmaco Aifa di indicare per AstraZeneca la soglia massima dei 65 anni.

Sul vaccino di AstraZeneca, Rasi si era già espresso nelle scorse settimane sostenendo l’opportunità di somministrare “una prima dose a tutti” quelli che possono beneficiarne, “senza limiti”. Rimandando il richiamo “a 3 mesi ed eventualmente anche oltre”, così da avere “tutto il tempo e le informazioni utili a capire se dare la seconda dose o no, e a chi”. Seguendo questo approccio, potendo cioè “non mettere da parte la seconda dose” AstraZeneca, si avrebbero ancora più vaccini pronti alla somministrazione.

Senza contare che, fissando ‘paletti’ all’impiego di questo prodotto-scudo, osserva ancora l’ex numero uno dell’Ema, “limitiamo le possibilità di utilizzo di un vaccino di facile distribuzione perché non ha bisogno della catena del freddo”, ossia di essere conservato a temperature fredde o ultrafredde.

Secondo Rasi, poi, “è assolutamente logica la strategia di somministrare alle persone che si sono già ammalate di Covid-19 una sola dose di vaccino” e si dichiara “assolutamente d’accordo” con quanto prospettato ieri da Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità (Css), che durante la conferenza stampa sul nuovo Dpcm ha annunciato per oggi l’arrivo di una circolare del ministero della Salute che ufficializzerà questa nuova indicazione, dopo i pareri espressi in merito sia dal Css sia dall’Agenzia italiana del farmaco Aifa.

“Penso che sia giusto dare una singola dose di vaccino a chi ha già contratto l’infezione”, spiega Rasi all’Adnkronos Salute. E “penso che sarebbe logico prevedere la somministrazione di questa dose a 6 mesi dalla guarigione. Si tratta di un’indicazione corretta – precisa l’esperto – anche per ottimizzare il piano vaccinale utilizzando al meglio le dosi che abbiamo e che avremo a disposizione”.





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