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«Condizioni disumane e lesive della dignità»- Corriere.it

Condizioni disumane e lesive della dignita Corriereit
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Il decreto del delegato pontificio ingiungeva a fr. Enzo Bianchi di trasferirsi a Cellole senza sapere n identit n numero dei fratelli e delle sorelle che sarebbero andati a vivere con lui. Nel contratto di comodato – rende noto lo stesso Bianchi – si prevede che l’Associazione Monastero di Bose, nel suo rappresentante legale fr. Guido Dotti, pu cacciare da Cellole in ogni momento, su semplice richiesta e senza motivarne le ragioni, fr. Enzo Bianchi e quanti vi risiedono con lui. Il contratto di comodato d’uso concede gli edifici del priorato di Cellole stralciando per intenzionalmente i terreni annessi all’edificio e necessari per la coltivazione, per l’orto e per la provvigione dell’acqua durante l’estate. Si dichiara che ai monaci e alle monache di Bose che vivranno a Cellole vietato non solo fare riferimento a Bose, ma anche affermare di condurre vita monastica o cenobitica: potranno semplicemente definirsi come coloro che danno assistenza a fr. Enzo Bianchi, pertanto ridotti a meri “badanti”, denuncia ancora Bianchi spiegando le motivazioni per le quali rimasto a Bose e definendo queste condizioni disumane.

Bianchi scrive anche: Dall’inizio di febbraio, ho ricominciato la ricerca di una dimora in cui poter vivere la vita monastica e praticare l’ospitalit come sempre ho fatto tutta la mia vita a Bose: alla mia vocazione non intendo rinunciare. Non ho nulla in pi da comunicare almeno per ora. Giudicate voi!.

6 marzo 2021 (modifica il 6 marzo 2021 | 22:01)

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